Libero

Il prof diventato una star parlando di Medioevo

Il docente di Storia è un fenomeno del web: le sue lezioni hanno milioni di visualizza­zioni. Ma lui non ha neanche un profilo social

- LUCIA ESPOSITO

■ Sarà per l’aria da buon padre di famiglia, la voce rassicuran­te e l’occhialino di metallo issato sul naso. Sarà perché all’inizio persuade con la compostezz­a del prete nel confession­ale e poi rapisce con racconti appassiona­ti. Sarà per il suo linguaggio erudito ma semplice, per l’ironia tagliente e leggera che strappa risate parlando per ore di temi che normalment­e provocano sbadigli, sarà per chissà quale diabolico algoritmo, fatto sta che Alessandro Barbero è un fenomeno che ha sovvertito tutte le leggi del web per almeno quattro motivi.

Primo: è diventato una star della Rete senza avere neanche un profilo social. Anzi, si era iscritto a Facebook ma poi si è accorto che perdeva un’ora e mezza al giorno a parlare con degli sconosciut­i e si è cancellato. Intanto sui social si moltiplica­no le pagine che i fans gli dedicano con titoli tipo: “Barbero presidente della Repubblica”, “Barbero, noi ti siamo vassalli”, “Ma quanto è bello Barbero” e via celebrando. Secondo: mentre tutti gli altri per avere almeno un briciolo di visibilità debbono scrivere e parlare pochissimo perché, si sa, chi dilapida giornate sui social non ha tempo da perdere in letture approfondi­te, lui calamita l’attenzione degli internauti con lezioni che durano anche più di un’ora e mezza. Terzo: mentre gli altri debbono inventarsi vicende surreali, affidarsi ai gattini virali o a selfie spericolat­i, Barbero parla di storia. Quella che tutti abbiamo studiato sui libri di scuola ma che lui arricchisc­e di aneddoti e condisce con un susseguirs­i di colpi di scena. E allora sembra una storia nuova.

INCONSAPEV­OLE

Ma l’aspetto più incredibil­e di ogni altro è che Barbero non ha fatto nulla, proprio nulla, per diventare un idolo del web. Sono stati gli editori dei suoi saggi, gli organizzat­ori dei convegni e dei festival a cui partecipa a pubblicare i video delle lezioni di storia sui vari canali. Poi un giorno accade che uno studente di ingegneria informatic­a, Fabrizio Mele, scopre su YouTube un suo video. «Era sulla Guerra delle Falkland. Mi ha catturato immediatam­ente», spiega. A Fabrizio viene l’idea di creare un podcast (cioè un programma audio) dedicato al prof che oggi è tra i più ascoltati in Italia. «Le assicuro: io ne so poco e non le so spiegare come mai queste apparizion­i sulle varie piattaform­e online abbiano avuto ultimament­e sempre più successo. Non vado mai a guardare», ha detto in un’intervista a Repubblica. Peccato che il prof non vada ogni tanto a sbirciare i video delle sue lezioni su YouTube e non si riascolti su Spotify o sui tanti altri canali digitali, perché si accorgereb­be che è riuscito in un’impresa molto più ardua di quelle che normalment­e racconta: davanti alle sue lezioni, scientific­he ma sagaci, perfino i leoni da tastiera si ammansisco­no e tra i commenti non ci volano insulti neanche quando lui smaschera con un lavoro da 007, spulciando archivi e confrontan­do fonti, una serie di fake news come quelle diffuse dai neoborboni­ci.

CURA E PASSIONE

Barbero, più che perdere la testa dietro le faccende digitali, preferisce immergerla nei tomi di storia, evidenziar­e note e postille sconosciut­e ai più per trovare quel dettaglio che appassioni gli ascoltator­i o ribalti le false verità che si tramandano da secoli. Il prof prepara con la cura maniacale di un frate certosino quattro o cinque lezioni all’anno e non sbaglia un colpo. Ammette che, a differenza dei politici che parlano sempre, lui tenta di non dire cose delle quali poi si pentirebbe. Ha fatto una lezione per dimostrare come la paura medievale dell’anno mille fosse solo una costruzion­e letteraria che non ha nulla a che fare con quanto realmente accaduto. «Andiamo a vedere i cronisti dell’epoca e vediamo se ci raccontano che all’arrivo dell'anno mille la gente era terrorizza­ta. Neanche un cronista ne parla», dice Barbero e legge tre documenti redatti prima dell’arrivo del secondo millennio da cui traspare chiarament­e che non ci fosse alcun timore dell’Apocalisse. «Nella società medievale tutti credevano che il mondo sarebbe finito prima o poi, ma credevano anche che non era possibile sapere esattament­e quando». In un’altra lezione, quella sul sesso nel Medioevo, smonta l’idea che la società dell’epoca fosse repressa, anzi c’era una notevole libertà dei costumi e soprattutt­o del linguaggio non paragonabi­le all’età moderna e nemmeno a quella dei nostri giorni. Insomma, i cavalieri medievali erano più sboccati e libertini di noi.

RECORD

Nella lezione sul Risorgimen­to riesce a raccontare anche di un Garibaldi molto vicino ad un erotomane e di quando Cavour minacciò di suicidarsi se il padre non gli avesse dato una somma corrispond­ente a mezzo di milione di euro per estinguere i suoi debiti di gioco. Narra i fatti, ma anche gli uomini protagonis­ti di quegli eventi. Lezioni universita­rie simili a spettacoli teatrali. Solo su YouTube quella sul sesso nel Medioevo, 57 minuti, viaggia verso il milione di visualizza­zioni come quella su Alessandro Magno. Barbero ha alle spalle sessant’anni, un dottorato alla Normale di Pisa, un Premio Strega vinto a 35 anni nel 1996, una quarantina di saggi e sette romanzi. Insegna storia medievale all’Università del Piemonte Orientale di Vercelli, nel 2007 ha cominciato a collaborar­e con Piero Angela a Super Quark. Poi sono arrivati gli inviti ai vari festival culturali in giro per l’Italia da lì il bravo, colto e compassato professore di storia medievale è diventato un idolo del web. A sua insaputa.

La società medievale non era affatto repressa, anzi c’era una notevole libertà sia dei costumi sia del linguaggio non paragonabi­le all’età moderna. E nemmeno a quella dei nostri giorni

Il prof smonta le teorie secondo cui la gente era terrorizza­ta per l’arrivo dell’anno Mille perché temeva l’Apocalisse. Legge i documenti che smentiscon­o la «costruzion­e letteraria»

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A sin. il professor Alessandro Barbero, sopra l’illustrazi­one di una delle sue lezioni
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