Libero

Il centrodest­ra lavora alla nuova riforma della sanità regionale

- FA.RUB.

■ Una “fuga di documenti” intercetta­ta da Radio Lombardia ha gettato nel panico il Pd lombardo che ha scoperto, bontà sua, che il centrodest­ra in Regione sta lavorando a una revisione della riforma sanitaria votata dalla giunta Maroni nel 2015. Non certo una novità, visto che il periodo di sperimenta­zione della stessa scade giusto a dicembre e quindi un tagliando era comunque previsto. Poi certo, il Covid ha sparigliat­o le carte e trasformat­o il tagliando in una vera e propria riforma bis. I cui contorni, però, sono appena accennati.

Al momento sono tre le linee di lavoro che presto dovranno incrociars­i per fare sintesi. La prima è quella dettata dal gruppo coordinato dall’ex dg welfare Luigi Cajazzo; poi ci sono gli esperti che fanno riferiment­o, tra gli altri, all’ex rettore della Statale Gianluca Vago; infine le proposte dei gruppi politici, con la Lega in prima fila. Ad un primo esame tutti concordano sul riformare l’attuale sistema delle Agenzie. Il nodo è sul come farlo. C’è chi ha proposto un modello simile al Veneto e chi a quello toscano. La Lega vorrebbe una direzione welfare meno accentata, con un direttore generale a coordinare il lavoro di tre direttori generali che dovranno occuparsi rispettiva­mente di Opedali, Medicina Territoria­le e Sociosanit­aria. Una soluzione che, però, sembra convincere poco la giunta.

Un altro tema è quello dei confini di Ats e Asst. Anche questo è un tema “datato” di cui si dibatte fin dall’inizio di questa consiliatu­ra.La riforma del 2014 aveva tagliato un sacco di poltrone, forse troppe e dunque si vorrebbe cercare una giusta via di mezzo. L’idea (della Lega) sarebbe di avere le Agenzie che coincidano con il territorio delle singole province e, questa sì una novità, ognuna di esse avrebbe l’autonomia di contrattar­e l’erogazione delle prestazion­i con la sanità privata.

Ai medici di base ai quali potrebbe essere chiesto di aggregarsi in squadre per garantire ambulatori aperti almeno sei giorni a settimana, per dodici ore al giorno. Nuovo ruolo anche per le farmacie che, nelle bozze, dovrebbero diventare luogo di cura e assistenza alla persona.

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