Libero

Uccide la moglie L’avvocato rifiuta di difenderlo

- T.L.

■ Otto fendenti al collo. Così ha strappato la vita alla madre dei suoi figli, di 8 e 3 anni, e poi è andato a costituirs­i. L’ennesima tragedia che vede una donna come vittima è avvenuta nella notte tra mercoledì e venerdì in una villetta a Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone. Il presunto omicida, Giuseppe Forciniti, è un infermiere di origine calabrese di 33 anni arrestato con l’accusa di omicidio pluriaggra­vato. La vittima, invece, si chiamava Aurelia Laurenti, aveva 32 anni. È stata trovata riversa su letto, con numerose ferite da arma da taglio sul collo. È stata uccisa con un coltello poi ritrovato in un cassonetto.

Accompagna­to in questura, e a indagini in corso, l’uomo ha indicato un avvocato difensore. Si tratta di Rossana Rovere, avvocatess­a da tempo impegnata nella difesa delle donne. Chiamata in questura, ha rifiutato l’incarico. «Io proprio non posso essere l’avvocato che assiste Giuseppe Forciniti, io sono tutta dall’altra parte», ha detto. «Tra l’altro proprio ieri ho ottenuto una vittoria importante in Cassazione per un riconoscim­ento della responsabi­lità dello Stato italiano nei confronti di donne vittime di violenza e quindi ho rinunciato, ho rinunciato perché incompatib­ile», ha aggiunto. Al suo posto l’avvocato Ernesto De Toni. Toccherà a lui portare avanti la posizione dell’infermiere, il quale ha spiegato di essere stato aggredito in camera da letto al culmine di una violenta discussion­e e, quindi, di aver avuto la micidiale reazione. Ad una vicina, Aurelia aveva confessato di continuare a stare con il compagno «soltanto per i figli». Ai quali il padre ha strappato per sempre la persona migliore che avevano.

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