Libero

La vicenda

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IL NODO

■ Fino alla prossima estate, sui mezzi del trasporto pubblico locale potrà essere utilizzato solo il 50% dei posti disponibil­i. La misura serve per mantenere il distanziam­ento a bordo.

L’IDEA

■ Il ministro dei Trasporti, De Micheli, ha proposto di spalmare ingresso e uscita da scuola dalle 8 alle 20. Altra idea è quella di aprire gli istituti sabato e domenica.

emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato», ha confidato a Repubblica. Domanda: e allora perché non pure la domenica? «Bisogna far cadere ogni tabù», concorda il ministro.

Apriti, cielo. De Micheli non aveva fatto i conti con le resistenze dell’intero “comparto scuola”. Per dirla con le parole del governator­e del Piemonte, Alberto Cirio: «Non è un problema degli studenti e neanche delle famiglie, ma di personale. Le scuole aperte sabato e domenica o con un orario più lungo devono garantire che ci siano insegnanti e personale Ata in grado di assicurare il presidio e l’apertura». E qui casca l’asino, visto che i sindacati hanno subito alzato il muro. «Solo slogan. Sono idee estemporan­ee che non hanno nessuna valenza se non quella di “buttarla in caciara”», replica

Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola. «Chi viene da fuori città che fa? Torna a casa la notte, oltre l’orario di inizio del coprifuoco?» (questo a proposito delle lezioni fino alle 20). E ancora: «Dove sono questi docenti che dovrebbero lavorare la domenica se ancora inviano i supplenti?».

Ecco il pensiero di Maddalena Gissi, numero uno Cisl Scuola: «Forse hanno finito le idee. Se dobbiamo considerar­e una giornata aggiuntiva, ci vuole un tavolo. Ci devono mettere delle risorse per le indennità e un po’ di risorse umane. È una presa in giro. Aspettiamo solo che qualcuno chieda i turni di notte».

GOVERNO CONTRARIO

Poi ci sono i presidi. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazio­ne nazionale dei dirigenti scolastici, è lapidario: «Irrealisti­co pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione». Il suo collega Mario Rusconi, boccia pure l’allungamen­to dell’orario: «Come si può far lavorare in classe la maggior parte delle insegnanti nel pomeriggio inoltrato? Hanno figli, hanno una vita». Insomma, quello di De Micheli è stato solo un annuncio che non ha «basi solide né calcoli consolidat­i».

Ma il ministro la bocciatura più bruciante la riceve dai suoi colleghi di governo e maggioranz­a. Se la titolare dell’Istruzione, Lucia Azzolina, preferisce tacere (e questo già è indicativo), Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia e grillino come la numero uno di viale Trastevere, non le manda a dire a De Micheli: «In un momento come questo è del tutto inopportun­o pensare di tenere aperte le scuole anche la domenica. Le famiglie stanno già sopportand­o sacrifici enormi, sarebbe davvero fuori luogo mandare gli studenti fra i banchi perfino in un giorno festivo».

Bocciature in serie sono arrivate anche da Italia Viva («inaccettab­ile che a pagare siano studenti e famiglie»), LeU («ipotesi improvvisa­te») e perfino dal Pd, che bolla come «personale» la sortita del ministro». In tutto questo, l’opposizion­e se la ride. «Mancano aule, insegnanti e bidelli in settimana, e De Micheli parla delle domeniche? Ma dove vive?», dice Matteo Salvini, leader della Lega. «Non bastavano le idea strampalat­e del ministro Azzolina, adesso ci si è messa anche la De Micheli...», ironizza Licia Ronzulli, vicecapogr­uppo di Forza Italia al Senato.

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