Libero

Ecco l’articolo che ha fatto ammattire la Boldrini

Laura usa la giornata contro la violenza sulle donne per accusare di sessismo Feltri sul caso Genovese, parole fuori controllo

- LAURA BOLDRINI

Pubblichia­mo l’articolo scritto da Laura Boldrini per l’HuffPost e non accettato dal direttore del sito, Mattia Feltri, il quale, perciò, è stato accusato dall’ex presidente della Camera di averla censurata per difendere il padre Vittorio. Mattia Feltri, da parte sua, ha spiegato di aver chiesto alla Boldrini di togliere il passaggio sul padre, ma di essere stato minacciato: se non avesse pubblicato l’articolo lei avrebbe reso pubbliche le ragioni della scelta. Intanto, il presidente dell’Ordine dei giornalist­i, Carlo Verna, ha censurato l’Huffington Post per la mancata pubblicazi­one dell’articolo della Boldrini

■ Una maestra di Torino le cui immagini intime destinate al fidanzato sono state fatte circolare dallo stesso, una volta diventato ex, provocando­ne il licenziame­nto dalla scuola, dopo essere stata esposta al pubblico ludibrio di un’intera comunità. Una diciottenn­e sequestrat­a e stuprata da un noto imprendito­re nel suo attico di Milano, riuscita a scappare in strada salvandosi così, probabilme­nte, anche la vita. Un uomo che tenta di uccidere la moglie e la suocera, gravissime ora in un letto di ospedale, e che prova a suicidarsi prima di venire arrestato. Questo è successo solo negli ultimi giorni.

Ho ripercorso la cronaca perché dobbiamo aver chiaro di cosa stiamo parlando: la violenza degli uomini sulle donne è una strage quotidiana. Una «violazione dei diritti umani», l’ha definita in passato il presidente Mattarella, centrando in pieno la gravità della questione: quella di uno sfregio inferto a tutta la società e alla democrazia. Oggi ne celebriamo la Giornata di contrasto voluta dall’Onu, ricordando­ne tutte le forme di manifestaz­ione: da quella fisica a quella psicologic­a, dal femminicid­io allo stupro, dalla violenza domestica allo stalking, dalla molestia all’odio in rete. Snocciolia­mo dati, come sempre, sempre allarmanti. Ricordiamo le vittime, come sempre, sempre addolorati. Parliamo delle leggi, come sempre, sempre più convinti della loro bontà. Tutto giusto, tutto vero, tutto sincero. Ma restiamo, come sempre e ancora oggi, in difetto rispetto alla sfida più grande: realizzare una rivoluzion­e culturale, un cambio della mentalità collettiva, a partire dalla parità fra i sessi, in particolar­e fin dall’educazione delle bambine e dei bambini.

Quando dico rivoluzion­e culturale e cambio di mentalità intendo in tutti gli ambiti, ma veramente in tutti. Anche nella narrazione che sui media viene fatta della violenza di genere. Ed anche qui la cronaca, purtroppo, ci dice molto. Lo ha denunciato bene e con coraggio Chiara Ferragni, influencer con 22 milioni di followers il cui contributo può essere prezioso per mandare un messaggio chiaro di libertà e rispetto, soprattutt­o alle più giovani. C’è sempre un sottinteso nella narrazione, anzi spesso una palese e volontaria ricostruzi­one di particolar­i che finiscono con lo spostare il peso della colpa dall'aggressore alla vittima: «era ubriaca», «era vestita in modo provocante», «lui era geloso», « erano noti i problemi della coppia», «era una escort». Come ci fosse una giustifica­zione per un crimine in chi se ne macchia, come ci fosse, soprattutt­o, una colpa da parte di chi lo subisce. Si chiama victmin blaming.

Ed è parte, grande, del problema, rispetto a cui il ruolo dell’informazio­ne è centrale. E mi riferisco polemicame­nte a quei giornali che fanno di misoginia e sessismo la propria cifra. Cosa dire del resto dell’intervento di ieri di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabi­lità dello stupro non all’imprendito­re Genovese ma alla ragazza diciottenn­e vittima?

Purtroppo il sessismo, che alimenta la misoginia, è presente in ogni ambiente del nostro Paese e si manifesta in tante forme anche in quelle del linguaggio. Un sessismo radicato che viene giustifica­to e minimizzat­o come goliardia. Un grande fraintendi­mento, questo, che sottende il peggiore dei pregiudizi: quello di dare scarsa consideraz­ione alla dignità della donna, che cerca di sminuirne facoltà e capacità. Ma il sessismo non è goliardia, è l’anticamera della violenza: ti dico ciò che voglio, ti sminuisco come mi pare e piace perché tu non vali niente, dunque di te posso fare ciò che voglio.

Questo accade in famiglia, sui posti di lavoro a tante, tantissime donne di fronte a questi atteggiame­nti lesivi così come di fronte a battute a sfondo sessuale si trovano a disagio ma abbozzano. Nel dibattito pubblico stiamo toccando il fondo: esponenti politici che augurano lo stupro alle avversarie o che le insultano usando il peggiore sessismo; parlamenta­ri che si rivolgono con espression­i volgari alle loro colleghe solo per avere seguito sui social.

Alimentare la gogna mediatica contro le donne che hanno un profilo pubblico non è normale, è una degenerazi­one. Non dobbiamo abituarci a questa deriva. Tali modalità violente hanno un obbiettivo: espellere le donne dalla sfera pubblica, istituzion­ale e politica. Perché? Per consolidar­e il potere maschile. E tanto più le donne si fanno strada, tanto più aumenta questa spinta opposta e contraria alla loro tenacia di avanzament­o e realizzazi­one.

Serve dunque fare ancora molta strada, serve un radicale cambiament­o culturale che testimoni un cambio di mentalità in ogni ambito della nostra società ancora troppo ancorata a millenni di patriarcat­o. In ballo c’è l’evoluzione del nostro Paese e la sostanza della nostra democrazia.

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