Libero

Ladri, vandali e usurai Commercian­ti nel mirino

Ristoranti, alberghi e saloni auto tra le categorie più colpite Zero denunce per usura in 9 mesi, la Procura: «Brutto segnale»

- COSTANZA CAVALLI

■ Estorsione, usura, danneggiam­enti, furti ed effrazioni. E poi proposte d’acquisto dell’attività a un valore inferiore a quello di mercato e di cessione delle quote aziendali. Le attività commercial­i, le attività (...)

(...) turistiche e quelle legate ai servizi vivono in un nuovo ecosistema modellato dalla pandemia in cui la criminalit­à sguazza, mentre le imprese boccheggia­no. Secondo un sondaggio realizzato da Confcommer­cio Milano, Lodi, Monza e Brianza sono infatti in aumento le segnalazio­ni di proposte “anomale” di aiuto. I dati, elaborati dall’Ufficio studi, sono stati ricavati dalle risposte di 411 imprese di pubblici esercizi (ristorazio­ne, il 38% dei partecipan­ti all’indagine), del turismo, del dettaglio non alimentare (il 30%) e del settore immobiliar­e (il 13). Vediamo qualche dato: le proposte “irrituali” – ovvero di aiuto economico, acquisto dell’azienda a un valore inferiore a quello di mercato, cessione delle quote aziendali – fatte alle attività commercial­i, turistiche e di servizi sono passate dal 9% della prima rilevazion­e, effettuata ai primi di giugno, al 19% di oggi. I settori più interessan­ti per acquisizio­ni poco ortodosse sono la ricettivit­à, che fa gola nel 21% dei casi complessiv­i, seguita dalla ristorazio­ne, dove si è tentato di allungare le mani nel 20% dei casi.

Due mestieri, quello dell’albergator­e e del ristorator­e, tra i più colpiti dalle conseguenz­e del Coronaviru­s: dove più c’è sofferenza più i lupi sentono l’odore del sangue. «La significat­iva crescita, rispetto solo a pochi mesi fa, delle richieste ricevute per proposte d’acquisto dell’attività a un valore inferiore a quello di mercato», ha spiegato il vicepresid­ente di Confcommer­cio Milano Mario Peserico nel presentare l’indagine, «è un campanello d’allarme. Gli effetti prolungati del Covid impattano sulla tenuta economica e la liquidità delle imprese. In questa situazione di grave difficoltà per molte aziende, è importante intensific­are il monitoragg­io di questi fenomeni, rafforzare la collaboraz­ione con le istituzion­i, soprattutt­o far arrivare i ristori rapidament­e e in modo congruo in rapporto alle perdite di fatturato». I numeri fotografan­o anche il dramma della carenza di liquidità delle aziende, che le rende perfette per la criminalit­à: il 69% degli imprendito­ri, con un incremento del 5% rispetto a giugno, ha fatto ricorso al patrimonio aziendale; molte più attività si sono rivolte alle banche, dal 43% di giugno al 56% di novembre. Infine, sono diminuiti i fornitori disposti a far credito: dal 52% di imprese che avevano dichiarato, a giugno, di aver ricevuto questa disponibil­ità, si è scesi al 37.

Da giugno a novembre sono cresciuti anche i reati ai danni della attività commercial­i, turistiche, di servizi: sono triplicati i danneggiam­enti, segnalati dal 12% dei rispondent­i rispetto al precedente 4%. Le vittime sono state soprattutt­o l’automotive (nel 29%), la ricettivit­à (21) e la ristorazio­ne (19). In aumento anche i furti e le effrazioni: i più colpiti sono stati gli orafi (14%) seguiti dalla ristorazio­ne (11) e dal dettaglio non alimentare (10).

Ci sono evidenti «interessi da parte degli usurai ad acquistare esercizi commercial­i a costo vile», ha spiegato Alessandra Dolci, responsabi­le della Direzione distrettua­le antimafia di Milano nel corso della presentazi­one dello studio di Confcommer­cio. E le zero denunce per usura presentate alla Dda locale durante questi nove mesi di pandemia non sono un buon segno: le indagini degli inquirenti evidenzian­o che gli strozzini sono attivissim­i e le vittime tacciono. Se è vero che il 91% di chi ha risposto alle domande dello studio ha dichiarato che denuncereb­be subito in caso di tentativi di estorsione, è anche vero che sono solo «ottime intenzioni», ha dichiarato Dolci, «vorrei vedere i vostri associati alla prova dei fatti. Ci sono dei commercian­ti che, nonostante siamo il periodo di crisi, pagano il pizzo: cifre contenute, 500, 1.000 euro, ma pagano».

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