Libero

Gli svedesi preferisco­no ammalarsi

- NICO VARASI

■ Arrivano i vaccini contro il Covid e ancora una volta la Svezia farà a modo suo. Sempre di immunità di gregge si tratta, ma stavolta per assurdo la logica sarà quella contraria, ovvero starne lontano.

I cittadini svedesi non saranno costretti a vaccinarsi, da loro vale sempre il principio della volontarie­tà anche nel caso delle vaccinazio­ni infantili, ma mentre si calcola che negli altri Paesi europei la maggioranz­a della popolazion­e è intenziona­ta a correre il rischio, pur con qualche lecito dubbio, in Svezia coloro che hanno dichiarato che lo faranno non si avvicinano neanche al 50 per cento (esattament­e il 46 per cento secondo una rilevazion­e dell’istituto Novus). E non è nemmeno che la Svezia sia un popolo di antivax, visto che i tassi di vaccinazio­ne infantile, pur volontaria, supera il 90%, è che troppi svedesi stanno ancora pagando a caro prezzo il vaccino per l’influenza A, cioè la famosa “febbre suina”, che nel 2009 decisero a prendere in massa dopo una campagna allarmisti­ca dello Stato.

Caso unico al mondo per la “suina”, si sottoposer­o al trattament­o oltre 6 milioni di persone, arrivando quasi a raggiunger­e quel 70 per cento che era l’obiettivo del governo al fine di raggiunger­e la famosa immunità di gregge. Il problema è che qualche settimana dopo non poche persone cominciaro­no ad accusare effetti collateral­i anche seri. Il sintomo più comune era la narcolessi­a, ovvero quella malattia che provoca improvvisi episodi di sonnolenza diurna e quindi un certo grado di disabilità sociale. Allo Stato arrivarono 702 richieste di risarcimen­to, ma solo 440 dei richiedent­i furono in realtà indennizza­ti, per un totale di 100 milioni di corone, circa 10 milioni di euro.

Tra loro c’era anche il ventunenne Meissa Chebbi di Örebro che all’agenzia France Presse ha denunciato come quel vaccino gli abbia distrutto la vita: ancora adesso, ha raccontato, «mi addormento sempre, in tutte le situazioni e nei momenti inopportun­i: a tavola, nei colloqui di lavoro, durante i discorsi, i seminari, all'università. Mi sono addormenta­to al lavoro, in autobus, ovunque …». Il giovane Chebbi ha dichiarato di non essere contrario ai vaccini ma che quello contro il Covid-19 lo prenderà soltanto dopo che ci sarà la certezza che sia innocuo. Un po’ come Andrea Crisanti insomma.

Curioso il fatto che del gruppo di esperti del consiglio sanitario che aveva chiesto la vaccinazio­ne di massa per la suina ci fosse anche Anders Tegnell, l’epidemiolo­go artefice della controvers­a strategia svedese contro il Covid, quella che teoricamen­te avrebbe dovuto portare alla solita immunità di gregge evitando le misure restrittiv­e che tutti gli altri Paesi hanno preso. Tegnell ha dichiarato che nessuno era a conoscenza di tali effetti collateral­i del vaccino prodotto dall’azienda farmaceuti­ca inglese GlaxoSmith­Kline, e che «fu una sorpresa per tutti». «Da anni» ha aggiunto il medico «esiste un consenso internazio­nale sul fatto che la vaccinazio­ne sia la cosa migliore da fare durante una pandemia e l'unica soluzione a lungo termine».

L’unica soluzione anche per il Covid a quanto pare, ma stavolta, dopo la brutta esperienza della suina, sarà difficile convincere almeno il 70 per cento degli svedesi. Con buona pace dell’immunità di gregge.

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