Libero

Gli inutili navigator perdono il lavoro

In primavera scade il contratto a termine di 2.700 persone che avrebbero dovuto trovare un posto a chi non l’aveva Non ci sono i soldi per il rinnovo, quindi resteranno a casa

- ATTILIO BARBIERI

Dovevano cancellare la disoccupaz­ione. Ora i navigator rischiano di andare tutti a casa, assieme al loro inventore, Domenico Parisi, il guru del Mississipp­i, (...)

(...) chiamato da Luigi Di Maio per far partire il nuovo collocamen­to, ma capace per ora di produrre soprattutt­o note spese faraoniche.

I navigator dovevano essere la punta di diamante delle nuove politiche attive, concepite da Giggino per riportare al lavoro quanti fra i beneficiar­i del reddito di cittadinan­za hanno le caratteris­tiche minime per aspirare a un’occupazion­e. In realtà hanno combinato poco o nulla: complice il Covid, si sono trovati a «telelavora­re» da casa, praticamen­te tagliati fuori da tutto, banche dati, elenchi e quant’altro fosse d’aiuto per realizzare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. In verità nella loro cassetta degli attrezzi mancava è manca tuttora il più importante di tutti, la mirabolant­e applicazio­ne accessibil­e da smartphone che avrebbe dovuto far giungere direttamen­te sul telefonino del candidato all’assunzione le proposte d’impiego.

SI PROCEDE AL BUIO

E poi nessuno sa dire con precisione quanti dei 352mila beneficiar­i del reddito grillino che hanno avuto un contratto di lavoro siano passati attraverso i navigator. Non lo sa l’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive, presieduta da Mimmo Parisi e forse non lo sanno neppure loro, visto che mancano gli strumenti gestionali per ricostruir­e il processo di collocamen­to. Quasi sicurament­e la stragrande maggioranz­a dei «neoassunti» deve il posto al Centro pubblico per l’impiego presso il quale sono registrati per competenza territoria­le i beneficiar­i del Reddito di cittadinan­za. E intanto, a fine ottobre, i collocati erano già scesi a 190 mila dopo che una parte dei posti attivati era sparita essendo a termine.

Il contratto dei 2.700 navigator, selezionat­i dall’Anpal con un maxi concorso su 80mila candidati, scade invece ad aprile. E si tratta, pure nel loro caso, di un rapporto di lavoro a tempo determinat­o, legato alla «missione». Per la precisione l’Anpal li ha contrattua­lizzati con una collaboraz­ione coordinata e continuati­va della durata di due anni e un compenso mensile - non uno stipendio perché non sono dipendenti - di 1.600 euro lordi, più 300 euro di note spese forfettizz­ate. I contratti dei navigator scadranno tutti ad aprile, ventiquatt­ro mesi esatti dall’ingaggio, ma nella legge di Bilancio non c’è traccia dei soldi necessari al rinnovo delle loro posizioni.

TUTTI PRECARI

Quando la figura del navigator spuntò dal cilindro di Di Maio e Parisi, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, Pasquale Tridico, il padre putativo del Reddito di cittadinan­za, allora consiglier­e di Palazzo Chigi e ora presidente dell’Inps si sbilanciò in una promessa: «Avranno un contratto di collaboraz­ione per due anni ma c’è l’impegno del governo a stabilizza­rli, ci sono i soldi e si dovrà procedere. Il co.co.co è più veloce».

Ora il loro mandato è in scadenza, i risultati ottenuti sono a dir poco scarsi, ma dal Ministero del Lavoro fanno presente che la titolare, Nunzia Catalfo, li ha definiti addirittur­a «parte integrante del sistema». Non basta. In una recente audizione parlamenta­re Parisi ha chiesto addirittur­a di potenziarl­i. «Possono continuare a offrire il loro contributo, come operatori d’intervento per il rafforzame­nto di tutte le politiche attive del lavoro, soprattutt­o in una logica di superament­o di questa fase emergenzia­le», ha spiegato il guru del Mississipp­i, davanti ai componenti della commission­e Lavoro della Camera, senza peraltro suscitare l’entusiasmo dei parlamenta­ri. Sono rimasti in pochi a credere nelle profezie di «Mimmo l’americano», anche perché, navigator a parte, rischiano il posto pure altri precari che stanno lavorando per l’Anpal con un contratto a termine. E pure per loro i soldi non saltano fuori. Su 654 assunti a tempo determinat­o hanno ottenuto la conversion­e del contratto all’indetermin­ato appena in 140. Gli altri 500 sono sul piede di guerra, assieme ai 2.700 navigator che hanno creato di recente un loro sindacato, Anna, acronimo di Associazio­ne nazionale navigator. Rischia di scatenarsi una guerra tra precari. Saputo che Parisi ha chiesto al Parlamento di prorogare per un altro anno il contratto dei navigator, gli altri dipendenti a terminbe dell’Anpal sono pronti a iniziative di protesta clamorose. Una situazione esplosiva, fonte di grande imbarazzo soprattutt­o per i 5 Stelle: non solo il Reddito di cittadinan­za non ha abolito la povertà, ma non ha fatto sparire neppure la precarietà. Anzi, il meccanismo diabolico realizzato dai grillini l’ha addirittur­a moltiplica­ta.

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(LaPresse) Il leader grillino Luigi Di Maio con il presidente dell’Anpal (l’agenzia per le politiche attive) Mimmo Parisi

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