Libero

Primi poliziotti a processo per tortura

Accusati di aver maltrattat­o uno spacciator­e tunisino. Fdi: «Cambieremo la legge»

- ALESSANDRO GONZATO

■ In Italia, per la prima volta, 5 agenti penitenzia­ri finiscono a processo con l’accusa di tortura, reato introdotto a luglio 2017 dal governo Gentiloni. Un ispettore superiore, due ispettori capo e due assistenti capo coordinato­ri del carcere senese di San Gimignano sono accusati a vario titolo di aver provocato «sofferenze acute e fisiche» - così ha stabilito l'udienza preliminar­e - a un 32 enne tunisino detenuto in regime di isolamento per crimini legati allo spaccio di droga.

I fatti risalgono all'11 ottobre 2018. Gli agenti sono stati rinviati a giudizio anche per lesioni e minacce aggravate, falso ideologico e abuso di potere. Secondo il giudice hanno sottoposto il nordafrica­no a un trattament­o «inumano e degradante». Avrebbero usato «il pretesto di doverlo trasferire in un'altra cella al solo scopo di intimidire lui e gli altri detenuti in isolamento». Un filmato della videosorve­glianza, stando al magistrato, lo proverebbe. I poliziotti sostengono invece di aver sempliceme­nte fatto fronte al rifiuto del cambio di cella e al fatto che «le intemperan­ze riguardava­no anche tutti gli altri detenuti». «Avevamo fatto presente», ha dichiarato uno dei legali degli agenti, Manfredi Biotti, «una serie di questioni sulle indagini, sulla situazione, sulla tipologia di reato. Il Gup ha stabilito un mero rinvio a giudizio senza decidere niente, può farlo, e si è rimesso al tribunale». Un medico del carcere, che ha scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi per rifiuto di atti d'ufficio: non ha visitato il detenuto. «Lo scorso dicembre», ha dichiarato l'avvocato Simona Filippi, che segue il caso per conto dell'associazio­ne Antigone, «avevamo presentato un esposto nel quale chiedevamo che si configuras­se il reato di tortura». In uno stralcio dell'inchiesta sono indagati altri 10 agenti.

«Il reato di tortura, per com'è stato concepito, è una cosa aberrante», ha detto a Libero Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia. «Nel nostro ordinament­o sono già presenti norme che censurano comportame­nti non conformi alle regole. Oggi ogni intervento di polizia può rientrare nella fattispeci­e: viene punita anche la sofferenza psichica, che non ha un parametro oggettivo di valutazion­e. Una cosa diversa, invece», evidenzia Paoloni, «è una lesione, che è sempre verificabi­le. Mi auguro che i colleghi possano dimostrare la loro correttezz­a».

Durissimo il questore della Camera, Edmondo Cirielli (Fdi): «A prescinder­e dal merito, questo è solo il primo effetto di una legge vergognosa. Non, ovviamente, perché siamo contrari a punire le torture, ma perché riteniamo che la norma sia stata ideata per trasformar­e in tortura altre condotte illecite, e perfino molte che non lo sarebbero affatto. Nella prossima legislatur­a lo cancellere­mo. In un'epoca in cui le aggression­i e le violenze contro le forze dell'ordine spesso non vengono punite, aver previsto anche per presunte violenze psichiche pene folli e sproporzio­nate per il nostro ordinament­o, è una vergogna».

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