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«Siamo stufi degli insulti Il mio giornale via da Facebook»

Nunzia Vallini: «Ho deciso dopo le ingiurie ai medici definiti sequestrat­ori Traffico ed entrate? Bisogna trovare altre vie. Ma va tolta la ribalta agli odiatori»

- ANDREA SCAGLIA

■ «La domanda non è perché ci siamo tolti. La domanda è: perché dovremmo rimanerci, se la situazione è questa?».

Eh, perché oggi fare a meno dei social, quando si tratta di comunicazi­one, pare pressoché impossibil­e. Ormai sono fondamenta­li anche per i giornali: portano traffico e quindi entrate. Soldi.

«Vero. Anche se in un giornale delle nostre dimensioni la corrispond­enza traffico/entrate economiche non è determinan­te. In ogni caso ci stiamo ragionando, aspetto i dati per valutare. La sfida è questa: cambiare le regole, non lasciare la partita in balìa di profession­isti dell’insulto che vogliono solo avvelenare il dibattito».

Nunzia Vallini, direttrice del Giornale di Brescia, quotidiano locale più letto d’Italia: dal 2 novembre avete deciso di non pubblicare più le vostre notizie su Facebook. Scelta controtend­enza.

«In realtà il dibattito che ne è nato dimostra che il momento è giusto. E comunque non abbiano lasciato del tutto i social: solo Facebook, perché non consente di bloccare i commenti a monte».

Con particolar­e riferiment­o agli “odiatori” in servizio permanente effettivo. Qual è stata la goccia?

«Da un po’ ne parlavo con il gruppo di lavoro che si occupa della redazione digitale, la situazione è diventata intollerab­ile». Cioè?

«Una costante vena di razzismo quando si affrontano certi temi. Poi, ultimament­e, gli insulti contro medici e infermieri che stanno combattend­o la battaglia contro il Covid: sono passati da essere acclamati come eroi a finire etichettat­i come sequestrat­ori, in combutta con il presunto malaffare sanitario. Infine, le ingiurie a Mattarella».

In che occasione?

«Il presidente era venuto a Brescia per testimonia­re la vicinanza dello Stato alla nostra provincia, così duramente colpita dall’epidemia. E lì si sono scatenati, con offese che un tempo sarebbero valse l’accusa di vilipendio».

E quindi basta, stop a notizie e commenti.

Era diventato qualcosa che non ci rappresent­ava. E attenzione, non si tratta di una fuga davanti a un nemico vigliacco, che troppe volte si nasconde dietro falsi account. Al contrario: significa non regalare più spazio a chi interviene solo per distorcere e insultare. Valutare se sia possibile recuperare in altro modo il traffico perso. Non esiste solo Facebook».

Vi siete rivolti anche alla - come dire - casa madre.

«Sì, ne sto parlando direttamen­te con la persona che si occupa per Facebook dei rapporto con le testate giornalist­iche, si è anche creato un bel rapporto di confronto e collaboraz­ione. Tenete però conto che frenare quest’immane ondata è difficile. Senza contare che in Italia Facebook conta solo due responsabi­li. E comunque, o cambiano le regole o il gioco non vale».

Diceva della necessità di trovare altre vie.

«Ma sì, il discorso resta sempre quello di fare comunità, di creare un gruppo più vasto possibile di interlocut­ori, ma che vogliano essere tali. In questo noi del Giornale di Brescia siamo privilegia­ti: riusciamo ad arrivare alla gente tutti i giorni attraverso le copie cartacee e la nostra television­e. E poi certo, internet e i social. Ma la situazione è da ricalibrar­e».

La gente è così incattivit­a? «Penso che il discorso vada affrontato su due piani diversi. Da una parte i cittadini davvero esasperati, travolti dall’emergenza sanitaria e ora da una profonda crisi economica e sociale, tanto da essere diventati rancorosi. Ovviamente questo non aiuta un confronto pacato. Poi però c’è l’altro piano».

Quello per l’appunto degli odiatori senza se e senza ma.

«Ne abbiamo fatto esperienza più o meno tutti: a loro non interessa discutere, solo dare sfogo alla propria rabbia rivolta contro tutto e tutti. É a questi che bisogna togliere la ribalta. Noi ci stiamo provando».

■ Stefano e Carla. Lui alpino. Lei la sua «stella alpina». Una vita insime, l’amore, i sogni vissuti mano nella mano. Poi arrivano la malattia e il Covid. E Stefano non può più andare a trovare la moglie ricoverata. E dunque improvvisa una serenata bellissima sotto le finestre dell’ospedale di Castelsang­iovanni (Piacenza) dove è ricoverata mentre lei lo guarda da dietro il vetro e sorride. La serenata ha fatto il giro dei social. E tutti hanno sperato nel lieto fine. Ieri però è arrivata la notizia: Carla è morta e Sefano è rimasto solo: «Sono un alpino e ho perso la mia stella alpina», ha detto.

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Nunzia Vallini

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