CA­NA­LE CON VI­STA

con Sa­ra Ser­ra­ioc­co 5 MAG­GIO, HO­TEL DA­NIE­LI, DO­GE DANDOLO ROYAL SUI­TE

Marie Claire (Italy) - - 100 DOMANDE - fo­to Ar­naud Py­v­ka ser­vi­zio Eli­sa­bet­ta Massari

«LA­VO­RA­RE A LOS AN­GE­LES PER­NO I ITA­LIA­NI È DIF­FI­CI­LE, I RUO­LI PER NOI SO­NO PO­CHI. MA STRINGO I DEN­TI EVADO AVAN­TI»

La sua sto­ria è la pro­va che una gran­de oc­ca­sio­ne man­ca­ta può tra­sfor­mar­si in una nuo­va av­ven­tu­ra an­co­ra più gran­de. Un pro­vi­no non an­da­to a buon fi­ne per Star Wars l’ha por­ta­ta ad ag­giu­di­car­si il ruo­lo di pro­ta­go­ni­sta in Coun­ter­part, se­rie tv ame­ri­ca­na di fan­ta­scien­za con il pre­mio Oscar J.K. Sim­mons. Qui Sa­ra Ser­ra­ioc­co, clas­se 1990 cre­sciu­ta a Fran­ca­vil­la al Ma­re, in pro­vin­cia di Chie­ti, è Bald­win ma an­che Na­dia Fier­ro, as­sas­si­na e con­tem­po­ra­nea­men­te vio­lon­cel­li­sta di suc­ces­so. Un dop­pio ruo­lo che ha de­cre­ta­to la sua svol­ta ame­ri­ca­na. «Ero com­ple­ta­men­te ra­sa­ta a ze­ro. Ave­vo un’im­ma­gi­ne mol­to for­te», rac­con­ta al te­le­fo­no dal­la We­st Coa­st, ri­cor­dan­do l’au­di­zio­ne che ha se­gna­to il suo de­but­to in una pro­du­zio­ne in­ter­na­zio­na­le. Que­sta pe­rò è la se­con­da vol­ta che il de­sti­no le of­fre una nuo­va stra­da: par­ti­ta co­me bal­le­ri­na e in­se­gnan­te di dan­za, è sta­ta co­stret­ta a fer­mar­si per un in­for­tu­nio al­la ca­vi­glia.

Co­sì, nel 2013, ap­pro­da al­la re­ci­ta­zio­ne. Il de­but­to nei pan­ni di una ra­gaz­za non ve­den­te in Sal­vo, vin­ci­to­re del Grand Prix del­la cri­ti­ca a Can­nes. Poi il film Clo­ro del

2015, ar­ri­va­to al Sun­dan­ce Film

Fe­sti­val e al­la Ber­li­na­le. L’ope­ra pri­ma di Mar­co Da­nie­li La ra­gaz­za del mon­do pre­sen­ta­to al­la Mo­stra del Ci­ne­ma di Ve­ne­zia nel 2016, e an­co­ra Non è un pae­se per gio­va­ni di Gio­van­ni Ve­ro­ne­si. L’ul­ti­mo è In viag­gio con Ade­le, re­gia di Ales­san­dro Ca­pi­ta­ni, in ar­ri­vo nel­le sa­le ita­lia­ne. Per un’at­tri­ce esi­ste an­co­ra il so­gno ame­ri­ca­no o è so­lo un cli­ché? Esi­ste, ec­co­me. La­vo­ra­re ne­gli Sta­ti Uni­ti per noi ita­lia­ni è an­co­ra mol­to dif­fi­ci­le. An­zi, dif­fi­ci­lis­si­mo. È qua­si un ter­no al lot­to. Qui i ruo­li per noi so­no dav­ve­ro po­chis­si­mi. Tu pe­rò ce l’hai fat­ta. Hai fat­to un pri­mo, gran­de, pas­so. Non è sta­ta una pas­seg­gia­ta e non lo è tut­to­ra. Ma stringo i den­ti e va­do avan­ti. Qui a Los An­ge­les si ci sen­te co­mun­que sem­pre stra­nie­ri.

Hai no­stal­gia del luo­go in cui sei cre­sciu­ta? No, pe­rò ci tor­no spes­so per ri­ve­de­re la mia fa­mi­glia e gli ami­ci più stret­ti che mi so­no ri­ma­sti. Per me è fon­da­men­ta­le.

Hai tro­va­to de­gli an­go­li in cui ti sen­ti a ca­sa an­che lì? La ve­do più co­me una ba­se dal­la qua­le par­ti­re al­la sco­per­ta di nuo­vi luo­ghi. È col­le­ga­ta con al­tri po­sti che vo­glio ve­de­re e co­no­sce­re. Amo viag­gia­re e ogni vol­ta che so­no qui lascio la cit­tà al­la ri­cer­ca di nuo­ve espe­rien­ze. So­no ap­pe­na sta­ta tre gior­ni in Mes­si­co. Fan­ta­sti­co.

Los An­ge­les pe­rò è an­che Hol­ly­wood, il luo­go del­la gran­de oc­ca­sio­ne. È dif­fi­ci­le ca­pi­re i suoi mec­ca­ni­smi, so­prat­tut­to se la si guar­da dall’Ita­lia. Di si­cu­ro mi cor­ri­spon­de, è il luo­go do­ve co­glie­re al vo­lo tut­te le pos­si­bi­li­tà che la vi­ta ti met­te da­van­ti. Bi­so­gna sem­pre la­vo­ra­re so­do, ma so­prat­tut­to far­si tro­va­re sem­pre pron­ti. At­ti­tu­di­ne mi­li­ta­re e molta di­sci­pli­na. Te l’ha in­se­gna­to la dan­za? Cer­to che sì! È un im­prin­ting men­ta­le che ho sin da pic­co­la e che an­co­ra og­gi mi ac­com­pa­gna. Il mio ap­proc­cio al la­vo­ro è sem­pre lo stes­so: non te­me­re nuo­ve sfi­de, co­gli l’im­pre­ve­di­bi­le e im­pe­gna­ti per da­re sem­pre il me­glio di te.

Sin da­gli esor­di ti sei mes­sa in gio­co an­che con il tuo cor­po. Ti vie­ne na­tu­ra­le?

Ho avu­to la for­tu­na di la­vo­ra­re con re­gi­sti che mi han­no sem­pre mes­so al­la pro­va. Ini­zian­do da Gio­van­ni Ve­ro­ne­si che ha de­ci­so di ta­gliar­mi i ca­pel­li a ze­ro. Lì il mio cam­bio di look è sta­to dra­sti­co. An­che Co­si­mo Go­mez mi ha cam­bia­ta mol­to in Brut­ti e cat­ti­vi. Per lui ho por­ta­to una par­ruc­ca di boccoli bion­di e ho la­vo­ra­to mol­to sul mio fi­si­co. Lo stes­so in Coun­ter­part. Ho fat­to un gran­de la­vo­ro per ar­ri­va­re a una fi­gu­ra quan­to più pos­si­bi­le an­dro­gi­na.

Pen­si che in Ame­ri­ca sia una con­di­zio­ne ne­ces­sa­ria per ave­re mag­gio­re ri­co­no­sci­men­to? Mi ri­ten­go mol­to for­tu­na­ta, in­di­pen­den­te­men­tre dall’espe­rien­za ame­ri­ca­na. An­che in Ita­lia mi è sem­pre sta­ta da­ta l’op­por­tu­ni­tà di met­ter­mi in gio­co. So­prat­tut­to a li­vel­lo fi­si­co. Per me è pe­rò una con­di­zio­ne nor­ma­le. So­no un’at­tri­ce, il con­ti­nuo cam­bia­men­to è na­tu­ra­le e mai for­za­to, di­pen­de dal­la par­te che de­vo re­ci­ta­re.

Qual è il li­mi­te?

Non ho nes­su­na pre­clu­sio­ne. Sa­rei co­mun­que tu­te­la­ta se una sce­na po­tes­se met­te­re a re­pen­ta­glio la mia vi­ta. In Ame­ri­ca so­no mol­to at­ten­ti a que­ste co­se. Quan­do Bald­win si lan­cia dal­la fi­ne­stra ho ov­via­men­te una con­tro­fi­gu­ra. Pe­rò sfa­to un cli­ché: i mi­glio­ri stunt che io ab­bia co­no­sciu­to so­no ita­lia­ni.

Fai la spo­la tra l’Ita­lia e la Ca­li­for­nia da due an­ni. Quan­do tor­ni co­sa por­ti con te? Il cie­lo vi­sto da qui. È di­ver­so, sem­pre lim­pi­do. Do­vun­que an­drò è un ri­cor­do che non di­men­ti­che­rò mai. Mar­ta Stel­la

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