Marie Claire (Italy)

Ses­so scor­ret­to

CHE PIA­CE­RE È SE DI­VEN­TA UN’AR­MA

- di Maria Ele­na Bar­na­bi i l lu­stra­zio­ne di Brian Stauf­fer Sexism · Sex · Sexual Abuse · Discrimination · Human Rights · Society · Relationships & Sex · Violence and Abuse · Harvey Weinstein · Louis C.K. · Italy · Charles Bukowski · Philip Roth · United Nations · Us (2019 film) · Tor · Rome · A.S. Roma · Fausto Brizzi · Tissot · Pornhub

Ma­stur­ba­to­ri se­ria­li, ma­schi che a un or­ga­smo con­di­vi­so pre­fe­ri­sco­no l’au­toe­ro­ti­smo. Riflession­i fem­mi­ni­li sul tema

AL­LO­RA DITELO. Al­lo­ra ditelo voi uo­mi­ni che sie­te un eser­ci­to di ma­stur­ba­to­ri se­ria­li. Im­ma­tu­ri, nar­ci­si, in­ter­rot­ti, ina­de­gua­ti. Per­ché tutt’a un trat­to vi com­por­ta­te co­me do­di­cen­ni e la vo­stra mag­gio­re tra­sgres­sio­ne è fa­re au­toe­ro­ti­smo di fron­te ad at­tri­ci, gior­na­li­ste, col­le­ghe? I FAT­TI: Har­vey Wein­stein, il pro­dut­to­re fon­da­to­re del­la Mi­ra­max, è sta­to ac­cu­sa­to da più don­ne di mo­le­stie ses­sua­li. In al­cu­ni ca­si si trat­ta­va di stu­pri. In al­tri di ma­stur­ba­zio­ni. Co­me quel­lo ri­guar­dan­te la gior­na­li­sta del­la Fox Lau­ren Si­van, da Wein­stein mes­sa in un an­go­lo del­la cu­ci­na del ristorante new­yor­ke­se So­cia­li­sta e co­stret­ta ad as­si­ste­re a una ma­stur­ba­zio­ne cul­mi­na­ta con l’eia­cu­la­zio­ne in un va­so di fio­ri. Poi c’è il ca­so del co­mi­co più cor­ret­ta­men­te scor­ret­to del mon­do: Louis C.K., che nei suoi stand-up di­ce ri­den­do di «non aver mai sal­ta­to un gior­no», ri­fe­ren­do­si all’au­toe­ro­ti­smo. È sta­to ac­cu­sa­to di aver co­stret­to al­cu­ne don­ne a guar­dar­lo men­tre si da­va pia­ce­re. Pro­prio lui che sul­le de­bo­lez­ze ma­schi­li ave­va co­strui­to una car­rie­ra... In Ita­lia an­che il re­gi­sta Fau­sto Briz­zi sem­bra che ab­bia in­du­gia­to nel­la pratica so­li­ta­ria di fron­te a un’aspi­ran­te at­tri­ce (ma è tut­to da di­mo­stra­re). Se al­cu­ni po­ten­ti del­lo sho­w­biz si com­por­ta­no co­sì, ti­pi af­fa­sci­nan­ti e bril­lan­ti che al lo­ro ar­co avreb­be­ro al­tre frec­ce per se­dur­ci, al­lo­ra que­sta ma­stur­ba­zio­ne a voi uo­mi­ni dà ve­ra­men­te al­la te­sta. DEL RE­STO OR­MAI È DA ANNI CHE HO CA­PI­TO. Da quan­do so­no ma­dre di un ma­schio ho dap­pri­ma no­ta­to con stu­po­re, poi ac­cet­ta­to con di­ver­ti­ta ras­se­gna­zio­ne e in­tui­zio­ne fem­mi­ni­le, che la co­sa più im­por­tan­te per gli uo­mi­ni non è il cal­cio, non è il ci­bo, non so­no le tet­te, ma il vo­stro caz­zo. Il pi­sel­lo oc­cu­pa gran par­te

del­la fan­ta­sia, dei di­scor­si, dei gio­chi e del­le bat­tu­te di un bam­bi­no. Del re­sto è una pre­sen­za in­gom­bran­te: al mat­ti­no è sempre eret­to, nel cor­so del­la gior­na­ta è sempre lì, a por­ta­ta di ma­no, pron­to per es­se­re pre­so in con­si­de­ra­zio­ne. Non è co­me la vul­va, che è na­sco­sta tra le gam­be, ce­la­ta al­la vista. Ai ma­schi ba­sta ab­bas­sa­re i pan­ta­lo­ni per pren­de­re co­scien­za dei ge­ni­ta­li. Cer­ta­men­te que­sta ana­to­mia ha fa­vo­ri­to l’ap­proc­cio al­la ma­stur­ba­zio­ne ne­gli uo­mi­ni, bio­lo­gi­ca­men­te pre­vi­sta: ne­gli anni del­la cre­sci­ta di­ven­ta ur­gen­za in gra­do di far su­pe­ra­re qual­sia­si re­mo­ra, ver­go­gna, senso di col­pa. La let­te­ra­tu­ra ab­bon­da di ma­stur­ba­to­ri: da Ga­brie­le D’An­nun­zio a Char­les Bu­ko­w­ski e Phi­lip Ro­th, in al­cu­ni dei lo­ro ro­man­zi i pro­ta­go­ni­sti lo fan­no al­le­gra­men­te più vol­te al gior­no ec­ci­tan­do­si con la lin­ge­rie del­le don­ne di fa­mi­glia o, all ’oc­cor­ren­za, bi­stec­che di fe­ga­to. DA DO­VE NA­SCE IL RAP­POR­TO OSSESSIVO DE­GLI UO­MI­NI CON LE SEGHE? For­se ol­tre che da un’im­pel­len­za fi­si­ca e da un ter­re­mo­to or­mo­na­le, na­sce dal senso di fa­re qual­co­sa di proi­bi­to, ché il ses­so migliore è quel­lo che si fa quan­do si tra­sgre­di­sce. La ma­stur­ba­zio­ne è sen­za dub­bio la pri­ma tra­sgres­sio­ne ses­sua­le che un ragazzo si tro­va ad af­fron­ta­re. Spre­ca­re il se­me è un ta­bù in ogni tra­di­zio­ne: per la me­di­ci­na ci­ne­se com­por­ta la di­sper­sio­ne dell’ener­gia vi­ta­le jing, tra gli ebrei è pe­ri­co­lo­so per­ché la po­po­la­zio­ne è esi­gua. Ov­via­men­te an­che tra i cat­to­li­ci è sempre sta­ta mal­vi­sta, co­sì co­me qual­sia­si ri­cer­ca del pia­ce­re. A se­di­men­ta­re il ta­bù in Oc­ci­den­te a me­tà del 1700 ar­ri­vò poi an­che il ce­le­bre trat­ta­to L’Ona­ni­sme del fran­ce­se Sa­mue­lAu­gu­ste Tis­sot, in cui si de­nun­cia­no gli ef­fet­ti col­la­te­ra­li e no­ci­vi del pia­ce­re so­li­ta­rio sul cor­po uma­no. MA C’È DI PIÙ, PER I MA­SCHI LA MA­STUR­BA­ZIO­NE È UN RI­CAT­TO nel­la lot­ta tra i ses­si, contro noi don­ne che da sempre ab­bia­mo un po­te­re su di lo­ro, quel­lo cioè di es­se­re fan­ta­sia e car­ne del lo­ro de­si­de­rio. Fin­ché non era­va­mo che quel­lo, la cri­si del ma­schio non c’era: l’uo­mo era uo­mo, la don­na era don­na. Ora non sia­mo più so­lo og­get­to del de­si­de­rio, ma sog­get­ti con suc­ces­so, sol­di e po­te­re. Gli equi­li­bri cam­bia­no. Ora sia­mo, o sa­re­mo, pa­ri. E quin­di lo­ro non ci stan­no più a es­se­re di­pen­den­ti da noi per quan­to ri­guar­da il ses­so. L’uo­mo che si ma­stur­ba di fron­te a noi e ci fa as­si­ste­re all’au­tar­chia ses­sua­le ci vuo­le di­re che non gli ser­via­mo più. Ci vuo­le di­re che il no­stro an­ti­co po­te­re è fi­ni­to, di­sper­so nell’aria, co­sì co­me di­sper­si nell’aria e quin­di ste­ri­li sa­ran­no gli sper­ma­to­zoi che nel gi­ro di po­chi mi­nu­ti pro­iet­te­rà al di fuo­ri del suo or­ga­ni­smo. L’uo­mo che si ma­stur­ba di fron­te a noi com­pie un at­to estre­mo di li­ber­tà, esat­ta­men­te co­me An­ti­go­ne che, pri­gio­nie­ra, si ri­bel­la all’au­to­ri­tà e si suicida, per­ché è di sui­ci­dio (de­gli sper­ma­to­zoi) che par­lia­mo. CER­TO, BI­SO­GNA PU­NI­RE GLI ABU­SI SES­SUA­LI, gli esi­bi­zio­ni­smi e le mo­le­stie. Mo­stra­re gli or­ga­ni ses­sua­li a una per­so­na e per­for­ma­re di fron­te a lei un at­to ses­sua­le so­li­ta­rio sen­za che ci sia con­sen­so è un rea­to e co­me ta­le va pu­ni­to. Con tut­to il re­sto, con que­gli 80 mi­lio­ni di uten­ti che Por­n­hub ha ogni gior­no (mol­ti dei qua­li so­no no­stri com­pa­gni, no­stri fi­gli, no­stri ami­ci, no­stri ex), do­vrem­mo for­se usa­re un po’ di cle­men­za, sen­za sen­tir­ci de­frau­da­te o in­sul­ta­te o sor­pre­se. La do­man­da è: noi sia­mo pron­te ad ab­ban­do­na­re il de­li­rio di con­trol­lo sui lo­ro or­ga­smi? Noi sia­mo pron­te a non sen­tir­ci in­sul­ta­te quan­do dia­mo un’oc­chia­ta al­la cro­no­lo­gia di Sa­fa­ri e sco­pria­mo che lui ha vi­si­ta­to si­ti por­no? Noi il no­stro or­ga­smo ce lo sia­mo ri­pre­se ven­ti o tren­ta anni fa con la ri­vo­lu­zio­ne fem­mi­ni­sta. Le mil­len­nial og­gi san­no co­me dar­si pia­ce­re (si spe­ra), non di­sde­gna­no l’uso di sex toy spe­ci­fi­ca­men­te stu­dia­ti per lo­ro, fan­no ses­so pro­tet­to, spe­ri­men­ta­no con gio­ia e leg­ge­rez­za l’es­se­re na­tu­ral­men­te bi­ses­sua­li. Gli uo­mi­ni da po­chi anni pro­va­no l’eb­brez­za di ave­re a che fa­re con una pre­da ses­sua­le che è ta­le so­lo per scel­ta, non per con­di­zio­ne. Non san­no co­me com­por­tar­si. E ri­co­min­cia­no dai fon­da­men­ta­li: dal­la ma­stur­ba­zio­ne. Se è sa­na la­scia­mo­glie­la. Co­me è giu­sto la­sciar­gli la bir­ra con gli ami­ci, il cal­cet­to del mar­te­dì o la Cham­pions. (Ha con­tri­bui­to Em­ma­nue­le A. Jan­ni­ni, do­cen­te di Ses­suo­lo­gia me­di­ca all’Uni­ver­si­tà Tor Ver­ga­ta di Roma)

«Tra gli 80 mi­lio­ni di uten­ti di Por­n­hub ci so­no i no­stri com­pa­gni, i no­stri fi­gli, i no­stri ami­ci, i no­stri ex...»

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