Le vo­ci del­le can­tan­ti An­na Cal­vi e Jain a con­fron­to, tra pia­ce­re e istin­to

Tra at­mo­sfe­re dark e to­ni so­la­ri, due di­schi ci par­la­no di li­ber­tà

Marie Claire (Italy) - - SOMMARIO -

AN­NA CAL­VI

Can­tau­tri­ce e chi­tar­ri­sta in­gle­se, è sta­ta la ri­ve­la­zio­ne del 2011 con l’al­bum omo­ni­mo. Tor­na il 31 ago­sto con Hun­ter (Do­mi­no) e al­tre tre da­te ita­lia­ne a no­vem­bre. Mo­du­la­zio­ni epi­che del­la vo­ce, chi­tar­re san­gui­gne e sug­ge­stio­ni ci­ne­ma­to­gra­fi­che: le sue can­zo­ni tra­spor­ta­no in un uni­ver­so al­ter­na­ti­vo. Do­ve le not­ti so­no fat­te per so­gna­re, sì. Ma so­prat­tut­to per se­gui­re l’istin­to, e non da­re ret­ta a nient’al­tro. Chi è il cac­cia­to­re del­la tua sto­ria? So­no io. È un rac­con­to sul­la li­ber­tà, su un’emo­zio­ne selvaggia e pri­mi­ti­va, sul cor­po che si muo­ve sen­za i vin­co­li del­la men­te, par­la di una don­na che ri­cer­ca il pia­ce­re ses­sua­le sen­za ver­go­gna. Ema­na de­si­de­rio, un di­sco gran­dio­so per fa­re l’amo­re. Uno che ascol­ti tu? È un gran com­pli­men­to. For­se No Sha­pe, di Per­fu­me Ge­nius. Don’t Beat the Girl Out of My Boy è il sin­go­lo. Cos’è il gen­der per te? Uno spet­tro. Il mo­do in cui le don­ne so­no rap­pre­sen­ta­te nel­la no­stra cul­tu­ra è mol­to distante da quel­le che co­no­sco. Vo­glio ri­man­da­re un’im­ma­gi­ne più rea­li­sti­ca. Qual è sta­ta la tua svol­ta? Can­ta­re. Quan­do ho ini­zia­to a scri­ve­re can­zo­ni e can­ta­re ho tro­va­to la mia vo­ce nel­la vi­ta. So­no sta­ta una ra­gaz­zi­na chiu­sa, non so­no mai sta­ta estro­ver­sa pri­ma, non sa­pe­vo co­me fa­re. Lo con­si­glio vi­va­men­te. Par­lan­do di ri­vo­lu­zio­ni, so­no 50 an­ni da quel­la ses­sua­le. Co­sa ab­bia­mo ot­te­nu­to e co­sa man­ca? Il ri­sul­ta­to più gran­de è la con­trac­ce­zio­ne. Per il fu­tu­ro, do­vrem­mo spe­ri­men­ta­re una mag­gio­re qua­li­tà. Più au­to­sti­ma, più fe­li­ci­tà, per una don­na che pos­sa go­der­si il ses­so sen­za sen­tir­si giu­di­ca­ta.

JAIN

A tre an­ni dal de­but­to con Za­na­ka, la gio­va­ne can­tan­te fran­ce­se tor­na a far­ci bal­la­re con Soul­dier (So­ny). Il di­sco esce il 24 ago­sto e l’8 di­cem­bre è in con­cer­to a Mi­la­no. La sua mu­si­ca fun­zio­na co­me un boo­ster di buon umo­re: un mi­sto di pop, hip hop, soul, rit­mi ara­bi, tam­bu­ri afri­ca­ni e svol­te elet­tro­ni­che. Ispirazioni rac­col­te vi­ven­do tra Afri­ca, Du­bai, Abu Dha­bi e Pa­ri­gi. E te­sti cal­di e ve­ri, co­me la lu­ce del so­le. Com’è il tuo Soul­dier? È un com­bat­ten­te pa­ci­fi­co e amo­re­vo­le, un pa­ra­dos­so. Par­la di li­ber­tà ma so­prat­tut­to del­la mia ri­cer­ca di in­di­pen­den­za. Di una per­so­na che sta be­ne con gli al­tri ma è for­te e con­sa­pe­vo­le, e sa di po­ter fa­re ciò che vuo­le. So­no cre­sciu­ta, mi sen­to una don­na ora e lo af­fer­mo co­sì. Il vi­deo del sin­go­lo Al­right è un in­no al girl po­wer. Cos’è di­ver­so nel­la tua vi­ta per­ché sei don­na? Nel­la mu­si­ca le pro­dut­tri­ci so­no mol­to ra­re, nel­la mia fa­mi­glia sia­mo tut­te fem­mi­ne e ab­bia­mo do­vu­to bat­ter­ci per ot­te­ne­re ri­spet­to. Que­sta è una can­zo­ne sul­le don­ne e sull’em­po­wer­ment, l’ho scrit­ta per un’ami­ca che era giù do­po la fi­ne di una re­la­zio­ne, per ti­rar­la su e dir­le di cre­de­re in sé. Quan­do è cam­bia­to tut­to? Quan­do sia­mo an­da­ti a vi­ve­re in Con­go. Stu­dia­vo già la bat­te­ria, ma lì ho im­pa­ra­to a co­no­sce­re le per­cus­sio­ni, a scri­ve­re una can­zo­ne, a met­te­re in pa­ro­le le emo­zio­ni, a tro­va­re uno sti­le. Il pri­mo pas­so per la mia li­ber­tà. Co­me rea­gi­sci all’on­da­ta di in­tol­le­ran­za dif­fu­sa? Tra i miei ami­ci si par­la mol­to, per ca­pi­re co­me fer­ma­re chi ci vuo­le di­vi­de­re. Ma non mi spa­ven­ta, pen­so al­le per­so­ne uni­te dal­la mu­si­ca, che bal­la­no ai con­cer­ti, e so­no si­cu­ra che an­drà tut­to be­ne.

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