Sen­ti­men­ta­li­sti ano­ni­mi,

Marie Claire (Italy) - - SOMMARIO - di Chia­ra Gam­be­ra­le

Ave­va vent’an­ni Se­re­nel­la, quan­do l’ha spo­sa­to, e tut­ti con­tro. I suoi ge­ni­to­ri. Le ami­che. Lui. Pu­re lui ave­va con­tro Se­re­nel­la, so­prat­tut­to lui. Per­ché non si può di­re che si fos­se­ro spo­sa­ti, quei due: era per l’ap­pun­to lei che ave­va spo­sa­to lui. Men­tre lui si era fat­to spo­sa­re. Le si era con­se­gna­to con l’aria di non far­lo ap­po­sta con cui fa­ce­va tut­to il resto. Per­fi­no la no­ti­zia che avreb­be­ro avu­to una fi­glia l’ave­va ac­col­ta co­sì. - Sem­bra in­dif­fe­ren­te, ma in real­tà pro­va le emo­zio­ni a mo­do suo. - Lo di­fen­de­va Se­re­nel­la con i ge­ni­to­ri e con le ami­che. In real­tà è un uo­mo in­ten­so e ap­pas­sio­na­to, si ri­pe­te­va ogni not­te, pri­ma di ad­dor­men­tar­si, men­tre as­sie­me al­la pan­cia cre­sce­va la pau­ra. Pian­ge­va, a vol­te: - Mi sen­to so­la. - Pro­va­va a dir­glie­lo. E lui: - Per­ché vuoi ro­vi­nar­mi que­sta tua gra­vi­dan­za? Non te ne puoi sta­re tran­quil­la e la­scia­re tran­quil­lo me? - Scu­sa. - Bal­bet­ta­va Se­re­nel­la. E si sen­ti­va an­co­ra più so­la. Ma poi era na­ta la bam­bi­na, la sua bam­bi­na: Se­re­nel­la pro­prio non ce la fa­ce­va a pen­sa­re che fos­se fi­glia di tut­ti e due. E nell’esat­to istan­te in cui l’oste­tri­ca gliel’ave­va at­tac­ca­ta al se­no ave­va ca­pi­to che tut­to era sta­to giu­sto se ora era ar­ri­va­ta lei. Do­po po­chi me­si era ri­ma­sta di nuo­vo in­cin­ta. - Che sen­so ha un al­tro fi­glio con un uo­mo che a sten­to si è ac­cor­to di aver­ne già una? - Le chie­de­va­no i so­li­ti ge­ni­to­ri, le so­li­te ami­che. - Ma io lo vo­glio. - Ri­spon­de­va lei. - Ec­co il sen­so. Poi quel­le due pa­ro­le era­no bru­cia­te nel­la boc­ca del gi­ne­co­lo­go e nel­le sue orec­chie: mal­for­ma­zio­ne ce­re­bra­le. Al­lo­ra lui una co­sa l’ave­va det­ta: - Abor­ti­sci. Nean­che “abor­tia­mo”. Abor­ti­sci. Un ver­bo im­pos­si­bi­le da usa­re all’im­pe­ra­ti­vo del­la se­con­da per­so­na sin­go­la­re. Ep­pu­re. E lei: - Ma io lo vo­glio. - Ave­va ri­pe­tu­to. Co­sì, men­tre quel­la se­con­da, lu­na­re fi­glia ar­ri­va­va, quell’uo­mo che non c’era mai sta­to se ne an­da­va. A quel pun­to lei si è cer­ca­ta un al­tro la­vo­ro, e co­sì di gior­no la­vo­ra­va nel so­li­to ne­go­zio, poi stac­ca­va, pre­pa­ra­va la cena per le bam­bi­ne, cor­reg­ge­va i com­pi­ti del­la pri­ma, pet­ti­na­va i ca­pel­li del­la se­con­da, le la­scia­va dai suoi ge­ni­to­ri e an­da­va a pe­sta­re ghiac­cio in un di­sco­pub. È lì che ha co­no­sciu­to Lo­ren­zo. E, do­po che è fi­ni­ta con Lo­ren­zo, Gui­do. Do­po Fran­ce­sco. Che era­no tre, ma sem­bra­va­no un uo­mo so­lo. Sem­bra­va­no l’uo­mo che tan­ti an­ni pri­ma ave­va spo­sa­to. Co­me lui, più c’era­no, più la fa­ce­va­no sen­ti­re so­la. Co­sì, an­che se Se­re­nel­la og­gi ha po­co più di qua­rant’an­ni, è stan­ca, co­sì stan­ca che all’amo­re non ci cre­de più. Si do­man­da: - Per­ché in­con­tro sem­pre lo stes­so uo­mo? E for­se do­vreb­be do­man­dar­si: - Per­ché in­con­tro sem­pre la stes­sa fe­ri­ta? Ca­pi­re in che mo­do quel­la fe­ri­ta la ri­guar­da, ab­brac­cia­re for­te la bam­bi­na che è sta­ta, co­me fa con le sue, di bam­bi­ne - ora­mai ra­gaz­ze ma per lei co­mun­que e per sem­pre bam­bi­ne. Con­ti­nue­reb­be, co­sì, a sen­tir­si un po’ so­la. Ma sa­reb­be fi­nal­men­te li­be­ra.

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