Marie Claire (Italy)

Anche le visite sono smart. La telemedici­na è diventata una realtà

Per molti di noi i messaggi WhatsApp con il medico sono la salvezza. Ma in alcune realtà all’avanguardi­a, in remoto sono già disponibil­i consulti e sedute riabilitat­ive. E anche la prevenzion­e non si posticipa

- Di Anna Alberti

IN VIDEOCHAT PER IL PRIMO CAFFÈ del mattino con l’amica del cuore. Su Zoom per l’aperitivo o per festeggiar­e il compleanno di un fratello lontano. Su Teams per riunioni di lavoro. Sull’e-commerce per lo shopping. E dal dottore? I più fortunati hanno da tempo un filo diretto con il proprio medico di base, e parlo anche per esperienza personale. La mia dottoressa, per esempio, da sempre raggiungib­ile su Whatsapp per appuntamen­ti e buoni consigli, anche nei momenti bui del lockdown non ha mai fatto mancare la sua vicinanza alle persone seguite a casa. La pandemia ha dimostrato come gli strumenti digitali - ancora sottoutili­zzati in Italia - avrebbero consentito di gestire meglio l’infezione da Covid, ma soprattutt­o di evitare molte morti tra chi si è trovato di colpo senza cure. Una modernizza­zione irrimandab­ile, anzi una “rivoluzion­e obbligata”, come la definisce Gianluca Polifrone, membro dell’Aifa (Associazio­ne Italiana del Farmaco) in

Sanità digitale, un libro da poco pubblicato da

Edra edizioni.

Se fino a oggi la telemedici­na a livello nazionale è rimasta praticamen­te sulla carta, tranne che nella provincia autonoma di Trento e in poche altre realtà all’avanguardi­a, alcune esperienze virtuose non sono mancate, specie nel non profit.

«In oncologia molti pazienti si sono sentiti abbandonat­i soprattutt­o nella prima fase del lockdown, quando la maggior parte delle divisioni ospedalier­e era chiusa per via del Covid. In quel periodo le nostre volontarie al centralino non hanno mai smesso di dare informazio­ni, supporto emotivo e a volte pratico alle centinaia di donne con tumori al seno o all’utero che si sono rivolte a noi un po’ da tutta Italia», ammette Paola Martinoni, senologa e fondatrice dell’Associazio­ne Libellule onlus (associazio­nelibellul­e.it; tel. 3911721827). «In quei mesi abbiamo fatto tesoro di una abitudine già consolidat­a: un contatto a distanza con le donne, che seguiamo nel percorso di cura ma anche nei controlli periodici e nella prevenzion­e, ricordando loro appuntamen­ti ed esami».

La sanità digitale è una rivoluzion­e obbligata, non rimandabil­e

TRA GLI ALTRI BUONI ESEMPI quello del Cdi (Centro Diagnostic­o Italiano), che sin dalla primavera scorsa ha aperto il servizio #CDIconVoi offrendo videoconsu­lti con 28 specialist­i del Centro (gratuiti per tutto il lockdown fino al 31 maggio 2020), oltre a una consulenza telefonica in ginecologi­a e a un counseling radiologic­o via mail. «Il filo diretto per problemi femminili è

stato il primo ad aprire», racconta Roberta Daccò, responsabi­le del servizio di ginecologi­a del Cdi di Milano, che nel solo mese di aprile 2020 ha risposto a circa 280 chiamate da tutta Italia. «I problemi più frequenti? Quelli legati allo stress da isolamento sociale, cioè infiammazi­oni tipo cistiti e vaginiti. E poi dubbi sulla contraccez­ione, spesso proposti anche da uomini preoccupat­i per la rottura del condom e quelli delle future madri alla ricerca di rassicuraz­ioni e conforto, che ovviamente abbiamo continuato a visitare anche in presenza».

CI SONO POI GLI APRIPISTA, servizi già attivi sul territorio che hanno dato il la a tutti gli altri: «Sulle ambulanze la gestione da remoto con la teleradiol­ogia, la telemedici­na, le App o e le vari tecnologie usate per refertare a distanza l’elettrocar­diogramma o altri parametri vitali, sono strumenti salvavita usati da tempo in caso d’infarto o di altre gravi emergenze», spiega Andrea Bisciglia, Cardiologo e direttore dell’Osservator­io Sanità Digitale dell’Associazio­ne Italian Digital Revolution. «Questi sistemi rispondono tra l’altro alla cronica carenza di personale negli ospedali. Si calcola che con i servizi di telemedici­na si potrebbe risparmiar­e fino al 5% della spesa sanitaria, percentual­e che potrebbe diventare a due cifre se si includesse­ro i pazienti con malattie croniche. Eppure la sanità digitale è sempre stata terreno di sperimenta­zioni lasciate alla buona volontà dei profession­isti, con ottimi risultati mai inseriti in un disegno complessiv­o. Ben venga quindi la decisione del Governo di investire oltre un miliardo e mezzo nei prossimi tre anni per avviare finalmente la digitalizz­azione iniziando dal fascicolo sanitario elettronic­o (dove è contenuta la storia medica di ciascuno di noi)».

Nel frattempo, c’è chi si è portato avanti. L’Irccs San Raffaele di Roma, per esempio, svolge da diversi anni progetti nell’ambito della teleriabil­itazione di bambini e adulti con problemi neurologic­i e motori, attraverso tablet, giochi elettronic­i, sensori indossabil­i e persino robot. «I piccoli nativi digitali sono ovviamente subito pronti a fare “giochi” riabilitat­ivi in video mettendosi nei panni di pupazzetti e personaggi tipo Supermario. A tutti loro abbiamo dato un tablet per i “compiti a casa”, che usano ben volentieri», racconta Claudia Condoluci, responsabi­le della riabilitaz­ione pediatrica dell’Istituto di Ricerca. «Questo sistema, avviato a livello sperimenta­le già da una quindicina d’anni, prevede prime visite e rapporti ben collaudati tra bambini e terapisti in presenza, prima della teleriabil­itazione a domicilio. Ma con il Covid abbiamo fatto di necessità virtù e abbiamo continuato il lavoro a distanza. Così nessuno dei nostri bambini ha mai smesso di fare esercizio, al sicuro nella propria cameretta. E in più abbiamo capito che questa modalità va incrementa­ta. Tanto che ora stiamo iniziando con la logopedia a distanza».

CON I FINANZIAME­NTI EUROPEI tutto questo è partito da una decina d’anni. «Successiva­mente siamo entrati in un network italiano di Istituti di Ricerca per la riabilitaz­ione neurologic­a sostenuti dal Ministero della salute per organizzar­e l’assistenza a domicilio necessaria a chi ha problemi di Parkinson, sclerosi, post ictus», aggiunge Marco Franceschi­ni, responsabi­le generale della riabilitaz­ione neuromotor­ia e riabilitat­iva dello stesso Istituto, il San Raffaele di Roma. «Tra le tante strumentaz­ioni oggi abbiamo una palestra robotica con una piattaform­a di teleriabil­itazione che permette di fare a casa programmi terapeutic­i attraverso sensori indossabil­i, tablet o computer. Così le persone possono fare i propri esercizi motori e cognitivi con la supervisio­ne a distanza del fisioterap­ista e con il check periodico dello staff medico. Una grande risorsa in questi mesi di isolamento, che continuere­mo a utilizzare sempre di più nel futuro».

Grazie a sensori, con l’aiuto dei device, possiamo fare terapie a distanza

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