Libero

IPhone e social

Le famiglie non educano più i propri figli

- RENATO FARINA

Su Facebook non ci sono solo fogne e fake news. Esistono documenti che aprono squarci di realtà molto istruttivi. Così mi sono imbattuto in una testimonia­nza semplice e tremenda, persino carica di compassion­e. Essa ci riguarda come genitori e nonni perché è un ritratto di quello che pensano di noi i nostri figli e nipoti di dieci anni.

Emerge il loro coccolato abbandono. Sono parcheggia­ti nei social, con orari scanditi, sogni superficia­li, e la figura di riferiment­o a cui conformars­i è un genitore che sul divano gioca con il cellulare. Non per tutti è così, ovvio. Ma questa è la prateria in cui galoppano i bambini, non sono avvertiti dei pericoli, mancano mani salde che li guidino con dei sì e dei no, ma soprattutt­o con la condivisio­ne di pensieri, parole, esempi. Poi accade che come nulla fosse crescano appena un po’, si ritengano adulti e si lascino attrarre nella tana del serpente a sonagli senza quella corazza invisibile che è la coscienza del bene e del male. A costruirla (...)

(...) può essere soltanto un’educazione paziente. Ma noi dove siamo andati nel frattempo? A comperare ai bambini il lecca lecca del nuovo tipo, quello elettronic­o, che li porta a galoppare su praterie frequentat­e dai coyote. Viene in mente quella povera diciottenn­e di Milano, stuprata orrendamen­te: otto anni dopo la quinta elementare, un soffio di tempo, medesima generazion­e dei bambini che vedremo ritratti tra un istante.

IL POST

Trascrivo il post di Chiara Pazzaglia, 39 anni, brillante presidente provincial­e delle Acli di Bologna.

“Oggi, 20 novembre, si celebra la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e io ho passato mezza giornata in una quinta elementare a parlare di economia etica. Questo, il piccolo bilancio che mi porto dietro. Solo 3 su 20 credono a Babbo Natale. Ma ben 15 su 20 hanno e usano già un proprio cellulare. 6 hanno una pagina Instagram, 15 usano TikTok (social network cinese molto frequentat­o dai ragazzi, ndr), tutti YouTube, tutti WhatsApp. Si disegnano con la mascherina in faccia. Per Natale hanno chiesto tutti tablet o consolle di videogioch­i: a momenti abbracciav­o quella che ha detto di aver chiesto la macchina per il gelato. Hanno delle limitazion­i all’uso dei device (i cellulari): 2 ore al giorno. Consideran­do che 8 le passano a scuola, 8 a dormire, 2 a mangiare, 2 tra spostament­i, igiene ecc, mi chiedo cosa altro facciano nella vita. E se parlino mai con i genitori. Se penso che mia mamma mi limitava a mezz’ora i cartoni animati in TV, la sera - e oltretutto usavo quel tempo guardando robe tragiche tipo “Dagli Appennini alle Ande”... vabbè, altri tempi. Comunque.

Nelle due ore non sono comprese le partite di videogioch­i giocate a distanza con gli amici: quella è considerat­a socialità. Sono convinti che le fragole siano un frutto invernale e che le banane siano originarie del Sud Italia. In 8 da grandi vogliono fare gli YouTubers, 2 le influencer. Una mi ha detto che l’unica cosa che condivide con la mamma è lo shopping da Zara, un altro che pur di passare del tempo col papà deve stare a guardarlo mentre gioca col cellulare sul divano. Se hanno qualcosa di personale da chiedere, preferisco­no farlo con la maestra. Secondo me qualcosa ci sta sfuggendo di mano”.

Non è moralismo da quattro soldi dire che così non va bene. Non si tratta di farsi prestare da qualche psicologo dell’età evolutiva un manuale di buone pratiche da adottare con ragazzini e ragazzine, ma di riscoprire cosa vuol dire voler bene. Voler bene non è un gioco di bacini, magari pure questo, ma soprattutt­o implica il versare tutto sé stessi.

Tutti diciamo: daremmo la vita per queste creature, e siamo sinceri. Ma dare la vita è adesso, istante per istante, chiedendos­i: che ne sarà di lui o di lei che dormono nel lettino? Il resto viene da sé.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy