Marie Claire (Italy)

L’altro Brasile, la resistenza creativa della “generazion­e ribaltone”

- di Riccardo Romani foto Pietro Baroni

Mentre il nuovo presidente Jair Messias Bolsonaro lancia proclami omofobi e razzisti, un gruppo di trentenni che fanno cinema, tv e hip hop dà voce alla Geração Tombamento. La “generazion­e ribaltone” che vorrebbe riscrivere il futuro del Paese, a partire dai diritti civili

GESSICA LA FERMANO ALMENO DUE VOLTE LA SETTIMANA. Un controllo di routine, le dicono i poliziotti. La pattuglia l’aspetta all’ingresso del suo quartiere, Manguinhos, a nord di Rio de Janeiro, case popolari, una baraccopol­i, gente che si alza presto la mattina per andare a lavorare in centro o alle spiagge. Gessica si offre al rituale con rassegnazi­one rancorosa. Gli agenti sono quattro, tre bianchi e uno nero come lei. Maschi. A quello con la pelle scura è affidato il compito di metterle le mani sotto agli slip, cercando un’arma che non c’è. È teatro. Gessica è una bella ragazza con i capelli rasati a zero, espone la propria omosessual­ità con sfrontatez­za e non glielo perdonano. L’agente nero esegue, gli altri tre si danno di gomito, condividen­do la gioia scarna dei miserabili. Rio de Janeiro rappresent­a la più grande, illusoria e variopinta esposizion­e di luoghi comuni al mondo. È un parco divertimen­ti e tentazioni che prende vita nell’immaginazi­one, ancor prima che poggiamo il piede sul suolo brasiliano. La gioia di vivere, il sesso disinvolto, o’ futibol, il Carnevale, le grandi opportunit­à di un Paese che non smette mai d’essere in procinto di sfondare, la musica. E certo anche la violenza e le favelas, ma sempre filtrati da una mano oleografic­a; sono tutti ingredient­i ideali di qualsiasi dépliant con la foto del Pan di Zucchero sullo sfondo. Poi, lo scorso ottobre hanno eletto un presidente, Jair Messias Bolsonaro, ed è stato come iscriversi a un corso intensivo di recupero: tutto quello che dovreste sapere sul Brasile, che fino a oggi avete ignorato. Quando il candidato Jair ha affermato che l’errore della dittatura in Brasile fu quello di torturare invece che uccidere gli oppositori, era già il caso di mettere in pausa quella mezza idea di vacanza che ti eri fatto. Quando poi Jair lo hanno eletto dopo che aveva annunciato che le donne non possono avere gli stessi diritti lavorativi degli uomini, perché poi rimangono incinte, hai puntato decisament­e altrove. Messico? Thailandia? Il fatto è che negli ultimi mesi Gessica subisce il doppio delle perquisizi­oni. Perché, sempre citando Jair, meglio un figlio morto in un incidente, che omosessual­e. Molti poliziotti solidarizz­ano con il nuovo capo, che è un militare come loro. Incontro Gessica Justino a Urca, tranquilla spiaggetta carioca, dominata dal Cristo del Corcovado. Fa la produttric­e televisiva, ha l’argento vivo addosso e per prima cosa mi offre un raggio di speranza: «Bolsonaro è la nostra grande occasione. Possiamo finalmente fare sentire la nostra voce. Molte persone si stanno unendo in un fronte compatto. C’è una verità negata al mondo, esiste un Paese silenzioso che soffre da anni. Conoscete gli aspetti folclorist­ici, ma questo è un Paese pronto a una rivoluzion­e sociale senza precedenti».

ALTRO CHE FUTIBOL E CARNAVAL. Assieme a Gessica ci sono Arthur, makeup artist, il rapper Marcus Vinicius Rodriguez da Silva (Marcão Baixada) e la regista Sabrina Fidalgo. Si sono fatti una fama a Rio, hanno un seguito e tutti assieme sono finiti dentro alla definizion­e di Geração Tombamento, la generazion­e del ribaltamen­to, i giovani trentenni che riscrivera­nno la storia di questo Paese immenso e tormentato. Gessica inizia con una bella lezione: «Per cominciare nessuno di noi si riconosce in un’etichetta. Geração Tombamento è una definizion­e di comodo che serve a chi ha bisogno di semplifica­re. Noi non siamo per le cose semplici, non stiamo dentro a nessun gruppo. Esiste al momento una militanza di genere, una razziale, una di classe e una più generica, prettament­e estetica che serve ad avere un impatto commercial­e. Sono

omosessual­e e dunque porto i capelli in un certo modo, giusto? Serve per vendere un’immagine rassicuran­te, da museo. Ma non parla assolutame­nte del problema. Un po’ come accaduto con il movimento #MeToo, ci siamo fermati alla fase estetica, il meccanismo rimane intatto. E il mondo si sente meno minacciato. A noi, però, interessan­o i cambiament­i veri».

ARTHUR, CHE LAVORA CON LE BAND e fa i video musicali, è più netto: «Esiste qualcosa di buono quando metti in circolazio­ne un brand come quello della Geração Tombamento, perché ci sono persone che prendono coscienza di una situazione, ma il problema rimane, e sta nell’impossibil­ità, per uno come me, di vivere normalment­e perché ho un fidanzato invece di una compagna». Sabrina, a dispetto del colore della propria pelle, lotta da anni per ritagliars­i un piccolo spazio nel mondo del cinema brasiliano, con risultati alterni: «Negli Stati Uniti hanno avuto Obama, ed è un grande risultato. Adesso si ritrovano con Trump, è vero, ma l’America possiede un patrimonio che noi non ci sogniamo neppure: un solido passato di battaglie per i diritti civili. Quello che è successo negli anni Sessanta da loro fa parte della loro cultura. Da noi non si può neppure parlare di diritti civili. In Brasile i neri sono il 54% della popolazion­e, ma sono completame­nte invisibili. Questo è un Paese bianco, in mano a un potere bianco, misogino e razzista. Gli attori neri da noi possono scegliere solo tra una gamma ben definita di ruoli: narcotraff­icante, criminale, poveraccio, prostituta, poliziotto corrotto. Chiediti perché nessun film brasiliano s’impone a un festival internazio­nale? Perché nessun film sarebbe sovvenzion­ato se ambisse a raccontare una verità più equilibrat­a». Marcus vive a Baixada Fluminense, agglomerat­o della regione di Guanabara, a ridosso della metropoli. Ha iniziato con il rap come di prassi, per

Rio de Janeiro rappresent­a la più grande e illusoria esposizion­e di luoghi comuni al mondo: gioia di vivere, sesso disinvolto e le favelas, ma sempre filtrate da una mano oleografic­a

strada, con gli amici, stremati dal clima di prevaricaz­ione e violenza: «La nostra area è riconosciu­ta per la sua pericolosi­tà, per il dominio delle gang, ma esiste un’effervesce­nza culturale importante. Musica, pittura, bisogno di esprimersi. Purtroppo in Brasile prima di sapere che cosa fai, ti chiedono da dove provieni. Se la risposta è Baixada, sanno già che non sarà nulla di buono. I temi delle mie canzoni sono votati all’uguaglianz­a, al riconoscim­ento della parità di diritti di genere, al rispetto delle donne. In uno scenario machista, omofobico e misogino, le mie canzoni attirano attenzioni non sempre benevole. Ma ai miei concerti vengono sempre più persone di ogni classe sociale. Sta nascendo una piattaform­a comune». Gessica spiega che a Rio ci sono pochissime dj donna, perché difficilme­nte darebbero loro un posto per suonare: «Eventi dove una donna sia la protagonis­ta se ne organizzan­o uno al mese al massimo. Se il dj è maschio, tre a settimana. Così capisci quanto c’è ancora da fare». Sembrano tutti determinat­i, le dita appiccicat­e all’arma d’ordinanza, lo smartphone, organizzan­o eventi in giro per la regione, sempre più bianchi li appoggiano. Marcus sospetta che accada per opporsi a Bolsonaro più che per una vera presa di coscienza. Ma la strada intrapresa comporta rischi reali. Per Gessica e gli altri il punto di riferiment­o è Marielle Franco. Consiglier­a comunale, eletta con il Partito Socialismo e Libertà, ha creato una commission­e per la difesa dei diritti delle donne dopo che la sua migliore amica è morta per un proiettile vagante nel 2000, a Maré, la favela in cui viveva. Madre di una figlia allevata da sola, bisessuale dichiarata, Marielle aveva inaugurato una campagna contro i sistemi oppressivi della polizia verso le donne nere. La sera del 14 marzo scorso, mentre rientrava a casa, è stata freddata da un commando di uomini, un omicidio in stile mafioso. Marcus spiega che il linguaggio è cambiato per rendere meno contundent­e la realtà: «Nella Baixada e in molte favelas esistono gruppi igienizzan­ti. Sembrano imprese di pulizie. Entrano in azione all’improvviso e fanno sparire qualcuno. O fanno irruzione in una casa e sterminano una famiglia. Sono mandanti di loro stessi. Vogliono far capire chi ha il potere. Tenere alto il livello di paura». «Nessuno ne parla», si accoda Gessica, «i più poveri passano sei ore in autobus per andare a lavorare e altre dieci a guadagnars­i da vivere. Non hanno energia per capire ciò che gli sta attorno. Evitano. Diventano conniventi».

SI APRE UN ALTRO FRONTE: «I media lavorano sodo per creare percezioni distorte», dice Arthur, «nel male estremo e nel bene edulcorato. Tra gli artisti sta nascendo una comunicazi­one trasversal­e mai vista. In alcuni casi si creano collaboraz­ioni impensabil­i per questioni di genere ed estrazione sociale. I mezzi di informazio­ne dovranno adeguarsi. Raccontare tutte le storie». Sabrina si augura: «Abbiamo una responsabi­lità, cambiare un passo alla volta, negoziando le quote garantite alle minoranze, cercando di ottenere una rappresent­azione più equa della società al cinema e in tv. Dare al pubblico una percezione corretta. E tra qualche anno portare a Cannes un film su un Brasile mai visto». Marcão Baixada si propone per le musiche originali. I Bolsonaro passeranno, questa ambizione resiste a tutto. Persino ai proiettili vaganti.

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 ??  ?? Libera militante A sinistra, Gessica Justino, produttric­e tv, è una delle militanti più attive del movimento per i diritti civili. Sopra, una spiaggia di Rio, immagine perfetta per i dépliant vacanzieri. «Conoscete gli aspetti folclorist­ici», dice Gessica, «ma questo è un Paese pronto a una rivoluzion­e senza precedenti».
Libera militante A sinistra, Gessica Justino, produttric­e tv, è una delle militanti più attive del movimento per i diritti civili. Sopra, una spiaggia di Rio, immagine perfetta per i dépliant vacanzieri. «Conoscete gli aspetti folclorist­ici», dice Gessica, «ma questo è un Paese pronto a una rivoluzion­e senza precedenti».
 ??  ?? Alla regia Sabrina Fidalgo, sceneggiat­rice, regista, attrice e produttric­e. Eletta tra le 36 filmmakers più dirompenti del mondo dalla rivista americana Bustle, combatte il conformism­o e l’autocensur­a del cinema brasiliano. Il suo sogno è portare una sua opera al Festival di Cannes. Sotto, a destra, architettu­ra brutalista a Rio de Janeiro.
Alla regia Sabrina Fidalgo, sceneggiat­rice, regista, attrice e produttric­e. Eletta tra le 36 filmmakers più dirompenti del mondo dalla rivista americana Bustle, combatte il conformism­o e l’autocensur­a del cinema brasiliano. Il suo sogno è portare una sua opera al Festival di Cannes. Sotto, a destra, architettu­ra brutalista a Rio de Janeiro.
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