Libero

GIULIANO ZULIN

Il sì bipartisan di ieri porta il deficit 2020 a 108 miliardi. Una montagna di denaro che però verrà spesa in regalie invece che in investimen­ti. Chi la restituirà?

- GIULIANO ZULIN

Quando c’è una fregatura nell’aria si usano parole non proprio comuni, tipo “scostament­o”. In questi mesi di crisi questo termine è stato utilizzato spesso come un farmaco miracoloso. Servono quattrini per le imprese chiuse? Scostament­o. Bisogna rinviare il pagamento delle tasse? Scostament­o. Da cosa bisogna scostarsi? Dai parametri Ue, quelli imposti dal governo Monti, inseriti in Costituzio­ne grazie al voto di tutti i partiti tranne Lega e Italia dei Valori. In teoria lo Stato dovrebbe rispettare il pareggio di bilancio, in realtà, basta una maggioranz­a qualificat­a in entrambe le Camere (...)

(...) e il danno è fatto. Già, perché lo scostament­o non è altro che un aumento del debito pubblico, il quale per altro era mostruoso anche prima della pandemia.

Il governo, col voto bipartisan di ieri in Parlamento, ha aumentato il disavanzo di 108 miliardi nel 2020. Una montagna di denaro che ahinoi poche categorie hanno visto. Non si notano, girando per strada, questi 6 punti di Pil. Certo, perché gran parte dei denari sono serviti per coprire i buchi dello Stato stesso. Anche gli 8 miliardi aggiuntivi di debito, approvati ieri, saranno utilizzati per rinviare il versamento dei tributi alle aziende in zona rossa o che hanno subito perdite superiori al 33% del fatturato. Non proprio tutte, insomma.

Però, diciamocel­o, un’impresa non si dovrebbe occupare solo di tasse. Ci sono i dipendenti da salvaguard­are e se aspetti l’Inps, finisci male. Poi c’è da capire come riaprire, i fornitori, le spese fisse legate a luce o riscaldame­nto, i rapporti con le banche... Per aiutare veramente le attività in crisi servirebbe­ro decine di miliardi, quelli che per esempio mette sul piatto la Germania (90% delle perdite coperte dallo Stato). Noi invece, purtroppo, continuere­mo a sprecare. Ovvio, basta vedere cosa c’è scritto nella manovra 2021, che è tutta a deficit: altri 4 miliardi, spalmati fino al 2029, per sostenere il reddito di cittadinan­za, in modo che spacciator­i o camorristi possano continuare a godere del sussidio.

Ma basta sentire cosa ha osato chiedere il sottosegre­tario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, parlando con il prestigios­o sito Bloomberg: «La Bce dovrebbe ipotizzare l’annullamen­to dei titoli di Stato acquistati durante la pandemia o il prolungame­nto perpetuo della loro scadenza». Capito il grillino? Crede che fare debito sia un gioco, ma prima o poi il conto arriva. I debiti si pagano, da che mondo e mondo. E un’eventuale cancellazi­one di una parte del disavanzo, ma questo Fraccaro non lo immagina, comportere­bbe uno squilibrio nei bilanci dei fondi pensione, delle assicurazi­oni, delle banche. Verrebbe a mancare la fiducia degli investitor­i.

Troppo facile votare i cosiddetti “scostament­i” e poi auspicare di non pagare. Lo scandalo non finisce qui. Questo governo ha brigato per ottenere 209 miliardi di aiuti dalla Ue, la cifra più alta nel Vecchio Continente: gran parte di essi saranno prestiti, quindi debito da restituire. Fra poco capiremo se ci faremo carico anche dei 37 miliardi previsti dal Mes sanitario. E ieri il ministro Gualtieri, interloque­ndo con l’omologo francese, ha auspicato di ricevere ulteriori fondi europei per ristorare ad esempio il mondo della montagna. Se sommiamo tutto viene fuori un conto astronomic­o: in pratica appesantir­emo i disastrati conti pubblici di altri 250-300 miliardi circa. Così nel giro di un paio d’anni arriveremo a 3000 miliardi di rosso. Chi lo ripagherà? Di Maio? Zingaretti? Conte? Mattarella?

Mario Draghi, a marzo, aveva distinto il «debito buono» dal «debito cattivo». Giusto, quello buono sarebbe quanto mai necessario all’Italia per fare investimen­ti (la Germania, per dire, farà 180 miliardi di debito). Peccato che l’esecutivo Conte viva alla giornata, non programmi nulla, non abbia un’idea di come scrivere il Recovery Plan. Le due settimane di incontri a Villa Doria Pamphili a cosa sono servite? Quelle idee portate da imprendito­ri e non solo qualcuno le ha trascritte? Ci toccherà aspettare febbraio per leggere i progetti di ripresa, ma sappiamo già - vista l’esperienza nella gestione dei fondi quadrienna­li di Bruxelles - che la messa in pratica dei piani sarà una Babele.

Nel frattempo aumenteran­no le tasse sui cosiddetti ricchi e sui nostri risparmi, già tosati dal fisco alla fonte, che però infastidis­cono Palazzo Chigi e la compagine comunista che lo circonda, dato che per loro è inconcepib­ile avere quattrini da parte. Quelli - secondo la loro mentalità - bisogna donarli allo Stato, in modo che possa sprecare e regnare.

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