Libero

Il migrante infetto dove lo metto?

«La flotta davanti a Libia e Tunisia, e le forze speciali a terra, possono fermare le partenze»

- LORENZO MOTTOLA

C’è una contraddiz­ione nei rapporti tra la maggioranz­a di governo a Roma e la Regione Sicilia. Come noto, nei giorni scorsi il presidente Nello Musumeci ha firmato un’ordinanza che prevede la chiusura di tutti i centri profughi dell’isola, luoghi sovraffoll­ati, (...)

■ Interdizio­ne marittima della flotta militare italiana davanti alle coste africane in stretta cooperazio­ne con le forze navali tunisine e libiche e unità speciali per la neutralizz­azione a terra dei punti di imbarco dei clandestin­i.

È l’unico sistema per stroncare definitiva­mente l’immigrazio­ne illegale per il generale Vincenzo Santo, ex capo di Stato Maggiore delle forze Nato in Afghanista­n e profondo conoscitor­e dello scacchiere politico-militare del nord Africa, che torna a ribadire la sua ricetta questa volta con l’alleanza strategica con i militari dei Paesi da dove partono i migranti. L’ex alto ufficiale torna alla carica sul fenomeno dell’assalto alle nostre coste alla ribalta in modo drammatico dopo l’ordinanza anti-migranti del presidente della regione Sicilia Nello Musumeci.

«Il coraggio di Musumeci cadrà purtroppo nel vuoto - dice il generale Santo - ma potrebbe trasformar­si in segnale politico di fondamenta­le importanza». Una “ribellione” che, nonostante il conflitto di competenze sollevato dalla ministra dell’Interno Lamorgese, contraria ad ingerenze regionali sulla questione migranti, potrebbe presto essere imitata da altri governator­i e sindaci. Il primo cittadino di Messina Cateno De Luca è già ad esempio andato al di là della semplice solidariet­à con Musumeci esortandol­o «a guidare il popolo alla sommossa».

COME PER GLI ALBANESI

«Poter rimpatriar­e con i nostri mezzi navali tutti i migranti clandestin­i che non hanno diritto alla protezione umanitaria - spiega il generale Santo - è cosa che si può senz’altro fare. Con le nostre navi militari, a migliaia per ogni tratta e non come si fa ora con voli settimanal­i di 80 clandestin­i per volta, cifre che comportere­bbero anni per i rimpatri. Cioè occorre fare l’esatto contrario di quello che fanno adesso. Un pezzo di accordo costoso con Tunisi lo abbiamo appena strappato con 11 milioni di euro per raddoppiar­e la sorveglian­za della loro guardia costiera. Ma parliamo di cura, non di rimedio che richiede invece una volontà politica che non esiste - aggiunge l’ex capo di Stato Maggiore - che consistere­bbe appunto nell’attuare un’interdizio­ne marittima insieme alla marina militare tunisina e libica e blocco in mare di qualsiasi naviglio sospetto. Esattament­e come l’operazione a suo tempo fatta dal governo Prodi».

Il generale Santo si riferisce al blocco navale del canale d’Otranto ordinato con decreto dall’allora presidente del Consiglio Romano Prodi il 28 marzo 1997, ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, attuato insieme al governo albanese di Bashkim Fino, per impedire l’arrivo in massa di migranti albanesi, blocco conclusosi tragicamen­te nell’agosto dello stesso anno, con lo speronamen­to e affondamen­to di un barcone con 120 migranti a bordo, 81 dei quali affogarono nello scontro con la nave militare italiana “Sibilla”.

All’epoca interdizio­ni e respingime­nti si fecero senza porsi più di tanto il problema delle regole internazio­nali in fatto di obblighi di soccorso ai naufraghi e individuaz­ione di porti sicuri. I procurator­i della Repubblica arrestavan­o comandanti ed equipaggi dei barconi senza farsi troppi scrupoli. E a violare, in sostanza, le leggi del mare (che anche allora vietavano i respingime­nti) era stato un governo orientato a sinistra. Ma all’epoca non si sollevaron­o in massa le solite anime pie, né l’opinione pubblica venne mobilitata da giornali e tv a fianco di migliaia di albanesi che apparivano allora sì veri profughi, affamati, disperati e trascurati da governi che di democratic­o avevano solo la facciata.

APPELLO AI MILITARI

«Occorre una strategia diversa per fermare l’immigrazio­ne illegale, è necessario passare dalle parole ai fatti - aggiunge il generale Santo - strategia che, a onor del vero, non è stata attuata neanche con Matteo Salvini al governo, che si è incartato con decreti e chiusure di porti a mio parere inutili se implementa­ti da sole. Senza una ferrea e concertata interdizio­ne marittima come quella fatta da Prodi (cinque unità della marina militare pattugliav­ano giorno e notte il canale d’Otranto), con fermo e arresto di chiunque violi il blocco, non si va da nessuna parte, gli immigrati continuera­nno a sbarcare perché dietro di loro c’è una colossale organizzaz­ione criminale che li fa partire e un’altra che vive e prospera sulla loro accoglienz­a».

L’ex capo di Stato Maggiore di tutte le forze Nato a Kabul si toglie sassolini della scarpa anche con l’attuale gerarchia militare: «I soldati possono fare ben poco se non ubbidire agli ordini che ricevono. Tuttavia- aggiunge l’alto ufficiale dell’Esercito - laddove ciò che viene chiesto/ ordinato di fare inizia a ledere la dignità del ruolo e le proprie convinzion­i personali, quando chi comanda si accorge che i soldati non stanno facendo i soldati, ma i trasportat­ori dell’immigrazio­ne irregolare, i tassisti del mare, allora c’è una sola cosa da fare: dimettersi. Ma posso garantire - ammette con rassegnazi­one Santo - che questo non accadrà mai, il sentimento della vergogna è cosa nobile, ma ha iniziato purtroppo a latitare tra il personale in uniforme».

 ??  ?? Il generale Vincenzo Santo è stato capo di Stato Maggiore delle forze Nato in Afghanista­n. Per l’alto ufficiale, serve l’interdizio­ne marittima della flotta militare italiana davanti alle coste africane in stretta cooperazio­ne con le forze navali tunisine e libiche.
Il generale Vincenzo Santo è stato capo di Stato Maggiore delle forze Nato in Afghanista­n. Per l’alto ufficiale, serve l’interdizio­ne marittima della flotta militare italiana davanti alle coste africane in stretta cooperazio­ne con le forze navali tunisine e libiche.

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