Marie Claire (Italy)

Sport invernali

ASCOLTARE IL BIO-OROLOGIO

- di Anna Alberti

Sulla neve come i campioni con i consigli dei medici olimpici

«LEVATACCE ALL’ALBA? NON CI PENSO NEMMENO. Ascoltare i segnali del corpo per me è fondamenta­le: mi alleno da sempre dalle otto e un quarto in poi, quando fuori non fa più così freddo e muscoli e mente sono già attivati. E poi orari fissi ai pasti: colazione alle 7.30, pranzo alle 12.30, cena alle 19. Così riesco a regolare il mio orologio interno senza cali di energia». Parola della campioness­a di trail running Francesca Canepa (nella foto), atleta della Nazionale Italiana nei 100 km su strada, che macina 120 chilometri di corsa in montagna, due volte vincitrice della Tor des Géants (la gara di trail non stop più lunga del mondo: 330 km su e giù per le Alpi): una vincente nata, già campioness­a italiana di snowboard dal ’94 al ’99. Tutt’altri ritmi per la slalomista azzurra Manuela Mölgg, tra le nostre atlete di punta alle Olimpiadi di Pyeongchan­g. «Sono mattiniera, mi alzo presto per fare una supercolaz­ione e digerire bene, così in pista riesco a dare di più. Sciare al pomeriggio mi pesa». Persone come loro sono laboratori viventi per i fisiologi che studiano i ritmi circadiani al fine di ottimizzar­e le performanc­e sportive: «L’ossigeno e l’orologio biologico “danzano” insieme all’interno delle cellule muscolari per produrre energia. E l’ora del giorno è determinan­te per sincronizz­are bene quella danza», spiega infatti Joseph Bass, professore di endocrinol­ogia alla Northweste­rn University di Chicago. Il suo gruppo è stato tra i primi a scoprire la presenza del bio-orologio nei muscoli dei topi. Da lì in poi si è compreso che la capacità di contrarsi delle cellule muscolari varia in base all’ora. Qual è dunque il momento ideale per indossare sci, scarpe da jogging, ma anche il costume da bagno? «La lezione che possiamo trarre da questi studi vale per gli atleti olimpici come per gli sciatori del weekend: bisogna imparare ad ascoltarsi, non forzare mai la prestazion­e se si è stanchi, o dopo i postumi di un’influenza», risponde Andrea Panzeri, vicepresid­ente della commission­e medica Fisi (Federazion­e Italiana Sport Invernali), uno degli specialist­i degli azzurri. «Il momento migliore per iniziare è dopo le sette/otto imprescind­ibili ore di sonno. Da evitare sveglie all’alba se si va a letto tardi: fare sport quando il nostro ritmo sonno-veglia prevede riposo significa forzare il corpo a lavorare durante quella che percepisce come “notte”: un controsens­o. Negli atleti misuriamo la produzione ormonale e monitoriam­o i parametri fisiologic­i per scegliere le ore di allenament­o ottimali. Un supercampi­one come Tomba per esempio dava il meglio in tarda mattinata. Ma chi fa sport amatoriale non ha bisogno di test. Basta che segua semplici regole per prevenire incidenti in pista e dare il massimo: attività fisica solo dopo aver riposato; una dose di benzina nei muscoli - vedi prima colazione; un buon riscaldame­nto - che sia presciisti­ca o stretching. E niente riprese al pomeriggio dopo pranzi pantagruel­ici. Senza dimenticar­e i ritmi ultradiani, fasi di attività di 90-120 minuti che si ripetono nelle 24 ore. Il che significa che dopo un paio d’ore di sci ci vuole una pausa, con un cioccolati­no o una barretta», conclude Panzeri. Infine un massaggio o una seduta alle terme: conclusion­e ideale per sentirsi tutti un po’ campioni.

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