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I segreti del Sassuolo

L’ufficio-stanzone di De Zerbi con una tv al centro, l’intuizione su Locatelli, la pazienza con Boga e un poster coi giocatori ideali da comprare: così i neroverdi si preparano a sfidare l’Inter (ore 15)

- CLAUDIO SAVELLI

■ «Non è che le gerarchie si sono capovolte», avvisa il mister Roberto De Zerbi. L’Inter resta «una grande squadra» mentre il Sassuolo «sta cercando di fare qualcosa in più di quanto previsto». La classifica smentisce la prima istanza e conferma la seconda: il Sassuolo, ancora imbattuto, è davanti di 3 punti sulla rivale in difficoltà e vincendo (alle 15, Sky Sport) si ritrovereb­be primo a +1 sul Milan per un giorno intero, come minimo.

De Zerbi non sta mettendo le mani avanti, non ne ha bisogno. Infatti «non firmerei per il quarto posto». Sa che il Sassuolo non è una sorpresa perché non è stato costruito in un giorno bensì in 2 anni e 5 mesi. Non per caso, è la terza gestione più longeva della Serie A, dopo altre due piuttosto ben funzionant­i (Gasperini all’Atalanta e Inzaghi alla Lazio).

Il Sassuolo - questo Sassuolo - nasce nella stanza dei bottoni dell’edificio di servizio dello Stadio Ricci, dove la squadra si allenava prima dell’inaugurazi­one del Mapei Football Center. De Zerbi cerca sempre di spiegare la genesi del suo gioco. Ai più fortunati la mostra. Ci fa strada su per le scale fino ad un’anonima porta industrial­e alle cui spalle si nasconde un unico, grande stanzone, senza pareti divisorie, arredato con scrivanie ai bordi e uno spazio per la tv al centro. Se si intende trasformar­e una piccola in una grande, perché questa è l’intima aspirazion­e del tecnico, dietro le quinte deve esserci il suo riflesso perfetto, altrimenti ciò che si predica è una pretesa, non una promessa.

RECLUTATO SU YOUTUBE

Nessuna divisione fisica nell’ufficio significa nessuna divisione “metafisica” nei flussi di lavoro, come tra i giocatori in campo: tutti con e per tutti in un confronto diretto e continuo. De Zerbi è il primo a mettersi in dubbio: sale sul piedistall­o solo quando decide, mai prima. Infatti la sua scrivania non è più grande né più bella delle altre e non per caso è lontana rispetto a quella di Davide Possanzini, il suo vice: i due riferiment­i abbraccian­o lo staff, non ne sono i vertici perché l’impostazio­ne del lavoro è circolare, non piramidale. Di fianco al mister siede Massimo Carcarino, Match Analyst. De Zerbi lo ha chiamato perché postava video su YouTube con le analisi tattiche del suo Foggia: «Pronto, Massimo, ti va di entrare nel mio staff?». È andata così, una di quelle cose da film. Il Match Analyst del Sassuolo non si dedica solo agli avversari di turno, quello è un lavoro da top-club iper strutturat­o, ma registra, rivede, analizza, compone video e report e infine allunga la mano verso la scrivania del mister. Le gioiose occhiaie di Massimo confermano.

I COLPI DI MERCATO

Sulla bianca parete di fronte è appeso un enorme foglio, come un poster, di quelli che si usano per gli scarabocch­i tattici, riempito da 11 liste, una per ogni ruolo del 4-3-3 che dopo il lockdown è evoluto nel 4-2-3-1, con una decina di nomi ciascuna. Inevitabil­e la domanda: cos’è? «La lista della spesa». Lo scouting è bilaterale, parte anche e soprattutt­o dallo staff e poi tocca a Carnevali e colleghi chiudere gli affari. Per ogni posizione, Massimo & Co. rintraccia­no e segnalano i giocatori ideali: vietato fotografar­e, ci chiedono gli altri due Massimo, quelli dell’ufficio stampa, raro esempio di disponibil­ità verso i media. E quindi niente scatti.

Nel ruolo di mezzala c’era segnato Manuel Locatelli: sarebbe arrivato un anno dopo e oggi, secondo mister De Zerbi, «è uno dei migliori centrocamp­isti italiani». Il ct Mancini se ne è accorto, la Juve pure e il Milan, suo malgrado, anche. In difesa c’era scarabocch­iato tale Demiral dell’Alanyaspor: chiedere alla Juve. In alto, a sinistra, barrato Boga Jeremie perché appena arrivato. «Scusi mister ma perché non lo fa mai giocare titolare?». «Non è ancora pronto e non voglio bruciarlo, ma vedrete», la risposta allora di De Zerbi. Stiamo vedendo.

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