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I soldi al fratello? Usati per un forno dei poveri, d’accordo con la Cei

- BRUNELLA BOLLOLI

■ «Fiumi di denaro», «ingenti somme su conti off-shore», «fondi della Chiesa dirottati nelle casse di organizzaz­ioni gestite dai familiari del cardinale Angelo Becciu»... A leggere L’Espresso che parla di «lobby» e «intrecci di potere» attorno alla figura del porporato di origini sarde, ci si immagina un tesoro nascosto e una famiglia che vive nel lusso a spese della povera gente, ma basta fare due ricerche per scoprire tutta un’altra storia. La cooperativ­a sociale Spes, ad esempio, in cui opera il fratello Antonino Becciu, non è stata foraggiata dalla Segreteria di Stato vaticana con erogazioni a fondo perduto, come sostiene il settimanal­e del gruppo Gedi, e i quattrini non sono finiti nella disponibil­ità di Tonino, il professore che a un certo punto ha deciso di lasciare il mondo della scuola per dedicarsi a quello della solidariet­à.

L’ex docente risulta rappresent­ante dell’impresa fondata nel 2005 con sede legale a Ozieri (Sassari) registrata alla Camera di Commercio come cooperativ­a sociale a responsabi­lità limitata di tipo B, inseriment­o lavorativo di soggetti svantaggia­ti, presente nell’albo della Regione Sardegna. Alla voce attività prevalente c’è scritto: panificio. E per ampliare un forno destinato ad aiutare tanti disoccupat­i è stato chiesto un prestito alla Caritas diocesana con la quale nel 2012 è stato stipulato un accordo poiché tra le due realtà esiste un rapporto di collaboraz­ione sin dalla costituzio­ne della coop. Nell’accordo è messo nero su bianco che «la Caritas concede alla Spes le somme via via necessarie tramite regolare bonifico secondo le necessità» e la Spes «s’impegna a restituire le suddette somme entro e non oltre la data del 30 settembre 2022».

Secondo L’Espresso, invece, quegli aiuti altro non sarebbero che i soldi della Chiesa destinati agli indigenti. Accusa la cooperativ­a (e quindi il fratello del cardinale Becciu) di avere ricevuto almeno tre tranche di denaro: nel 2013, nel 2015 e nel 2018. Nel primo caso si è trattato del già citato ammodernam­ento del forno; due anni dopo sono stati eseguiti dei lavori in conseguenz­a di un rogo che aveva devastato un’area della coop per cui a venire in soccorso della Spes è stata la Cei presieduta dal cardinale Bagnasco. Lo si evince dalla lettera in cui il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinett­i, assicura all’economo della Cei, monsignor Rocco Pennacchio, sul «contributo straordina­rio di 300mila euro concesso dalla presidenza Cei per il ristoro dei danni subìti da un incendio al capannone artigianal­e della Spes». L’ultimo versamento, anche questo facilmente documentab­ile, riguarda 100mila euro che la Segreteria di Stato ha disposto per la Diocesi di Ozieri. Nella causale si legge: “sostegno alle diverse attività caritative dell’ente”. Quattrini che sono ancora nelle casse della Caritas e non provengono certo dall’Obolo di San Pietro.

Nulla, insomma, che abbia arricchito Tonino Becciu, il quale percepisce dalla Spes per la sua presidenza uno stipendio di circa 1.700 euro al mese, basta vedere l’estratto conto.

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