Marie Claire (Italy)

Mo­da etc

Fi­glia d’ar­te, Ge­nea Lardini vuo­le crea­re un’ele­gan­za sar­to­ria­le e sor­pren­den­te. Obiet­ti­vo: far cre­sce­re le col­le­zio­ni fem­mi­ni­li

- di Ales­san­dro Ar­gen­tie­ri Fashion · Fashion & Beauty · Ancona · Prince Andrew, Duke of York · Arte · London · Japan · Every Day · George Orwell · The Divine Comedy · Central Saint Martins · Nineteen Eighty-Four · Maria Callas

Ge­nea Lardini: se il sar­to­ria­le è sentimenta­le

PIP­PI CALZELUNGH­E So­no le pri­me pa­ro­le che pro­nun­cia Ge­nea Lardini per spie­ga­re la sua col­le­zio­ne. La fa­vo­la tv sve­de­se è pe­rò tra­sla­ta in una realtà tut­ta na­tu­ra e sar­to­ria­li­tà, gra­zie a que­sta fi­glia d’ar­te, giun­ta al­la ter­za sta­gio­ne co­me designer del­la linea fem­mi­ni­le del mar­chio di fa­mi­glia. Da qua­rant’anni, in­fat­ti, Lardini è fa­mo­so in­ter­na­zio­nal­men­te per i ca­pi­spal­la ma­schi­li, cui tut­ti ri­co­no­sco­no un’in­con­te­sta­bi­le qua­li­tà e uno sti­le tut­to ita­lia­no e mo­der­no. 900 so­no le per­so­ne che la­vo­ra­no nel­le se­di di Fi­lot­tra­no, in pro­vin­cia di An­co­na, con una pro­du­zio­ne al 99 per cen­to de­di­ca­ta all’uo­mo. L’uno per cen­to ri­guar­da la mo­da don­na, ma gra­zie a Ge­nea (il suo no­me si rial­lac­cia all’an­ti­co ter­mi­ne “ge­ne­sis”, “na­sci­ta”, “ini­zio”) si spe­ra in un au­men­to del­le per­cen­tua­li. Del re­sto, è un ri­tor­no al­le ori­gi­ni: nel 1978 i fra­tel­li Lui­gi, Andrea, Lo­re­na e in se­gui­to Annarita Lardini rea­liz­za­va­no pro­prio ca­pi fem­mi­ni­li per le grif­fe del prêt-à-por­ter ita­lia­no, al­lo­ra al­lo sta­to na­scen­te. Og­gi, ol­tre a es­se­re il pri­mo

spon­sor del­la squadra di pal­la­vo­lo se­rie A1, han­no chie­sto a Ge­nea (fi­glia di Lui­gi) di svi­lup­pa­re il wo­men­swear. For­te dei suoi stu­di all’Accademia d’Ar­te di Firenze e al­la Cen­tral Saint Mar­tins di Lon­dra, non so­lo si è di­chia­ra­ta pron­ta, ma ha an­che con mol­te sor­pre­se da ri­ve­la­re. LE ASTUZIE È più fa­ci­le far­la par­la­re dei suoi ca­ni (Dia­na e Dé­jà Vu) e gat­ti (Sas­so e Ros­so) che del suo lavoro. È ti­mi­da: «Ho ini­zia­to qua­si per gio­co e an­co­ra ades­so sia­mo in po­chis­si­mi a la­vo­ra­re su que­sto progetto. Per la pri­ma sta­gio­ne ho pen­sa­to al Giap­po­ne, per la se­con­da ai dan­dy di Har­lem. Que­sta vol­ta mi ha at­trat­to il per­so­nag­gio an­ti­cli­ché di Pip­pi­lot­ta Vik­tua­lia Rull­gar­di­na Suc­cia­men­ta Efrai­sil­la Calzelungh­e (li pro­nun­cia sor­ri­den­do con una me­mo­ria di fer­ro, ndr). Ve­stir­si si­gni­fi­ca an­che sor­pren­der­si e non è ve­ro che sia sta­to già fat­to e det­to tut­to. Qual­che esem­pio? Ho tra­sfor­ma­to una giac­ca in un body da por­ta­re a pel­le co­me una ca­mi­cia. Ho vo­lu­to an­che pan­ta­lo­ni am­pi e lar­ghi nel­la par­te cen­tra­le e af­fu­so­la­ti al­la ca­vi­glia per­ché la mo­da ser­ve an­che a na­scon­de­re le im­per­fe­zio­ni ed esal­ta­re tut­to il re­sto». QUE­STIO­NE DI CUL­TU­RA Nel­le sue creazioni tri­bu­ta mil­le re­fe­ren­ze al­la storia del costume. «È ve­ro: og­gi c’è trop­pa mo­da e trop­po caos. Ma tut­to que­sto è do­vu­to an­che al vo­ler osten­ta­re tut­to e trop­po in fret­ta. C’è bi­so­gno di ab­bi­na­men­ti e di so­lu­zio­ni che de­fi­ni­sco “puliti”, lon­ta­ni da ba­roc­chi­smi e da de­co­ri più o me­no scon­ta­ti. Pri­ma c’è la per­so­na, poi il ve­sti­to. Si può ren­de­re ogni ca­po più ori­gi­na­le e an­che più se­du­cen­te: a una giac­ca ne­ra ho ag­giun­to del­le bal­ze tra­spa­ren­ti per­ché vo­le­vo da­re ver­ve a ogni mo­vi­men­to. Sui re­vers di un al­tro ca­po­spal­la trion­fa­no applicazio­ni ton-sur-ton. E per­ché non por­ta­re, al­me­no per la se­ra, una gon­na in tul­le?». NON SO­LO MU­SEI «Non im­por­ta l’età, con­si­glio a tut­te di tuf­far­si nell’ar­te: è un pro­ces­so che cam­bia la per­ce­zio­ne del­la vi­ta. Rap­pre­sen­ta il ri­go­re, la cul­tu­ra, l’edu­ca­zio­ne e lo sva­go. A me ser­ve an­che per il lavoro: par­to dai col­la­ge su cui poi di­pin­go le si­lhouet­te. Tut­te le no­stre stam­pe so­no esclu­si­ve, di­se­gna­te da me. Una ri­pren­de l’al­be­ro, ed è sta­ta usa­ta per le foto del­la col­le­zio­ne. Era il di­se­gno di un bam­bi­no che ho rie­la­bo­ra­to e co­lo­ra­to». L’AT­TI­TU­DI­NE «“No­thing will be as be­fo­re” è una fra­se in cui de­ve ri­co­no­scer­si ogni don­na. Ogni gior­no de­ve por­ta­re dei cam­bia­men­ti. L’im­por­tan­te è ave­re e ot­te­ne­re ri­spet­to». DE­SI­DE­RIO DI PERDERSI «Vor­rei suc­ce­des­se, più che in una cit­tà, nel­la let­tu­ra. Mi è suc­ces­so con 1984 di Geor­ge Or­well, ma an­co­ra di più ri­cor­do un’estate in cui ho let­to e ri­let­to un can­ti­co de La Di­vi­na Com­me­dia. La­scian­do­si tra­spor­ta­re, si sco­pre qual­co­sa di nuovo su noi stes­si e sul mon­do che ci cir­con­da».

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A LA­TO. GE­NEA LARDINI NEL­LO STUDIO A FI­LOT­TRA­NO (CO­MU­NE DEL­LE MARCHE IN PRO­VIN­CIA DI AN­CO­NA) DO­VE CREA SEMPRE AC­COM­PA­GNA­TA DAL­LA FE­DE­LE DIA­NA, UN CA­NE DA CAC­CIA DI CUI SI È IN­NA­MO­RA­TA AL CANILE. SOT­TO DUE COL­LA­GE CREA­TI PER­SO­NAL­MEN­TE DA GE­NEA PER LA...
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 ??  ?? DALL’AL­TO. GLI SCHIZZI PER LA P/E 2018. A LA­TO. GIAC­CA CON CHIU­SU­RA A BODY IN ORGANZA (570 E), GON­NA CON TA­SCHE APPLICATE (205 E) E CRAVATTINO IN SETA JAC­QUARD (91 E). GIAC­CA SAR­TO­RIA­LE CON CHIU­SU­RA A BODY (725 E) E PAN­TA­LO­NI A VI­TA AL­TA IN COTONE (180...
DALL’AL­TO. GLI SCHIZZI PER LA P/E 2018. A LA­TO. GIAC­CA CON CHIU­SU­RA A BODY IN ORGANZA (570 E), GON­NA CON TA­SCHE APPLICATE (205 E) E CRAVATTINO IN SETA JAC­QUARD (91 E). GIAC­CA SAR­TO­RIA­LE CON CHIU­SU­RA A BODY (725 E) E PAN­TA­LO­NI A VI­TA AL­TA IN COTONE (180...

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