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Dai giudici altro colpo a Berlusconi: illegittim­e le quote in Mediolanum

Dopo la sentenza che ha di fatto lasciato mano libera a Vivendi su Mediaset, la Cassazione conferma che Fininvest non poteva salire oltre il 10% nella banca fondata da Ennio Doris

- NINO SUNSERI

■ Non è proprio un buon momento per il gruppo che fa capo a Silvio Berlusconi. In due giorni ha incassato una vittoria piccola piccola nella lunga vertenza che oppone Mediaset a Vincent Bollorè, gran capo di Vivendi a proposito della rottura del contratto d’acquisto Premium. Ieri ha perso in Cassazione su Banca Mediolanum.

La sconfitta di ieri brucia consideran­do che adesso Fininvest sarà costretta a liquidare gran parte della sua partecipaz­ione nell’istituto fondato da Ennio Doris. Dopo più di quarant’anni si rompe uno dei sodalizi più rodati della finanza italiana.

La Corte di Cassazione ha, infatti, definitiva­mente respinto il ricorso presentato da Fininvest in merito al congelamen­to dei diritti di voto della sua partecipaz­ione (30%) in Banca Mediolanum. Il verdetto ha confermato quanto già stabilito dal Consiglio di Stato due anni fa.

Con sentenza dell’8 marzo, ma resa pubblica solo ieri, le Sezioni unite hanno bocciato la richiesta della holding della famiglia Berlusconi che impugnava la sterilizza­zione in una fiduciaria della partecipaz­ione eccedente il 9,99% nella banca fondata da Doris. Lo stop era stato disposto da Banca d'Italia nell'ottobre del 2014 in quanto, a seguito della condanna per frode fiscale, Silvio Berlusconi risultava privo dei requisiti di onorabilit­à. Ricordiamo che nel frattempo Mediolanum era stata oggetto di una fusione per incorporaz­ione nella controllat­a Banca Mediolanum e di conseguenz­a gli azionisti erano divenuti titolari di una partecipaz­ione diretta in un istituto di credito. In seguito a questa operazione la competenza era passata alla Bce Nell'ottobre del 2016 la Vigilanza europea aveva confermato il’interdizio­ne di Banca d’Italia: Berlusconi, in quanto azionista di maggioranz­a di Fininvest, non poteva diventare titolare della partecipaz­ione bancaria essendo sprovvisto dei requisiti di onorabilit­à.

Va detto però che per chiudere definitiva­mente questa partita occorre attendere l’ultimo risponso in sede europea. Fonti vicine a Fininvest, infatti, fanno sapere che è pronto un altro ricorso. Questa volta presso la Grande Sezione della Corte di giustizia Ue. Si tratta del l’unico giudice abilitato a decidere sui provvedime­nti della Bce oltre agli eventuali vizi degli atti preparator­i della Banca d'Italia. Toccherà quindi al tribunale europeo esprimersi ancora una volta per chiudere la questione. Sembra comunque un tentativo disperato visto che la Corte europea si era già pronunciat­a sulla legittimit­à del verdetto del Consiglio di Stato.

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