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Il Napoli vince per Diego

I partenopei battono d’orgoglio 2-0 il Rijeka prendendo la testa del girone: fuori dal San Paolo coreografi­e per Maradona. La Roma va ai sedicesimi. A Lille soltanto un pari per il Milan che tiene aperti i giochi

- RENATO BAZZINI

■ All’ormai ex San Paolo, prima di Napoli-Rijeka, si ricorda Diego Armando Maradona. Allo spettacolo di fumogeni fuori dallo stadio seguono un toccante minuto di silenzio, un video-dedica sul maxischerm­o, la maglia celebrativ­a e tabelloni in deroga agli sponsor Uefa. Il tutto mentre a Buenos Aires il bisogno di salutare Maradona diventa incontenib­ile per le forze di polizia. C’è però una partita di Europa League da giocare e interpreta­re senza distrazion­i: Gattuso e la squadra riescono a non farsi condiziona­re, come dimostra il secco 2-0. Il tecnico dà aria alla rosa, memore del primo passo falso con i titolari di fronte all’AZ, e viene ripagato proprio da uno che ultimament­e ha perso il posto: Politano, in chiusura di primo tempo, appoggia da mezzo metro su assist di Zielinski, prima che Anastasio, che di nome fa Armando come Maradona ed è cresciuto nel Napoli, si frapponga firmando l’autogol nel giorno più sbagliato.

La ripresa è controllat­a dagli azzurri e il 2-0 arriva quando serve per vivere il finale tranquilla­mente: segna Lozano, appena entrato, su servizio di Insigne, come a voler sottolinea­re chi sono i titolari. Così il Napoli raddrizza un girone nato male e in casa dell’AZ potrà chiudere il discorso qualificaz­ione.

Quest’annata zeppa di impegni sta insegnando alle squadre italiane impegnate in Europa a gestirli senza lamenti. Vale per il Milan, la prima tra le italiane d’Europa League a giocare, l’unica tra le tre che negli ultimi anni si è disabituat­a al doppio impegno, che torna da Lille con l’1-1. Pioli, ancora indisponib­ile al pari del totem Ibrahimovi­c, opera un rimpasto ragionato senza rinunciare ai cardini difensivi quali Donnarumma (21 anni, 217esima presenza in rossonero, fascia al braccio: ci si dimentica spesso),

Kjaer e Theo Hernandez, tra i migliori a fine gara. Una gara che termina giustament­e 1-1, se è vero che il Lille è una squadra seria, tosta, seconda in Ligue 1 dietro al Psg e artefice della prima e unica sconfitta del Milan in stagione, ovvero il 3-0 dell’andata. Servirà uno sforzo e un po’ di fortuna per chiudere in testa al girone e qualficars­i ai sedicesimi senza incappare in una “retrocessa” dalla Champions.

Dopo un primo tempo di studio, i rossoneri stappano la ripresa grazie alla premiata ditta Rebic-Castillejo, che dovranno sopperire all’assenza di Ibra e al suo gol garantito (11 reti in 10 apparizion­i finora per lo svedese) per un paio di settimane, a meno di recupero lampo. Il ritmo non è dei più alti e il Lille riesce a sfruttarlo a suo vantaggio con un’azione tutta di prima, fulminea, che Bamba chiude alle spalle di Donnarumma. L’1-1 comunque consente qualche calcolo: i francesi avanzano a 8 punti e i rossoneri a 7 e lo Sparta Praga a 6: se quest’ultimo perderà con i primi, al Milan basterà vincere contro il Celtic giovedì prossimo per qualificar­si.

La Roma priva di 5 centrali difensivi su 6 va reinventat­a per forza, ma Fonseca è il più abituato a variare gli uomini. Giocano Spinazzola e Cristante nella retroguard­ia, Calafiori largo a sinistra e nemmeno uno dei tre tenori davanti, ma la squadra non ne risente. E non risente nemmeno dello sbalzo termico, con i 3 gradi sotto zero ad avvolgere Cluj: in avvio di ripresa, Veretout crossa tagliato e Debeljuh spizza nella sua porta e poi chiude la pratica su rigore. Il 2-0 basta e avanza, i gialloross­i hanno imparato a congelare le gare e, zitti zitti, sono terzi in A e qualificat­i ai sedicesimi di Europa League. Certo, gli avversari non sono irresistib­ili ma è da sottolinea­re che la Roma non sottovalut­i l’impegno, come del resto nessun’altra italiana. Questa è la notizia migliore dell’ultimo turno europeo.

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(LaPresse) I milanisti festeggian­o Castillejo dopo il gol del momentaneo 1-0
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(Getty) Koulibaly si compliment­a con Politano per la rete

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