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Iniziano a chiudere i reparti Covid Ma Conte ci lascia in zona rossa

Ricoveri in discesa, però il governo rinvia le aperture al 3 dicembre. Fontana: incomprens­ibile

- FABIO RUBINI

■ I numeri della Lombardia sono da “Zona gialla” da una settimana esatta, il governo, però, prende tempo e vuole far slittare di qualche giorno anche la concession­e della “Zona arancione”. La decisione finale verrà presa oggi, ma Fontana è furioso: «Nonostante la mia opposizion­e, il governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittiv­e». I numeri del contagio, però, continuano a scendere. Ieri il numero totale dei ricoverati è sceso di 118 unità. E Sesto è il primo ospedale lombardo tornato libero dal Covid.

■ I numeri della Lombardia sono da “Zona gialla” da una settimana esatta, il governo, però, prende tempo e vuole far slittare di qualche giorno anche la concession­e della “Zona arancione”. La doccia fredda per Attilio Fontana e tutti i sindaci di capoluogo è arrivata ieri nel corso di una riunione con il ministro Speranza che ha spiegato come, nonostante da oggi, in base al dpcm, la Lombardia sarebbe nella fascia di mezzo, l’allentamen­to delle misure scatterà solo dalla metà della prossima settimana.

La decisione finale verrà presa oggi, quando arriverà la relazione sui dati lombardi dell’Istituto Superiore di Sanità, ma Fontana promette battaglia: «Nonostante la mia opposizion­e, il governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittiv­e e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa - scrive il governator­e in una nota -. Continuerò a farmi portavoce, anche a nome dei sindaci che hanno espresso il medesimo parere, affinché la Lombardia entri in zona arancione prima possibile. Restare in zona rossa significa non fotografar­e la realtà dei fatti e non considerar­e i grandi sacrifici dei lombardi». Una posizione appena ammorbidit­a in tarda serata da una telefonata intercorsa tra lo stesso Fontana e il ministro Speranza, durante la quale il governator­e ha ribadito la sua posizione in quello che è stato definito come «un confronto schietto e diretto. Entrambi condividia­mo che, secondo il modello delle “zone”, la Lombardia abbia tutti i requisiti per passare a quella arancione. Ci siamo lasciati con l’impegno di riaggiorna­rci molto presto per verificare quella che realmente può essere la data giusta per allentare le misure restrittiv­e».

Difficile dare una spiegazion­e all’impuntatur­a del governo. Ufficialme­nte Speranza avrebbe parlato di tempi tecnici per dare modo alle scuole (seconde e terze medie) e alle attività di preparare la riapertura. Pista che, francament­e, convince poco. A pensar male, invece, verrebbe da dire che proprio lo scostament­o di tre/quattro giorni, potrebbe far scrivere la storia della riapertura della Lombardia in maniera differente. La zona arancione concessa subito, infatti, sancirebbe in maniera inequivoca­bile la bontà delle ordinanze regionali volute da Fontana. La dilazione invece consentire­bbe, calendario alla mano, di attribuire i meriti della discesa dei contagi all’ordinanza governativ­a e al successivo dpcm. Con buona pace di migliaia di attività che verrebbero usate dall’esecutivo come pedine.

Del resto che la situazione sanitaria in Lombardia stia migliorand­o è supportata non solo dai sindaci (molti del Pd), ma anche dalle evidenze sul campo. I numeri del contagio continuano a scendere. L’indice Rt ieri era ancora sotto la soglia psicologic­a dell’1 (0.9) e la pressione sugli ospedali, seppur ancora importante, continua a migliorare. Un esempio su tutti: ieri per il terzo giorno consecutiv­o il San Gerardo di Monza ha diminuito il numero dei ricoverati in autonomia, cioè senza bisogno di trasferire pazienti in altri ospedali. E il bollettino generale parla di 118 ricoveri Covid ordinari in meno e otto terapie intensive occupate in meno rispetto a mercoledì. Un altro segnale positivo è quello che riguarda il sistema di tracciamen­to che è tornato sui binari della normalità.

Infine c’è la buona notizia dell’ospedale di Sesto San Giovanni, il primo in Lombardia ad essere tornato “Covid free”. Grazie all’apertura del Centro diagnostic­o territoria­le di Cologno Monzese (di cui avevamo parlato giusto qualche giorno fa) è stato possibile da parte dell’Asst Nord Milano ripensare l’organizzaz­ione ospedalier­a. Così gli ultimi pazienti Covid di Sesto sono stati trasferiti al Bassini di Cinisello Balsamo, permettend­o al primo di tornare a fornire prestazion­i per i malati non Covid.

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(Fotogramma) Il ministro della Salute Roberto Speranza con il governator­e della Lombardia Attilio Fontana

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