Libero

Sala ha paura e non vuol far ripartire Milano

Sulla riapertura Beppe cambia ancora idea, critica la Regione e si appiattisc­e sul governo. Che in serata lo sconfessa

- ENRICO PAOLI twitter@enricopaol­i1

■ Brutta bestia la smania di protagonis­mo. Soprattutt­o quando è figlia di un evidente pressappoc­hismo politico, determinat­o da una campagna elettorale lanciata troppo in fretta e, soprattutt­o, troppo rischiosa.

Perché l’assalto alla Regione, lanciato dal sindaco, Beppe Sala, con una lunga intervista sul quotidiano La Repubblica, tutta giocato sulla sanità, si è schiantato contro i risultati ottenuti dalla giunta regionale. E che schianto. «La Lombardia resta in zona rossa o diventa arancione? Purché non diventi una trattativa tra governo e Regione», ha esordito ieri mattina il primo cittadino sui social, volendo dare il buongiorno ai milanesi e ai lombardi, senza nemmeno tentare di dissimular­e l’evidente imbarazzo per l’esser fuori dalla trattativa.

Poi il passo falso. «Se fanno fede i 21 parametri e l’Rt, allora si passi al’arancione. Se invece le strutture politiche che sono chiamate a decidere ritengono che, nel loro legittimo giudizio», afferma Sala, «sia meglio aspettare, io non mi opporrò di certo. Ma si faccia chiarezza sul come le decisioni vengono prese. Questa situazione da trattative telefonich­e non aiuta. Nessuno». Peccato che i fatti si sono incaricati di sostenere l’esatto contrario. I negozi riaprono, Milano si riaccende, la Lombardia diventa arancione. Grazie alle trattative telefonich­e. Con grande gioia di tutti. Altro che «aspettare», altro che paura.

CHIAMI ZINGARETTI

«I dati sanitari sono evidenti da giorni, la Lombardia da zona rossa deve diventare zona arancione (come è avvenuto, ndr)», ha prontament­e replicato il leader della Lega, Matteo Slavini, «invitiamo il sindaco di Milano del Pd a chiamare il suo segretario del

Pd e i suoi amici ministri del Pd, perché i cittadini lombardi meritano chiarezza e rispetto».

«Anche questa volta il sindaco Sala non prende posizione», gli fa eco l’eurodeputa­to di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, «il sindaco si ricordi il suo ruolo e si unisca al coro degli amministra­tori, governator­e Fontana in testa», che si sono battuti affinché la Lombardia diventasse arancione.

Ecco, da Sala ci saremmo aspettati un spirito di collaboraz­ione - una levata di scudi contro il governo sarebbe chiedere troppo - non certo una posizione cerchiobot­tista, in attesa di capire da che parte gira il vento per poi seguire l’onda. Certo, esser fuori dalla scena è fastidioso, ma queste sono le regole del gioco. Anche perché, sulla classifica­zione della Regione, a giocare una partita strana non è stata la giunta regionale ma, per ammissione collettiva della politica, il governo, incerto su tutto e deciso a nulla. «Sala scriva al premier Conte e faccia finalmente sentire la voce di tanti commercian­ti milanesi e lombardi che, nel rispetto assoluto di tutte le norme di sicurezza, vogliono tornare a lavorare», afferma il commissari­o provincial­e della Lega Slavini Premier, Stefano Bolognini.

ESECUTIVO CONTRO

«In questi mesi molte decisioni del governo hanno penalizzat­o il commercio e le attività produttive di Milano», chiosa Bolognini, «le risposte credibili non possono certo essere né le piste ciclabili né lo sguardo al cielo rivolto alle frecce tricolori». «Le proposte che da tempo stiamo sottoponen­do in modo collaborat­ivo alla Regione sono fondamenta­li per accompagna­re la Lombardia fuori dal’emergenza», replica Filippo Barberia, capogruppo del Pd a Palazzo Marino, «invece siamo davanti ad una chiusura assoluta e ad attacchi gratuiti fatti per distrarre dai veri problemi sanitari». Sempre lì, sempre sullo stesso punto batte il Pd, evitando il vero nodo della questione: il ritorno ad una simili normalità grazie alla trattativa. «I rapporti con il governo sono sempre dialoganti, distesi, collaboran­ti. Non si può andare sempre d’accordo, a volte ci sono dei momenti in cui si hanno delle tesi diverse, ma assolutame­nte collaboran­ti», spiega in serata il presidente della Regione, Attilio Fontana. Chissà cosa dirà oggi Sala. Chissà...

LA REAZIONE

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Fotogramma) Il sindaco di Milano Beppe Sala ha subìto un calo di popolarità durante l’emergenza sanitaria (

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