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Il cassiere della ’ndrangheta che fa girare 500 miliardi

Un imprendito­re calabrese indagato per aver gestito incassi di droga, armi e pizzo Con tre identità diverse e nove società a Malta spostava fondi in tutto il mondo

- ANDREA MORIGI

■ Sono nelle mani della criminalit­à organizzat­a i fondi che servirebbe­ro a risanare il bilancio statale, ripianare i debiti, costruire le infrastrut­ture e gli ospedali. Sono cifre da capogiro, valutate in 500 miliardi di euro, depositati nei paradisi fiscali e gestite da profession­isti del riciclaggi­o internazio­nale. Recuperarl­i sarà un’impresa, ma i magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria, titolari dell’inchiesta Eyphemos, ci sono andati vicini, seguendo la pista delle cosche della ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro.

LA MENTE

La figura che emerge da un’informativ­a depositata agli atti è Roberto Recordare, imprendito­re informatic­o di 54 anni, sponsor di una squadra di pallavolo, la Golem Volley di Palmi. In realtà, lo ritengono una delle menti finanziari­e che hanno permesso ai clan di investire miliardi. Se raccontass­e la metà di quanto ha confidato nelle conversazi­oni intercetta­te dagli inquirenti, si potrebbe scrivere un’encicloped­ia sul denaro sporco provenient­e dai traffici di armi e stupefacen­ti, estorsione e usura e infine ripulito nel sistema bancario internazio­nale.

Finora l’uomo era riuscito a farla franca facendo sparire in extremis un «bustone di bond e procure» prima di essere fermato dai militari della Guardia di finanza all’aeroporto romano di Fiumicino mentre sta imbarcando­si su un aereo diretto a Dubai e poi a Kabul. Ma gli investigat­ori riescono a registrarl­o mentre racconta: «Più o meno erano cento miliardi, qualcosa del genere. Ho preso quella busta e l’ho buttata nella spazzatura. Avevo il bond da 36 miliardi». Sarebbe tornato a prendere il plico più tardi, una volta rilasciato, se non fosse stato ormai impantanat­o anche dalla polizia di Stato, che sul computer dell’imprendito­re, era riuscita a trovare gli estremi e la foto di una carta di credito, intestata a un lituano, con un saldo di 2 miliardi di euro. Solo uno dei tanti prestanome, alcuni già deceduti come Dmitri Verchtl, ai quali sono stati intestati conti correnti e disponibil­ità finanziari­e in Paesi arabi o dell’Europa dell’Est. Assumere identità fittizie con passaporti falsi non è un problema. Fra gli alias utilizzati, c’è anche Ahmad Khan, cittadino del Nuristan.

Perciò ora Recordare risulta iscritto sul registro degli indagati come “soggetto riservato” dei clan delegato al riciclaggi­o di soldi sporchi anche per Cosa nostra e la Camorra. Si potevano fidare perché egli stesso confidava: «Dei fondi, cinquecent­o miliardi…trentasei sono cash, basta fare un download, io ho le chiavi di trasferime­nto. Se serve atterrare da qualche parte ci dicano loro e atterriamo quei 36 miliardi».

Chi ha provato a rintraccia­rli, finora, non ha trovato i forzieri, ma una mappa. L’isola del tesoro potrebbe essere Malta, dove hanno sede nove diverse società messe sotto i riflettori dagli inquirenti, fra le quali la Golem, azienda che si occupa di software dedicato alle pubbliche amministra­zioni. È lì che è stata fatta saltare in aria la giornalist­a Dafne Caruana Galizia. E proprio Recordare ne fa memoria irridendol­a: «Stavano ancora raccoglien­do i cocci di quella a Malta».

LA MAPPA

Per far perdere le tracce dei miliardi gestiti, il giro si complica e si fa vorticoso, partendo dalla Danimarca, per poi far tappa in Germania, Turchia, anche attraverso contatti a livello governativ­o e della banca centrale in Malesia, da dove si spostano poi fondi su un conto in Tagikistan e poi l’Afghanista­n e gli Emirati Arabi Uniti.

Ci provano «tre servizi segreti che ci stanno addosso», ma anche i giudici italiani a mettere insieme le tessere per ricostruir­e il puzzle. «Questi non si spaventano di niente se ogni tanto ne vede saltare qualcuno in aria, questa non faceva niente», dice l’indagato a proposito del sostituto procurator­e della Dda reggina Giulia Pantano, titolare di un’altra inchiesta sull’argomento, l’Alchemia.

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Roberto Recordare, della Golem, ha anche sponsorizz­ato squadre di volley

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