Libero

Mille tormentoni, solo uno buono

Rime «Cuore/Amore» e testi imbarazzan­ti. Ma il «Karaoke» della Amoroso ha un suo perché

- FABRIZIO BIASIN

■ Fino a un mese fa eravamo tremendame­nte preoccupat­i: mancavano i tormentoni. Non c’erano, nessuno osava, tutti si marcavano a vista come per dire «fai uscire il tuo brano così, nell’anno del covid, danno a te dell’insensibil­e e io mi becco gli osanna». Poi l’estate delle restrizion­i si è piano piano trasformat­a nell’estate del «mah, ognuno faccia un po’ come crede» e, infatti, concerti a parte, alla fine si balla, si magna e ci si accalca come se niente fosse (non ovunque, ma quasi). E, sì, in un amen sono spuntati come funghi prataioli i tipici stornelli stagionali.

Signori, guardiamoc­i in faccia: mai come quest’anno ci troviamo di fronte a un ventaglio di offerte da leccarsi i baffi. Le radio ci bombardano, i lungomare sono invasi, in più siamo tutti (più o meno) in Italia e, quindi, ci tocca ascoltare gli stornelli tricolori anche controvogl­ia e, oh, la caratteris­tica comune è una e una sola: son quasi tutti brutti da far spavento. Beh, no, cioè, non è vero, perché alcuni sono addirittur­a brutti che ti vien voglia di strapparti le orecchie, ma non saremo noi a dirvi quali, un po’ perché ognuno c’ha i gusti suoi, un po’ perché siamo pavidi e non ce la sentiamo di fare incazzare questo e quello. E allora eccoci qui a giocare al grande gioco del tormentone, cosicché voialtri vacanzieri possiate decidere qual è il vostro preferito.

In ordine completame­nte sparso partiamo dalle sonorità di A un passo dalla luna di Rocco Hunt e Ana Mena. Guardo il cielo e proprio lì una stella cade/ Tu che balli appena uscita da un locale/ Dopo un po’ la timidezza ti scompare/ E ci troviamo a riva, soli a fianco al mare. Trattasi in pratica di classico incontro tromberecc­io estivo, camuffato da un velo di romanticis­mo fittizio. A questo proposito il passaggio finale è esemplare: Che bella questa sera, stasera, oh-oh/ Un sogno che si avvera, avvera, oh-oh/ Perché io sono pazza, pazza di te. E cosa pensate che sia ’sto «oh oh»? Stanno forse mangiando il gelato? Suvvia, dai, non siate ingenui.

Da un romanticon­e all’altro, tocca a Irama con Mediterran­ea. Nella bocca una melodia/ Gli occhi che rincorrono/ Un bagliore in mezzo a una via/ Delle labbra che scorderò/ Mentre il vento soffierà via/ Anche l'ultimo falò. E fin qui si capisce quasi nulla, ma poi... Mi calma se questo è un rodeo/ Ci penserà il karma, dai, oh/ Fa caldo e ti cala il pareo. Ecco, le cala il pareo e si alza lo scirocco.

Ma passiamo alle chicche di questa calda estate/tra un piatto di polpo con patate/e du’ brocche di limonate (ci abbiamo provato anche noi, pardon). Ecco a voi la straordina­ria Non mi basta più di Baby K con la straordina­ria partecipaz­ione di Chiara Ferragni. Dolce amaro curaçao/ Già mi avevi al primo ciao (ciao)/ Tu fra queste bambole sembri Ken/ Ti ho in testa come Pantene. Bene, la signorina Baby K preferisce saltare i preliminar­i e va subito al sodo. Occhio però che Ken, là sotto, è proverbial­mente piatto e pentirsi è un attimo.

Attenzione a Elodie, gran regina dei tormentoni 2020 con ben due presenze: lasciamo da parte Guaranà e ci concentria­mo su Ciclone. Sottovoce dirti "Sì"/ Sottovoce dirti "Sì"/ Sottovoce dirti "Sì"/ Stanotte solamente/ Sottovoce dirti "Sì"/ Sottovoce dirti "Sì"/ Mi sfiori appena/ Sei un brivido sulla mia schiena, ah/ Ah, ah, ah, ah/ Ah, ah, ah, ah/ Ah, ah, ah, ah. Così a sensazione, ci danno dentro anche qui.

Ma, attenzione, il meglio deve ancora venire perché è il turno de La Isla di Giusy Ferreri ed Elettra Lamborghin­i. Ebbene, la loro canzone parla di cambiament­i climatici e di equilibri geo-politici nella zona del Corno d’Africa. Non è vero, anche qui c’è di mezzo della «zumba». Ay papi non mi paghi l'affitto/ Vogliamo fuggire e aprire un bar solo Mojito. Le due chiariscon­o subito la questione: papi, paga ’sto affitto o levati dai maroni. Poi però subentra il romanticis­mo: La notte mi parli piano/ La isla è lontana, che importa se/ Tu mi fai cantare/ Ti giuro non ho più bisogno di niente/ Mi fai cantare. Lui la fa cantare come un usignolo... ci siamo capiti.

Veniamo infine al piatto forte, ovvero al Karaoke di Alessandra Amoroso insieme ai Boomdabash. Se ho voglia di ballare/ Un reggae in spiaggia/ Voglia di riaverti/ Qui tra le mie braccia/ In una piazza piena/ Per fare tutto quello che non si poteva. «Non si poteva», nel senso che ora si può. E infatti: Ho voglia di ah ah ah ah ah/ Ho voglia di ah ah ah ah ah/ Ho voglia di ah ah ah ah ah/ Karaoke Guantana

mera. Due consideraz­ioni: 1) Con «ah ah ah» la Amoroso, a sensazione, non intende «Facciamoci due risate». 2) Il termine «Guantaname­ra» serve solo per completare l’assonanza con «Per fare tutto quello che non si poteva». Cioè, potevano chiudere pure con «Karaoke Marilena» che andava bene lo stesso.

D’accordo, sì, la sensazione è che quest’ultimo brano pur non potendo ambire all’ipotetico «premio De André» al bel testo, sia destinato comunque a restare. Sarà per quel «ah, ah, ah, ah, ah» ipnotico che un filo ti fa ingrifare.

Inutile consideraz­ione finale: avremmo voluto fare l’analisi del testo anche degli altri brani protagonis­ti dell’estate, da Balla per me di Tiziano Ferro e Jovanotti, a Paloma di Fred De Palma e Anitta, fino a Autostop di Shade e altre ancora, ma non c’è più spazio e comunque Guantaname­ra.

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Alessandra Amoroso con i Boomdabash autori del tormentone di quest’esate, “Karaoke”

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