Una se­ra a Pa­ri­gi in un pri­vé in com­pa­gnia di Gior­gio Ar­ma­ni e una sua mu­sa: Al­ba Rohr­wa­cher

Marie Claire (Italy) - - SOMMARIO - di Ales­san­dro Ar­gen­tie­ri

Il ci­ne­ma e la mo­da: un’unio­ne in­dis­so­lu­bi­le per Gior­gio Ar­ma­ni. Ab­bia­mo vi­sto la sua ul­ti­ma col­le­zio­ne di al­ta mo­da con una mu­sa d’ec­ce­zio­ne: Al­ba Rohr­wa­cher

L’ambasciata ita­lia­na a Pa­ri­gi ha il giar­di­no più gran­de del­la Ri­ve Gau­che. È una se­ra­ta cal­da, i ca­me­rie­ri ser­vo­no cham­pa­gne e spri­tz ol­tre a pic­co­le de­li­zie ga­stro­no­mi­che ri­go­ro­sa­men­te ita­lia­ne. L’am­ba­scia­to­re è re­du­ce da scam­bi di­plo­ma­ti­ci for­ti, ma que­sta se­ra l’Ita­lia man­da so­lo mes­sag­gi po­si­ti­vi. Gior­gio Ar­ma­ni qui è ama­tis­si­mo. Non a ca­so a lui è sta­to con­ces­so il pri­vi­le­gio di sfi­la­re nel­le sa­le di gu­sto set­te­cen­te­sco dell’Hô­tel par­ti­cu­lier de Boi­sge­lin, dal 1938 la son­tuo­sa rap­pre­sen­tan­za ita­lia­na a Pa­ri­gi fat­ta di pan­nel­li e te­le di Fran­ce­sco Guar­di, che ar­ri­va­no da Pa­laz­zo Mo­ce­ni­go a Ve­ne­zia e boi­se­ries pa­ler­mi­ta­ne. Al pia­no ter­re­no, si so­no svol­te le due sfi­la­te Gior­gio Ar­ma­ni Pri­vé, la se­con­da ha avu­to an­che clien­ti e ospi­ti co­me Isa­bel­le Hup­pert, Ju­liet­te Bi­no­che, Kri­stin Scott Tho­mas. Fra le tan­te ce­le­bri­tà ita­lia­ne, c’era an­che l’at­tri­ce Al­ba Rohr­wa­cher, con cui do­po ci sia­mo in­trat­te­nu­ti. Co­sa ti è ri­ma­sto ne­gli oc­chi di que­sta s la­ta? L’ho tro­va­ta ele­gan­te, clas­si­ca e sor­pren­den­te. Dai vel­lu­ti ne­ri si pas­sa agli abi­ti ro­sa. Il co­lo­re de­ci­so mi ha col­pi­to. L’al­ta mo­da è un eser­ci­zio crea­ti­vo per le lun­ghe lavorazioni, la par­ti­co­la­ri­tà dei tes­su­ti e an­che se sol­tan­to una mi­nu­sco­la par­te del­la po­po­la­zio­ne può per­met­ter­si que­sti abi­ti, è sem­pre un’emo­zio­ne po­ter­li am­mi­ra­re. Co­sa ne pen­si? Ha a che fa­re con un me­stie­re an­ti­co, è co­me la sto­ria del rac­con­to ora­le che si ri­pro­po­ne e si man­tie­ne vi­va di ge­ne­ra­zio­ne in ge­ne­ra­zio­ne. Gio­chia­mo a fa­re la clien­te: qua­le vor­re­sti? Uno dei pri­mi, un com­ple­to da gior­no con la giac­ca e si­cu­ra­men­te le scar­pe bas­se. E poi ag­giun­ge­rei la giac­ca ac­col­la­ta di vel­lu­to ro­sa, per­fet­ta su un red car­pet. Io amo il ri­go­re, an­che se mi piac­cio­no gli ec­ces­si spe­cie nel­le for­me. Sen­ti la dif­fe­ren­za tra una sfi­la­ta a Mi­la­no di prêt-à-por­ter e una a Pa­ri­gi di Hau­te Cou­tu­re? La per­ce­pi­sco dai tes­su­ti e dal­le lavorazioni. Tra le tan­te col­le­zio­ni vi­ste in pas­se­rel­la mi è ri­ma­sta nel cuo­re una col­le­zio­ne ma­schi­le. Mi ve­sti­rei co­sì ogni gior­no. Ar­ma­ni è so­pra i ge­ne­ri, uni­sce le don­ne al­le sfi­la­te uo­mo e vi­ce­ver­sa e que­sto in­cro­cio mi di­ver­te. Lo tro­vo all’avan­guar­dia. Per­ché gli sti­li­sti ti ama­no mol­to? Bi­so­gne­reb­be chie­de­re a lo­ro! ( ri­de). E con il si­gnor Ar­ma­ni hai un rap­por­to per­so­na­le? Ci ten­go mol­to. Og­gi quan­do è usci­to in pas­se­rel­la ci sia­mo im­me­dia­ta­men­te guar­da­ti, for­se ca­sual­men­te ero la pri­ma che ha in­cro­cia­to. Mi emo­zio­na sem­pre, ogni vol­ta è un in­con­tro uma­no. Il suo sguar­do è sem­pre vi­vo, pre­ci­so, at­ten­to, pre­sen­te. An­che quan­do si trat­ta sem­pli­ce­men­te di un saluto, non c’è mai nien­te di ge­ne­ri­co. Og­gi co­sa vi sie­te det­ti? Ci sia­mo ab­brac­cia­ti con af­fet­to. Han­no s la­to mol­te mo­del­le afri­ca­ne. Hai no­ta­to il lo­ro in­ce­de­re re­ga­le? Le tro­vo me­ra­vi­glio­se, ve­de­vo que­sti abi­ti as­su­me­re il rit­mo di chi li por­ta­va. E ho ap­prez­za­to che ci fos­se­ro don­ne di età di­ver­se. Co­sa pen­si dell’ico­no­gra a che vuo­le le don­ne al­te e sot­ti­li, co­me di­se­gna­te: è per far­ci so­gna­re? Il ci­ne­ma del pas­sa­to, per esem­pio, crea­va una di­stan­za tra il di­vo e lo spet­ta­to­re e que­sta di­stan­za pro­du­ce­va mi­ste­ro. Og­gi la tec­no­lo­gia ha in­de­bo­li­to que­sta sen­sa­zio­ne. Tut­to di­ven­ta im­me­dia­ta­men­te

rag­giun­gi­bi­le. La mo­da usan­do que­sti cor­pi co­sì spe­cia­li for­se rie­sce a man­te­ne­re quel­la di­men­sio­ne di ir­rag­giun­gi­bi­li­tà che crea ten­sio­ne e de­si­de­rio.

Han­no sfi­la­to sto­ri­che man­ne­quin, che si ve­do­no sem­pre da Ar­ma­ni, qua­si fan­no par­te del­la fa­mi­glia. Suc­ce­de an­che nel ci­ne­ma?

Cer­to, si crea­no dei le­ga­mi, co­me in tut­ti gli am­bi­ti la­vo­ra­ti­vi. Ci so­no del­le per­so­ne con cui mi pia­ce tor­na­re a la­vo­ra­re, mi sen­to a ca­sa, ap­pun­to.

Nei film puoi vi­ve­re tan­ti mondi, quan­to im­pa­ri dai tuoi per­so­nag­gi?

A vol­te tan­to, a vol­te me­no. È un la­vo­ro me­ra­vi­glio­so per­ché scopri del­le co­se di te che pos­so­no sor­pren­der­ti.

Qual è il film più le­ga­to al­la mo­da, in cui gli abi­ti era­no im­por­tan­ti?

Gli abi­ti so­no sem­pre im­por­tan­ti per crea­re un personaggio. In Vergine giu­ra­ta di Lau­ra Bi­spu­ri, per esem­pio do­ve­va­mo co­strui­re una fi­gu­ra ma­schi­le e par­ten­do da un pa­io di scar­pe di tre nu­me­ri più gran­di ab­bia­mo ini­zia­to a ca­pi­re co­me cam­mi­na­va il personaggio. Quel­le scar­pe sba­glia­te so­no sta­te fon­da­men­ta­li. Ma il film do­ve la mo­da è en­tra­ta di più for­se è sta­to Io so­no l’amo­re di Lu­ca Gua­da­gni­no, che del­la mo­da ha una co­no­scen­za pro­fon­dis­si­ma. An­to­nel­la Can­na­roz­zi, la co­stu­mi­sta, ven­ne can­di­da­ta all’Oscar. Gli abi­ti del mio personaggio nac­que­ro da una col­la­bo­ra­zio­ne con Ser­gio Zam­bon.

(A sua insaputa vie­ne fo­to­gra­fa­ta). Co­sa com­por­ta es­se­re sem­pre ri­pre­sa da qual­cu­no?

Non ci pen­so. Non mi abi­tue­rò mai del tut­to, ma pia­no pia­no ho ca­pi­to co­me pro­teg­ger­mi. Un gran­de cam­bia­men­to è ar­ri­va­to con l’uso del te­le­fo­ni­no co­me ap­pen­di­ce del cor­po uma­no e a vol­te que­sta in­tru­sio­ne è vio­len­ta per chi la su­bi­sce. Co­mun­que è bel­lo e pro­dut­ti­vo que­sto le­ga­me tra ci­ne­ma ita­lia­no e mo­da, so­no due in­du­strie che dan­no un’im­ma­gi­ne po­si­ti­va del no­stro Pae­se, che tra­smet­to­no un’idea este­ti­ca e un mo­do di es­se­re. Que­sto è si­cu­ra­men­te un mo­men­to in cui bi­so­gna di­fen­de­re l’ita­lia­ni­tà.

Con ele­gan­za.

An­che.

Cos’è ele­gan­te og­gi?

Es­se­re a pro­prio agio con quel­lo che in­dos­si. E la col­le­zio­ne che ab­bia­mo ap­pe­na vi­sto sfi­la­re!.

SPA­ZI SO­SPE­SI AL­CU­NI AT­TI­MI DELL’UL­TI­MA SFI­LA­TA D’AL­TA MO­DA GIOR­GIO AR­MA­NI PRI­VÉ PRE­SEN­TA­TA, IN VIA EC­CE­ZIO­NA­LE, ALL’AMBASCIATA ITA­LIA­NA A PA­RI­GI.

LUSSUOSA DI­SCRE­ZIO­NE AL­CU­NI CA­PI HAU­TE COU­TU­RE GIOR­GIO AR­MA­NI PRI­VÉ: 96 USCI­TE DALL’ELE­GAN­ZA RA­RE­FAT­TA OL­TRE AL­LE NUANCE DEL “GREIGE” (FRA IL BEI­GE E IL GRI­GIO), SO­NO STA­TE APPREZZATE AN­CHE LE PRO­PO­STE DAL­LE SFU­MA­TU­RE PEONIA O CHAM­PA­GNE. LA PUREZZA DEL­LE SI­LHOUET­TE SI È IMPREZIOSITA DI FITTI RICAMI.

NE­RO E RO­SA SO­PRA. AL­BA ROHR­WA­CHER AL­LA SFI­LA­TA. A NO­VEM­BRE L’AT­TRI­CE SA­RÀ NEI CI­NE­MA CON IL FILM TROP­PA GRA­ZIA, DI GIANNI ZANASI, CON ELIO GERMANO E VA­LE­RIO MA­STAN­DREA. A LA­TO. LE MO­DEL­LE AVVOLTE DA SE­TE FLUIDE, NU­VO­LE DI CHIFFON E LEG­GE­RE PIU­ME, RIEVOCANO LA BEL­LEZ­ZA DEL­LE DON­NE DI­PIN­TE DA GIO­VAN­NI BOLDINI.

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