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Anziani soli. Decine di richieste di aiuto

Chi chiede aiuto per la spesa, chi domanda le medicine. Qualcuno cerca solo una voce con cui parlare. Le associazio­ni protestano: il Comune non ha fatto abbastanza per tutelare i vecchi

- MIRIAM ROMANO

■ Anche in quest’anno, pur con il Covid che non è più una minaccia pericolosa come nel 2020, si registra un boom di chiamate al centralino del piano caldo del Comune.

A a comporre lo 020202, ogni giorno, sono tra trenta e quaranta anziani di media. Chi richiede il pasto a domicilio, chi vuole essere accompagna­to a una visita medica, chi è sempliceme­nte solo e ha bisogno di parlare con qualcuno. E l’associazio­ne Seneca Onlus, che si occupa di assistenza domicialia­re agli anziani, imputa a Palazzo Marino «l’eccessivo numero di assistenti sociali in smart working. Le visite a domicilio da parte degli assistenti sociali del Comune sono molto rare. Gli anziani, in questo modo, sono lasciati a loro stessi per troppo tempo».

■ È una di quelle case dove gli oggetti spariscono tra pile di giornali accartocci­ati o montagnett­e di vestiti non stirati. Erminia passa dalla sedia in cucina dove sorseggia il caffè, preparato con una vecchia moka, in una tazzina sbeccata, alla poltrona graffiata agli angoli dal gatto. Guarda la telenovela delle tre del pomeriggio e poi attende una chiamata. Risponde al primo squillo del telefono. È una volontaria che la cerca, con cui ha appuntamen­to a quell’ora precisa del pomeriggio.

È una dei tanti anziani che a Milano richiedono assistenza. Persone rimaste ancora più sole dopo il Covid. Perché hanno perso i coniugi, gli amici, o i punti di riferiment­o nel quartiere: le associazio­ni, le bocciofile, i centri aggregativ­i.

Quello che è certo è che nemmeno quest’anno le chiamate al centralino del piano caldo del Comune, tra fine luglio e il mese di agosto, sono calate: a comporre lo 020202, ogni giorno, sono tra trenta e quaranta anziani di media. Chi richiede il pasto a domicilio, chi vuole essere accompagna­to a una visita medica, chi è sempliceme­nte solo e ha bisogno di parlare con qualcuno.

«Da solo il Comune non ce la fa a gestire l’assistenza agli anziani: sono migliaia ogni anno le persone che hanno bisogno» spiega Roberta Garbagnati, presidente dell’Associazio­ne Seneca Onlus che dal 1998 offre assistenza agli anziani in città grazie a più di 200 volontari. Con il programma ‘Dimissioni protette’, Seneca Onlus offre anche assistenza domiciliar­e agli anziani appena dimessi dall’ospedale.

«Il problema è che il Comune ha investito pochi fondi nell’assistenza agli anziani.

ASSOCIAZIO­NE SENECA « Il problema è che il Comune ha investito pochi fondi nell’assistenza agli anziani. Programmi di accompagna­mento, come il taxi solidale, sono affondati», spiega Roberta Garbagnati. «Le richieste sono state gestite in modo frettoloso. Ora sono finiti i fondi e il trasporto degli anziani è per lo più affidato alle associazio­ni. Il settore privato non può sopperire alle inefficien­ze del pubblico»

Programmi di accompagna­mento, come il taxi solidale, sono affondati», spiega. «Le richieste sono state gestite male e in modo frettoloso. Ora sono finiti i fondi e il trasporto degli anziani è per lo più affidato alle associazio­ni. Il settore privato, però, non può sopperire alle inefficien­ze del pubblico», aggiunge. Altro problema che la presidente di Seneca Onlus imputa a Palazzo Marino è quello «dell’eccessivo numero di assistenti sociali in smart working. Le visite a domicilio da parte degli assistenti sociali del Comune sono molto rare. Gli anziani, in questo modo, sono lasciati a loro stessi per troppo tempo» spiega.

L’assistenza offerta dallo 020202 sarebbe quasi esclusivam­ente telefonica. «Ma gli anziani - continua - hanno bisogno di contatto umano. Inoltre, molti, quando compongono il numero e si trovano a dover aspettare diversi minuti prima di venire in contatto con un operatore, si arrendono».

Per ottenere assistenza, gli anziani devono presentare dei documenti che attestino determinat­i requisiti, come l’Isee. «Come possono gli anziani da soli riuscire a sbrigare queste pratiche? Si trovano in balìa dei figli e nipoti che spesso hanno poco tempo. Così le pratiche si accumulano e intanto gli anziani soffrono a casa da soli» spiega ancora. Eppure ci sono situazioni dove occorre intervenir­e il prima possibile. «Come il caso di una signora che viveva da sola con il cane: il livello di sporcizia in quella casa era incredibil­e. La donna si cambiava da sola nel letto il pannolone senza avere la forza di gettarlo nella spazzatura». O ancora anziani accompagna­ti da coniugi affetti da demenza senile o figli con problemi psichiatri­ci.

«Il Comune di Milano non investe più nell’assistenza agli anziani», spiega Tiziana Maiolo, già assessore alle Politiche Sociali della giunta Albertini. «È un problema di priorità di bilancio, piuttosto che di ideologie: molti fondi vengono stanziati per l’assistenza ai minori non accompagna­ti, ovvero agli stranieri. Milano però ha una popolazion­e che per il 30 per cento è formata da anziani. Sono i primi in città ad avere bisogno di assistenza».

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