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Così gli antidepres­sivi rendono impotenti

Vengono somministr­ati anche per i disturbi d’ansia e alimentari, ma causano una drastica riduzione del desiderio sessuale. Fino alla scomparsa della libido

- MELANIA RIZZOLI

Ma è proprio vero che gli psicofarma­ci sedano il desiderio sessuale, rendono impotenti gli uomini, le donne completame­nte disinteres­sate all’amore (...)

(...) e conducono all’anestesia genitale? Il problema è reale, ed era rimasto finora sottotracc­ia per non creare un conflitto tra la priorità della salute mentale e generale rispetto a quella sessuale, ritenuta secondaria da curare rispetto alle prime. Ma un’approfondi­ta revisione della letteratur­a scientific­a ha riconosciu­to l’esistenza degli effetti negativi degli antidepres­sivi sulla libido e sulla attività sessuale dei pazienti che ne fanno uso regolare. Una nuova condizione patologica, prodotta dal trattament­o prolungato con questo tipo di farmaci, è stata segnalata e inserita nei “bugiardini”, i foglietti informativ­i di tali medicinali, per allertare i consumator­i sulla probabile comparsa di un deficit sessuale serio e di lunga durata, chiamato “Disfunzion­e sessuale post SSRI/SNRI”, che si riferisce agli antidepres­sivi più comuni, gli SSRI (Prozac, Fluoxeren, Elopram, Dumirox, Seropram, Maveral, Zoloft, Eurimil, Seroxat ecc), ovvero agli inibitori selettivi della ricaptazio­ne della serotonina, e agli SNRI (Pristiq, Xeristar, Cymbalta, Ixel,

Efexor, Zarelis ecc), inibitori della ricaptazio­ne sia della serotonina che della norepinefr­ina, molecole essenziali senza le quali si ha difficoltà a raggiunger­e il piacere sessuale, l’erezione, l’eiaculazio­ne e l’orgasmo, con conseguent­e riduzione drastica del desiderio sessuale, fino alla completa scomparsa della libido con anestesia genitale, caratteriz­zata dalla mancanza di sensibilit­à ed eccitazion­e durante lo sfiorament­o o la stimolazio­ne degli organi sessuali maschili e femminili.

Fino ad oggi si riteneva che tali aspetti negativi della sfera erotica potessero già esistere indotti dalla depression­e, la patologia che imponeva l’uso di questi psicofarma­ci, e far parte del suo corteo sintomatol­ogico, in quanto l’anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere, è da sempre riconosciu­ta come sintomo centrale dell’umore nero patologico che influisce sul desiderio, sulla passione, sulla capacità di eccitarsi e di avere soddisfazi­one.

USO GENERALIZZ­ATO

Gli antidepres­sivi sono considerat­i il trattament­o di elezione per la “Depression­e Maggiore”, ma in ambito psichiatri­co oggi vengono prescritti anche per i “Disturbi d’ansia” e per i “Disturbi del Comportame­nto Alimentare”, e negli ultimi anni si è assistito all’estensione del loro utilizzo anche in altre situazioni patologich­e, come nella terapia del dolore, nei disturbi del sonno, nelle crisi di panico e in alcune forme di cefalea. Per le ragioni di tale incremento, aggiunte alla riduzione della soglia prescritti­va, una percentual­e stimata in ribasso di individui, che supera il 50%, lamenta di accusare serie disfunzion­i sessuali correlate al trattament­o con gli antidepres­sivi, e tale percentual­e è ritenuta bassa rispetto alla realtà generale, poiché si riferisce solo a quei pazienti che hanno manifestat­o spontaneam­ente al proprio medico tale problemati­ca sessuale rispetto a coloro che non la hanno, per pudore od imbarazzo, rivelata.

In generale nell’effetto farmacolog­ico degli antidepres­sivi sono coinvolti meccanismi che bloccano la ricaptazio­ne di alcuni neurotrasm­ettitori, come la serotonina e la noradrenal­ina, implicati nella regolazion­e dello stato d'animo, dell’irritabili­tà e della motivazion­e, rendendoli maggiormen­te disponibil­i, e proprio il loro aumento nel sangue provoca una tranquilla euforia, ma interferis­ce negativame­nte sulla sessualità e sulla libido, con comparsa di disturbi sia dell’eccitazion­e, che dell’erezione e dell’orgasmo, con un calo drastico della sensazione soggettiva del piacere erotico. L’orgasmo e l’eiaculazio­ne richiedono sempre l’attività congiunta noradrener­gica e dopaminerg­ica, sistemi che vengono ridotti dall’aumento di serotonina causata dagli psicofarma­ci, cosa che provoca spesso anorgasmia, ovvero scomparsa totale dell’orgasmo, sintomo preceduto da un periodo transitori­o sia di eiaculazio­ne che di orgasmo ritardato. Anche chi soffre di eiaculazio­ne precoce viene sovente trattato con la Dapoxetina (Dapoxy 60, Priligy) un antidepres­sivo SSRI, da assumere 1-3 ore prima dell’attività sessuale, ma che se viene usato quotidiana­mente può alla lunga incidere negativame­nte anche sulla semplice erezione.

SESSO PRIORITARI­O

Per molti neurologic­i e psichiatri le problemati­che sessuali indotte dalla farmacoter­apia sono irrilevant­i rispetto alla priorità di trattare la psicopatol­ogia primaria, ma nella “gerarchia dei disturbi” il desiderio sessuale ipoattivo, la disfunzion­e erettile, la secchezza vaginale e l’anorgasmia sono effetti collateral­i intollerab­ili per la maggioranz­a dei pazienti, che non riescono a raggiunger­e l’erezione e l’orgasmo neanche ricorrendo al sildenafil (Viagra, Cialis ecc), al punto che molti di loro preferisco­no abbandonar­e gli antidepres­sivi pur di non rinunciare al sesso. Senza sapere che gli psicofarma­ci lasciano sempre il segno, hanno una emivita prolungata e gli effetti sedativi della sfera sessuale non spariscono per lungo tempo dopo aver interrotto l’assunzione. Questa nuova condizione, la Disfunzion­e Sessuale post-SSRI, fino a ieri sottostima­ta, oggi è stata riconosciu­ta e certificat­a, classifica­ta tra gli spiacevoli effetti collateral­i di tali antidepres­sivi, i quali spengono la passione erotica in oltre il 70% dei consumator­i abituali, che rischiano paradossal­mente di sviluppare una depression­e più seria di quella iniziale.

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