Il truf­fa­to­re dei tre mon­di Ar­re­sta­to l’ in­ge­gne­re che fin­ge­va di co­strui­re ae­rei

LA PRI­MA FRO­DE IN SAR­DE­GNA, POI AN­CO­RA IN SVIZ­ZE­RA, IN BRA­SI­LE, IN CI­NA. IN VENT’AN­NI, LUIGINOFIO­CCOSI È INTASCATOP­IÙDI 200MILIONI DI EU­RO. IL SUO TRUC­CO? ABI­TI DI LUS­SO, IDEE CHIA­RE E SAVOIR FAIRE. MAUNTENACE­CAPITANODE­ICARABINIE­RI L’HA IN­CHIO­DA­TO

Oggi - - Sommario - di F. Ti­nel­li

Quan­do la po­li­zia bra­si­lia­na l’ha fer­ma­to­men­tre gi­ra­va in au­to per le stra­de di Bra­si­lia, Lui­gi­no Fioc­co non ha fat­to un plis­sé. Non una pro­te­sta, un ten­ta­ti­vo di dar­se­la a gam­be. Nean­che il clas­si­co «guar­da­te che ave­te sba­glia­to per­so­na». Co­me se fos­se con­vin­to che nes­su­no l’avreb­be bec­ca­to, mai.

SI SEN­TI­VA IM­PU­NI­TO

D’al­tron­de, un truf­fa­to­re di pro­fes­sio­ne che dopo es­ser­si mes­so in ta­sca 200 mi­lio­ni di eu­ro e aver rag­gi­ra­to le isti­tu­zio­ni di Ita­lia, Sviz­ze­ra, Bra­si­le e Ci­na con­ti­nua a gi­ra­re il mon­do usan­do il suo no­me e co­gno­me, o è un paz­zo o si sen­te im­pu­ni­to. Pec­ca­to che Fioc­co non aves­se fat­to i con­ti col ca­pi­ta­noMar­co Pro­spe­ri e la se­zio­ne Cat­tu­ran­di de­lNu­cleo In­ve­sti­ga­ti­vo dei Ca­ra­bi­nie­ri di Milano, la squa­dra di Sher­loc­kHol­mes che par­ten­do da una­man­cia­ta di in­di­zi ne ha se­gui­to le trac­ce fi­no a in­chio­dar­lo, con l’aiu­to dell’In­ter­pol, nel­la ca­pi­ta­le bra­si­lia­na. Die­tro le sbar­re nel car­ce­re di Pa­pu­da, ora Fioc­co è in at­te­sa di estra­di­zio­ne. In Ita­lia lo aspet­ta l’ese­cu­zio­ne di una con­dan­na cu­mu­la­ti­va a die­ci an­ni, no­ve me­si e cin­que gior­ni per ban­ca­rot­ta frau­do­len­ta, fal­li­men­to e ap­pro­pria­zio­ne in­de­bi­ta di fon­di pub­bli­ci. Il frut­to di un’ono­ra­ta car­rie­ra ven­ten­na­le fat­ta di fro­di, men­zo­gne e bel­la vi­ta che il Frank Aba­gna­le di Pro­va a pren­der- mi, in con­fron­to, sem­bra un pi­schel­lo. L’av­ven­tu­ra di Fioc­co co­min­cia nel 1999 a Vil­la­ci­dro, nel Ca­glia­ri­ta­no. Qui Lui­gi­no, og­gi 68 an­ni, ve­ne­to di Chiog­gia, apre laA­vio­te­ch, una so­cie­tà ae­ro­nau­ti­ca. Lo sco­po, sul­la car­ta, è quel­la di co­strui­re un ri­vo­lu­zio­na­rio ae­reo ul­tra­leg­ge­ro in fi­bra di car­bo­nio. L’in­ten­zio­ne, quel­la ve­ra, èmet­te­re in at­to una truf­fa da­mae­stro. For­te del­la sua lau­rea in In­ge­gne­ria ae­ro-

nau­ti­ca, Fioc­co, dopo aver as­sol­da­to so­ci e col­la­bo­ra­to­ri a suon di sor­ri­si e pro­mes­se, pre­pa­ra un bu­si­ness plan a re­go­la d’ar­te e lo presenta alMi­ni­ste­ro del­lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co. Il pia­no è quel­lo di at­tin­ge­re ai fon­di del­la leg­ge 488 del 1992, de­di­ca­ti al­le ini­zia­ti­ve im­pren­di­to­ria­li nel­le aree de­pres­se. Il Mi­ni­ste­ro va­lu­ta il pro­get­to, dà il suo as­sen­so e con­tri­bui­sce al de­but­to di Avio­te­ch (im­pre­sa che nel­le pro­mes­se di Fioc­co avreb­be do­vu­to crea­re doz­zi­ne di po­sti di lavoro), con la bel­la ci­fra di 8,5 mi­liar­di di vec­chie li­re, di cui Fioc­co in­cas­sa una pri­ma, ge­ne­ro­sa ra­ta. Quan­do laP­ro­cu­ra di Ca­glia­ri si ac­cor­ge che Lui­gi­no non ha mai co­strui­to nean­che un ae­ro­pla­ni­no di car­ta è trop­po tar­di: l’in­ge­gne­re ha già in­fi­la­to il mal­lop­po in va­li­gia e si è tra­sfe­ri­to in Sviz­ze­ra. E se ci so­no ca­sca­ti gli ita­lia­ni per­ché non pro­var­ci con gli el­ve­ti­ci? Det­to fat­to, in Can­ton Ti­ci­no com­pa­re la Swiss Avio En­gi­nee­ring, so­cie­tà fo­to­co­pia di Avio­te­ch, con dop­pia se­de a Lu­ga­no e in Lom­bar­dia. Per ca­pi­re co­me fa Lui­gi­no a fi­nan­zia­re le sue im­pre­se, bi­so­gna in­qua­dra­re il per­so­nag­gio: ve­sti­to sem­pre con abi­ti di sar­to­ria, la bar­ba cu­ra­ta e l’in­gle­se fluen­te, Fioc­co è uno che ma­ci­na con­tat­ti con savoir faire, uno che sa ca­muf­far­si in ogni am­bien­te, che sia il cock­tail all’am­ba­scia­ta o la riu­nio­ne di tec­ni­ci ae­ro­nau­ti­ci. Ci ca­sca­no pu­re le ban­che sviz­ze­re, che gli con­ce­do­no un pre­sti­to di 200 mi­la fran­chi (cir­ca 180 mi­la eu­ro). Ma quan­do i cre­di­to­ri co­min­cia­no a re­cla­ma­re il do­vu­to, si ac­cor­go­no che il te­le­fo­no del­la Swiss Avio En­gi­nee­ring suo­na a vuo­to: Fioc­co si è già im­bar­ca­to per il Bra­si­le. Per go­der­si le spiag­ge di Rio con una cai­pi­ri­n­ha? Mac­ché, in Sud Ame­ri­ca l’in­ge­gne­re al­za il ti­ro: non so­lo fon­da a Ma­rin­gà la Avio In­ter­na­tio­nal hol­ding group (sta­vol­ta eli­cot­te­ri, non ae­rei), ma si met­te in af­fa­ri co­nAn­drewQui­st, fac­cen­die­re gha­ne­se, per ri­ci­cla­re de­na­ro spor­co at­tra­ver­so la Ban­ca cen­tra­le bra­si­lia­na. Fioc­co sa be­nis­si­mo che in Ita­lia le co­se si stan­no met­ten­do ma­le: l’in­chie­sta di Ca­glia­ri su Avio­te­ch si è con­clu­sa nel 2014 con una con­dan­na a quat­tro an­ni di re­clu­sio­ne e un ex so­cio sar­do - truf­fa­to e in­fe­ro­ci­to - se l’è pre­sa con suo fi­glio Mat­teo, pun­ta­do­gli un col­tel­lo al­la go­la. Sa tut­to, ma se ne fre­ga. E, fra un gi­ro inMa­se­ra­ti e un bic­chie­re diMoët et Chan­don, de­ci­de di mol­la­re il Bra­si­le e pun­ta­re sul­la Ci­na.

I CI­NE­SI CI CA­SCA­NO

Qui, fa il col­pac­cio: gra­zie al­la sua ca­pa­ci­tà di strin­ge­re re­la­zio­ni im­por­tan­ti («ha una par­lan­ti­na mel­li­flua, ma è il sof­fio del­la mor­te», as­si­cu­ra­no gli in­qui­ren­ti), nell’au­tun­no 2015 - quan­do è già ricercato - l’in­ge­gne­re rie­sce a in­fi­lar­si in una de­le­ga­zio­ne di im­pren­di­to­ri ita­lia­ni ca­pi­ta­na­ti dall’al­lo­ra mi­ni­stro dell’Istru­zio­ne Ste­fa­nia Gian­ni­ni, che del­le pro­dez­ze dell’in­ge­gne­re non sa nul­la. E, nel qua­dro di un ac­cor­do com­mer­cia­le bi­la­te­ra­le, Fioc­co si con­qui­sta la sua fet­ta di con­tri­bu­ti: 130 mi­lio­ni di eu­ro per la pro­du­zio­ne di eli­cot­te­ri a Shi­jia­z­huang, 300 km a sud di Pe­chi­no. De­gli eli­cot­te­ri, ov­via­men­te,

GIÀ RICERCATO, SI È IN­FI­LA­TO IN UN GRUP­PO DI IM­PREN­DI­TO­RI ITA­LIA­NI GUI­DA­TI DAL MI­NI­STRO

non com­pa­ri­rà nem­me­no un bul­lo­ne. I ci­ne­si, che coi sol­di non scher­za­no, co­min­cia­no a in­so­spet­tir­si. In più, Fioc­co sa che in Ita­lia si è con­clu­so un nuo­vo pro­ces­so del­la Pro­cu­ra di Milano per la sto­ria del­la so­cie­tà ita­lo-sviz­ze­ra: la con­dan­na de­fi­ni­ti­va è a cin­que an­ni e mez­zo. Co­sì, pri­ma che da Pe­chi­no gli dia­no la cac­cia, si vo­la­ti­liz­za. Sen­za sa­pe­re che i ma­gi­stra­ti mi­la­ne­si - for­ti del­la con­dan­na a ol­tre die­ci an­ni di re­clu­sio­ne - gli han­no mes­so al­le cal­ca­gna il ca­pi­ta­no dei Ca­ra­bi­nie­ri Mar­co Pro­spe­ri, un se­gu­gio tut­to bo­xe e let­tu­re col­te che quan­do era in ser­vi­zio in Ca­la­bria ha as­si­cu­ra­to al­la giu­sti­zia Um­ber­to Bel­loc­co, boss del­la ’Ndran­ghe­ta e fon­da­to­re del­la Sa­cra Co­ro­na Unita, e fi­gu­ria­mo­ci se mol­la da­van­ti a un pro­dut­to­re di ae­rei far­loc­chi.

LE FO­TO SU FA­CE­BOOK

L’in­da­gi­ne del ca­pi­ta­no Pro­spe­ri e del­la sua squa­dra Cat­tu­ran­di non è facile: Fioc­co ap­pa­re e scom­pa­re, sem­bra si tro­vi ne­gli Emi­ra­ti Ara­bi Uniti ma è già sva­ni­to. Sbruf­fo­ne com’è, pur ricercato dal­la giu­sti­zia Lui­gi­no con­ti­nua a po­sta­re su Fa­ce­book le sue fo­to a bor­do di mac­chi­no­ni, si fa ri­trar­re ai ri­ce­vi­men­ti, ma di­sat­ti­va il ser­vi­zio di geo­lo­ca­liz­za­zio­ne e sta at­ten­to a non da­re in­di­ca­zio­ni su do­ve si tro­va. Fin­ché Pro­spe­ri e i suoi non in­cap­pa­no in un nu­me­ro di cel­lu­la­re bra­si­lia­no, usa­to da Fioc­co tem­po pri­ma. E, nel giu­gno scor­so, sco­pro­no che il cel­lu­la­re è sta­to at­ti­va­to nei pres­si di Bra­si­lia. Lui­gi­no il fur­bo, for­se, non è poi co­sì fur­bo. «Tan­to va tut­to in pre­scri­zio­ne, io con­ti­nuo a truf­fa­re, è il mio me­stie­re», pa­re ab­bia det­to una vol­ta l’in­ge­gne­re pri­ma di im­bar­car­si sull’en­ne­si­mo ae­reo in bu­si­ness class. Chis­sà se a Re­bib­bia, do­ve do­vreb­be es­se­re in­car­ce­ra­to una vol­ta con­ces­sa l’estra­di­zio­ne, Fioc­co riu­sci­rà a far­si por­ta­re un bic­chie­re di cham­pa­gne.

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