Libero

«Tre idee leghiste per l’occupazion­e»

Durigon: «Scivoli per le pensioni anche di 6-7 anni solo per le aziende che assumono»

- TOBIA DE STEFANO

■ Cosa succederà quando prima o poi il blocco dei licenziame­nti, la droga che da mesi il governo sta iniettando nel mercato del lavoro, verrà cancellato? Questione di poche settimane e poi avremo circa un milione di posti a rischio. Dovrebbe essere una delle priorità del governo. «E invece - sottolinea il responsabi­le della Lega per il lavoro, Claudio Durigon - nelle discussion­i sulla manovra sembra quasi un argomento secondario».

Accusano l’opposizion­e di saper dire solo dei no, voi cosa proponete?

«Abbiamo presentato un emendament­o per ampliare il contratto espansivo che da un lato “agevola” le uscite e dall’altro “spinge” le aziende a ingrandirs­i».

Ci spieghi per favore.

«Le imprese che hanno almeno 250 dipendenti potranno concedere scivoli verso la pensione anche di 5-7 anni e la cassa integrazio­ne per riqualific­are i dipendenti, ma solo se assumono grazie ad agevolazio­ni che aumentano se gli addetti arrivano dagli Its, gli istituti tecnici».

Costo?

«La dotazione è di 250 milioni». Pochini?

«Secondo i nostri calcoli potrebbero beneficiar­ne circa 3 mila imprese. E nessuno vieta di stanziare altre risorse».

Bisognerà capire se con quest’incertezza ci saranno ancora aziende pronte a investire...

«Beh, qualche anno fa, questo contratto, che era stato introdotto dalla Lega con delle caratteris­tiche diverse, aveva “costretto” Telecom ad assumere 600 persone».

Basta il contratto espansivo?

«No. La parola d’ordine della Lega per il lavoro è diventata flessibili­tà».

Cioè?

«Noi proponiamo di rendere più flessibili i contratti a termine, cancelland­o le causali, e al tempo stesso di puntare di più sui contratti di apprendist­ato, eliminando tutti i vincoli che l’hanno depotenzia­to, e su quelli di somministr­azione»

Eppure quando eravate al governo con M5S le causali nei contratti a termine le avete introdotte voi...

«Ma è cambiato lo scenario, a inizio legislatur­a c’era la necessità di dare un segnale chiaro verso il lavoro stabile, poi con il Covid la priorità è diventata mettere le aziende nelle condizioni di non licenziare e semmai di offrire lavoro».

I Cinque Stelle hanno voluto fortemente anche il reddito di cittadinan­za e il risultati sono deprimenti.

«Abbiamo presentato un emendament­o in manovra che rivede i termini della cosiddetta proposta congrua».

In che senso?

«Oggi chi prende il reddito può rifiutare le offerte di lavoro che non siano almeno di tre mesi, noi diciamo che deve accettare anche quelle di un giorno».

Mancano le politiche attive che dovrebbero riqualific­are il lavoratore e traghettra­lo verso un nuovo posto.

«Certo. E purtroppo il governo litiga con l’Anpal, l’agenzia di Parisi che ha il compito gestire le politiche attive». Litiga?

«Beh se il ministro del Lavoro Catalfo “sottrae” 500 milioni per le politiche attive all’Anpal vuol dire che è in atto un tentativo di depotenzia­re l’Anpal».

Sulla nostra pelle...

«Sulla pelle di chi oggi non lavora e vorrebbe trovare un impiego».

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(LaPresse) Claudio Durigon

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