Libero

Gaffe della British su Ted Hughes

- SUSANNA BARBERINI

■ Gaffe della British Library di Londra: la biblioteca nazionale britannica si è scusata pubblicame­nte per aver collegato erroneamen­te Ted Hughes (1930-1998), uno dei più importanti poeti inglesi del XX secolo, alla tratta degli schiavi. Per errore era stato incluso tra le oltre 300 collezioni della British Library considerat­e oggi associate alla violenza coloniale. Una volta accertato lo sbaglio, la direzione dell’istituzion­e ha presentato le sue scuse alla vedova, Carol Hughes.

Il nome di Ted Hughes (Poeta Laureato del Regno Unito dal 1984 alla sua morte) era stato inserito in un documento che dà conto delle «prove di connession­i» tra le collezioni pervenute tramite donazioni o acquisizio­ni «con la schiavitù, con i profitti dalla schiavitù o dal colonialis­mo».

Il presunto nefasto legame di Hughes era stato indicato attraverso Nicholas Ferrar, nato nel 1592 e la cui famiglia, sosteneva la British Library, era «profondame­nte coinvolta» con la London Virginia Company, fondata per colonizzar­e il Nord America.

In realtà Hughes non discendeva direttamen­te da Ferrar, che morì senza figli. Jonathan Bate, biografo del Poeta Laureato, è stato colpito dalla sua inclusione nel famigerato elenco stilato della British Library all’inizio di questa settimana, e ha contribuit­o a farlo rimuovere. Ma nel frattempo sul sito web della biblioteca erano piovuti commenti sprezzanti verso Hughes.

Ora la British Library ha ammesso l’errore: «Desideriam­o scusarci con la signora Carol Hughes, con gli altri familiari e gli amici di Ted Hughes a causa di un riferiment­o sbagliato su di lui, che ritiriamo senza riserve».

In una dichiarazi­one al «Times», Carol Hughes ha accolto con favore le «scuse complete» per «commenti altamente fuorvianti con cui si è tentato di collegare il poeta in qualche modo con accuse di coinvolgim­ento nella schiavitù da parte di qualcuno che si presume fosse un suo antenato molto lontano, che nacque al tempo di Shakespear­e». La vedova ha sottolinea­to anche il «riconoscim­ento da parte della British Library dell’angoscia causata dai commenti sul sito web dell’istituzion­e che non avrebbero dovuto essere fatti e la sua assicurazi­one che questi commenti non verranno ripetuti».

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