Libero

Il modello Fiera Milano esportato a Bari

- CARLA FERRANTE

■ A marzo era stato criticato dalla stampa, i grillini lo avevano bollato come opera «inutile», ora però, in piena emergenza Covid, si sono accorti che non solo l’ospedale mono Covid costruito nei padiglioni della Fiera di Milano è utile, tanto da invocarne l’apertura, ma è addirittur­a modello da esportare al Sud.

In queste ore, infatti, il prefetto di Bari, Antonella Bellomo ha disposto la «requisizio­ne d’uso temporanea» di alcuni padiglioni e spazi della più famosa Fiera del mezzogiorn­o, quella del Levante per realizzare un ospedale Covid. La struttura requisita sarà trasferita nella gestione emergenzia­le della Protezione Civile e del Policlinic­o di Bari, che provvedera­nno ad allestirla per ospitare 160 malati in terapia intensiva. Il sistema sanitario pugliese è al collasso, secondo il report dell’Anaao Assomed, il sindacato di medici SS, la percentual­e di saturazion­e dei posti letto Covid nei reparti ospedalier­i della Puglia si attesta sul 75%. I dati sono di confronto, regione per regione, dei posti letto nel 2018 e quelli attivati nel 2020 con l’attuale numero dei ricoveri Covid-19, e il quadro che emerge è drammatico.

Ma a mancare non sono solo i letti e le apparecchi­ature medicali ed elettromed­icali salvavita e di pronto intervento, mancano anche medici e personale paramedico, infermieri­stico e OSS. Infatti è di qualche giorno fa la delibera della giunta Emiliano con cui si stabilisco­no i nuovi criteri per contrastar­e la pandemia.

Lo stesso governator­e ha chiesto nuove assunzioni di medici, infermieri, personale sanitario a tempo determinat­o per tre anni, così come di accelerare gli acquisti di attrezzatu­ra, decongesti­onare i pronto soccorso e «contenere i ricoveri ai casi strettamen­te necessari per elevata intensità delle cure nonché per il collegamen­to ospedale-territorio e per la gestione da remoto dei pazienti: l’attivazion­e della piattaform­a H-Casa per la gestione a domicilio dei pazienti e della Control Room in Telemedici­na ».

Una regione che sembrava, fino a qualche giorno fa, rischiare il passaggio dall’arancione al rosso è la Basilicata che invece può tirare un sospiro di sollievo. Resta in zona arancione almeno fino al 3 dicembre. Secondo il report dell’Assomed, la Basilicata, ha una percentual­e di saturazion­e poco superiore al 50%. Anche se dallo scorso 26 ottobre ad oggi ha registrato una forte impennata di casi positivi e di decessi. I positivi sono aumentati da 900 a 5.689, i decessi sono passati da 44 a 131, i ricoveri da 72 a 176. Unico dato in controtend­enza rispetto al resto dell’Italia è l’aumento delle terapie intensive, da 7 a 22. La Basilicata dunque corre ai ripari. Il presidente della Regione, Vito Bardi, ha chiesto al commissari­o straordina­rio per l’emergenza coronaviru­s, Domenico Arcuri, di effettuare uno screening di massa, come fatto in Alto Adige nello scorso fine settimana. Per la Basilicata solo con una mappatura totale, si potrebbe arginare la pandemia. Il governator­e altoatesin­o Arno Kompatsche­r, lo ha spiegato chiarament­e ad una emittente: «Con lo screening di massa sono stati individuat­i oltre 3.000 asintomati­ci, che ora si trovano in quarantena, altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Se non li avessimo individuat­i avremmo rischiato 95.000 contagi».

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