Libero

Tozzi è meglio dei libri

Nel film con Germano si racconta la storia dell’ingegnere che nel ’68 fondò una Repubblica

- MAURIZIO COSTANZO

■ L’Isola delle Rose è nata da un'idea di libertà, costruita in acciaio nelle acque di nessuno, per essere di tutti. Questa è l’incredibil­e storia di un sogno che diventa utopia, basato su fatti realmente accaduti di fronte a Rimini, fuori dalle acque territoria­li, nel 1968. Lo racconta il bel film di Sydney Sibilia, (dal 9 dicembre su Netflix), dove la realtà ha dimostrato di saper superare la fantasia. Ma partiamo dall’inizio.

Il ’68 era l’anno dove i giovani si ribellavan­o a molte delle regole imposte dalla società. Occupavano le Università, si scontravan­o con le forze dell’ordine, non accettavan­o certi cambiament­i. Avevano solo doveri: in famiglia e fuori casa. Per non parlare delle donne: meglio mogli e madri che ricercatri­ci o avvocati. Poche l’hanno spuntata. La mentalità era questa. Tra i tanti neolaureat­i c’era un giovane ingegnere meccanico bolognese, Gigi Rosa (Elio Germano). Era uno che cercava il suo posto nel mondo. Si era costruito una macchina da solo, senza targa e con un pezzo di divano di casa che aveva messo al posto di guida.

SOGNO MERAVIGLIO­SO

Stanco dei tanti obblighi che gli venivano imposti, decise di creare uno Stato indipenden­te, la Repubblica Esperantis­ta dell'isola delle

Rose. Con un gruppo di amici, fece i passaporti, i francoboll­i e le monete. Una bandiera color arancione con tre rose rosse in campo e costruì una piattaform­a di 400 metri quadri perfettame­nte arredata, con un bar, giochi e musica. Un posto meraviglio­so in mezzo al mare. Ma gli idealismi non erano accettabil­i.

«Il film è nato qualche anno fa, - spiega il regista - ho subito il fascino di Gigi Rosa, che ho incontrato a Bologna. Una delle cose che mi interessav­a era capire il perché. È un uomo capace di parlare di etica, di libertà, di sogni. Quando andò all’estero per farsi aiutare a non distrugger­e tutto il lavoro che aveva fatto, gli chiesero: «Ha comperato un’isola?». «No, rispose, l’ho fatta io, fuori dalle acque territoria­li». Lo guardarono ammirati, ma aggiunsero: «Non ha speranze». Elio Germano, perfetto nel ruolo dell’ingegnere Rosa commenta: «Anche oggi siamo nella difficoltà di poter sognare. Il personaggi­o mi è piaciuto per questo suo aspetto particolar­e, questa sorta di voler a tutti i costi vincere la sua battaglia».

Il film avrà il respiro internazio­nale, lo vedranno in molti paesi del mondo. Zingaretti ha il ruolo del Presidente della Repubblica Giovanni Leone: «La mia generazion­e lo conosceva, e nel suo settennato è stato importante. Gli anni ’60 vengono ricordati per il boom economico, ma il film racconta una storia di libertà che pochi conoscono, ma con spunti di riflession­e».

ANCHE BENTIVOGLI­O

Tra i protagonis­ti Matilda De Angelis, nel ruolo di un’avvocatess­a di cui Rosa è innamorato: «Nel film sono tornata emiliana e ho trovato davvero interessan­te il ruolo di Gabriella. Un’insegnante che diventa il motore di Rosa, anche se all’inizio si oppone alle sue scelte». Fabrizio Bentivogli­o è il politico Franco Restivo: «Di lui si sapeva poco», chiarisce l’attore, «ogni qualvolta che la democrazia veniva minacciata, si reagiva subito». Ma i sogni spesso finiscono. C’è da chiedersi perché è accaduto? A chi faceva paura l’ingegner Rosa? In quelle acque non avrebbero potuto sparare con i cannoni per far sparire l’isola. Invece lo hanno fatto, giustifica­ndosi in una riunione politica e con un sorriso beffardo, «che era per non creare un precedente». Guardate questo film e capirete quanto un certo tipo di politica spesso ha sbagliato.

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 ??  ?? Elio Germano è il protagonis­ta de “L’Isola delle Rose”, il film Netflix disponibil­e dal 9/12
Elio Germano è il protagonis­ta de “L’Isola delle Rose”, il film Netflix disponibil­e dal 9/12

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