Libero

La critica d’arte Mina Gregari e la moglie gelosa di Roberto Longhi

- OTTAVIO FABBRI

■ Firenze, inverno 1958. Mina Gregari era già considerat­a la miglior allieva di Roberto Longhi, e quindi, per quella quasi certa equazione di obliqui rapporti fra studiosi, scrittori, e storici dell’Arte, era diventata per la scrittrice Anna Banti, consorte del prestigios­o professore, la peggior frequentat­rice di casa Longhi. Una antipatia rinforzata dalle formidabil­i qualità della suddetta Mina, detta anche dagli amici-nemici «Mina vagante».

Quel giorno a Firenze pioveva a dirotto ed io dodicenne ero in cucina con il mio omonimo Ottavio, cameriere della casa, e con la moglie Irma che mi preparava per la merenda pane tostato con olio. Veramente diluviava. Salgo intanto nello studio della zia Lucia, così da me chiamata per suo affettuoso volere. Fuori dalla finestra tuoni e lampi e zia Lucia si alza per dare una occhiata fuori dalla finestra sul viale della villa. «Ancora quella...». Intanto si sente suonare più volte il campanello di casa. «Lucia!», voce di Longhi. «Mi pare che abbiano suonato alla porta di casa». «No, no Roberto. È il temporale». Temporale che intanto si abbatteva a scrosci sulla giovane Mina Gregari, arrivata in bicicletta, fradicia sotto quintali d’acqua scrosciant­e anche dalle grondaie di Villa li Tasso.

Altra occhiata della Banti dalla finestra. «Se ne è andata». Nonostante tanta acqua dal cielo e ostilità in terra, Mina Gregari oggi novantenne è una autorità assoluta nella critica d’arte del Seicento italiano. Un successo personale di Longhi fra ogni genere di intemperie.

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