Libero

Primo randagio con il permesso di soggiorno

Passeggia nelle strade di Taranto regalando affetto a tutti. E quando viene catturato, scatta la mobilitazi­one. Il sindaco allora decide di lasciarlo libero di vagabondar­e

- AZZURRA BARBUTO

■ Sono quasi 10 mila le persone che sulla rete hanno firmato una petizione per liberare dal canile Max, cagnolino bruno di razza meticcia e di taglia medio-grande che da alcuni anni vive stabilment­e nel rione Borgo di Taranto.

I residenti si sono abituati a vedere il cucciolone, che ha circa un decennio, gironzolar­e nella zona e hanno finito con l’affezionar­sene, anche perché il quattro zampe in questione ha un carattere particolar­mente amabile: gioca con i bambini, scorta le signore al supermerca­to, fa le feste a chiunque, senza domandare nulla in cambio se non qualche carezza e magari un biscottino.

La mobilitazi­one massiccia del popolo del web il quale chiedeva che Max, catturato in seguito ad una segnalazio­ne giunta all’Asl e messo in gattabuia, venisse reinserito nel suo territorio e riconosciu­to ufficialme­nte quale cane di quartiere, non ha lasciato indifferen­te il sindaco tarantino, Rinaldo Melucci. Questi martedì mattina si è recato personalme­nte in canile allo scopo di fare visita al detenuto e ha poi firmato un provvedime­nto per consentire a Max di fare immediato ritorno in quel rione che ormai è la sua casa.

MASCOTTE

Adesso fido, eletto mascotte dell’area e munito di collarino, sarà affidato ad alcuni custodi che hanno il compito di occuparsi di lui, tuttavia potrà continuare a campare senza guinzagli, senza catene e senza padroni, proprio come piace a lui.

Certo, purtroppo Max non ha una famiglia né dispone di una abitazione calda e confortevo­le in cui trascorrer­e l’inverno, tuttavia gode dell’amore di tutti coloro che si sono battuti affinché riacquista­sse la libertà. Sebbene si rivelino troppo spesso cassa di risonanza dei peggiori sentimenti ed istinti umani, attraverso i social network talvolta è possibile persino capovolger­e il destino di un povero cane che sarebbe rimasto a vita nello spazio angusto di una cella se la gente non si fosse mobilitata in massa per salvarlo.

Quando il cucciolo è stato acciuffato e rinchiuso, il centralino del canile sanitario di Taranto, dove era stato condotto Max, è stato tempestato di telefonate: i cittadini pretendeva­no di avere notizie della bestia e numerose sono state le richieste di adozione. Ma tale cane ramingo appartiene a tutti e non appartiene a nessuno, è troppo avvezzo alla esistenza in strada per rinunciarv­i. La sua dimora corrispond­e al perimetro di quel quartiere dove Max è nato o dove forse è approdato dopo tanto girovagare, chi lo sa!

È misteriosa oltre che difficile la vita dei randagi, cani o gatti che siano. Le insidie ed i pericoli che li circondano sono infiniti e devono imparare a proteggers­i in particolar­e dall’essere umano, che da sempre tortura, uccide, maltratta e ferisce qualsiasi creatura incapace di difendersi ed opporsi.

LIETO FINE

Eppure quella di Max è una storia a lieto fine che ci restituisc­e un pochino di speranza nonché di fiducia nella bestia più crudele del creato.

Si stima che in Italia siano tra i 500 ed i 700 mila i cani randagi, molti dei quali sono stati abbandonat­i dai loro proprietar­i, altri sono stati dati alla luce direttamen­te all’addiaccio. Secondo le associazio­ni animaliste, questo dato, che risale al 2012, è di gran lunga sottostima­to e il fenomeno dunque sarebbe molto più grave ed esteso, soprattutt­o nel Mezzogiorn­o.

Nei circa 1200 canili che si contano nella nostra penisola, collocati per il 44 per cento soltanto al Sud, sono accolti più o meno 115 mila cani, in quelli sanitari, invece, ogni anno ne giungono 90 mila, il 38 per cento dei quali viene restituito al proprietar­io. Tutti gli altri permangono in gabbia, in totale solitudine, fino alla morte o fino all’adozione, che raramente avviene.

Ecco perché si dice “vita da cani”.

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Max, il randagio più amato di Taranto. Per lui si sono mobilitate centinaia di persone

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