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Cabrini accusa: Napoli la rovina di Maradona

Il terzino: «Se avesse giocato nella Juve sarebbe ancora qui. L’amore della città partenopea è stato tanto forte quanto malato»

- TOMMASO LORENZINI

■ La divisività di Diego Armando Maradona continua, continuerà. Ne è stato conscio lui stesso quando era in vita, un’ambivalenz­a che non si può aggirare neanche in questi momenti del ricordo, della commemoraz­ione che rasentano la beatificaz­ione. Del resto, lo scambio di battute con il suo storico preparator­e atletico, Fernando Signorini, dipinge meglio di qualunque altro fiume d’inchiostro quello che Diego è, è stato, sarà. «Amico mio, io con Diego al mio fianco andrei anche in capo al mondo, ma con Maradona non muoverei neanche un passo». «Sì Fernando, però senza Maradona Diego era ancora a Villa Fiorito», fu la risposta del Pibe, alludendo alla baraccopol­i sudicia e scansata perfino dalla polizia dove era nato in estrema povertà e dalla quale ha sempre avvertito la necessità di andarsene. Una volta guadagnati i primi soldi per comprare altrove una casa, per sé e per la famiglia, Maradona non è mai più tornato a Fiorito, il luogo dove lo zio Cirilo gli aveva regalato il primo pallone cambiandog­li la vita e salvandogl­iela anche, la vita, quando a due anni Dieguito cadde di notte dentro una fogna e lui lo tirò su salvandolo dall’annegament­o, afferrando­lo per quei riccioloni neri.

Diego continua a dividere anche sulla sua morte, dicevamo: troppi i dettagli che non tornano tra le ricostruzi­oni della polizia e le testimonia­nze, e per fare chiarezza in Argentina è stata aperta un’indagine. In Italia, invece, a far scoppiare le polemiche è un’entrata verbale di uno dei grandi rivali di maradona, quell’Antonio Cabrini che con l’argentino ha battagliat­o in serie A e in nazionale. L’ex terzino sinistro juventino manda di traverso il lutto ai napoletani affermando che «Diego sarebbe ancora vivo se all’epoca fosse stato della Juve e non del Napoli. Una leggenda vivente e un avversario gentiluomo che come tanti altri fuoriclass­e ha saputo dare nello stesso tempo il meglio e il peggio - ha proseguito in un’intervista ad Anna Lo Calzo per l’emittente Irpinia Tv di Avellino -. Sarebbe ancora qui con noi se fosse venuto alla Juve perché l’ambiente lo avrebbe salvato, non la società ma proprio l’ambiente. L’amore di Napoli è stato tanto forte e autentico quanto, ribadisco, malato».

Ci sono volute ore di insulti, ex juventini tirati in ballo per i guai con la cocaina (Bachini, Mutu, Iuliano), la vittoria della Coppa Campioni all’Heysel macchiata di sangue (ma che c’entra?) perché poi Cabrini, tramite un’Ansa, chiedesse scusa al tribunale dei social, anch’esso però diviso: «Il mio non era un giudizio morale, ma sull’energia di una città che non poteva contenere tutta questa passione, le mie parole sono state travisate».

A UN PASSO DA MARSIGLIA

Peccato non poter chiedere un parere a Diego, che all’eterno romanzo d’amore con Napoli aveva pure provato a mettere la parola fine da vincitore e non nel modo traumatico con cui poi è avvenuto nel 1991. «Nell’estate del 1989 avevo firmato un contratto con Bernard Tapie per andare al Marsiglia. Era tutto pronto. Dopo quattro ore di incontro, Ferlaino mi disse che se avessimo vinto la Coppa Uefa mi avrebbe lasciato andare. La coppa l’abbiamo vinta ma alla fine mi impedì di andare via», ha raccontato Maradona, all’epoca già entrato nel vortice degli eccessi e dell’“amicizia” soffocante con gente di camorra.

Stefano Ceci, uno dei tanti (troppi) amici-manager avuti in carriera,ha rivelato ai media argentini che «Diego era davvero stanco. Vedevo che qualcosa non andava più come prima. Fino a due anni fa, a Dubai giocava a calcio e a padel una volta a settimana. Era attivo a livello fisico. Ha visto che stava perdendo anche l’amore di Rocio (ultima fidanzata, ndr): anche per questo poi si è lasciato andare fisicament­e e mentalment­e. Il caos familiare girava intorno a Diego, che non ha mai avuto pace totale. Anche da morto, adesso, continuera­nno ad accapiglia­rsi. Almeno adesso Diego sta con le persone che amava di più: la mamma ed il papà. Adesso, Diego è in pace».

E se i figli gli dedicano messaggi commossi («Solo guardantot­i accanto a me mi sentivo invincibil­e», scrive sui social Diego jr), il calcio italiano questo fine settimana si fermerà al 10’ minuto di ogni partita e il riscaldame­nto pre-gara sarà fatto sulle note di “Live is life” come nel celebre video. E fa sorridere che la battuta migliore l’abbia tirata fuori Gazza Gascoigne (un altro che di demoni personali se ne intende), dissacrand­o l’eterno odio inglese per Diego e stroncando Peter Shilton, portiere dell’Inghilterr­a freddata nell’86 dalla Mano de Dios: «Ti conoscono solo grazie al gol di mano di Diego».

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