I gran­di gial­li del­la­sto­ria

Ri­ve­la­zio­ni cla­mo oro­se: la uc­ci­se Joh­nKen nne­dy?

Oggi - - Sommario - di Gi­no Gul­la­ce Rau­gei

Ma-ri­lyn Mon­ro el auc­ci­se John Ken­ne­dy?

LA SCOM­PAR­SA DELL’AT­TRI­CE È AN­CO­RA UN FIT­TO MI­STE­RO. MO LTI NON CRE­DO­NO CHE SI SIA TOL­TA LAVITA. IN­CLU­SO IL FOTOGRAFOCHE LA IMMORTAL LÒPERULTIMO, NEL 1962. LA VE­RI­TÀ PO­TREB­BE SCATURIRE DAALCUNI DO­CU­MEN­TI TOPT SECRET DELL’FBI...

Sui­ci­dio o omi­ci­dio? La­mor­te di Ma­ri­lyn Mon­roe è uno dei più fit­ti mi­ste­ri del XX se­co­lo. C’è chi ne ha fat­to una­ma­lat­tia: co­me il fa­mo­so fo­to­gra­fo Bert Stern, l’ul­ti­mo a im­mor­ta­la­re la di­va bion­do pla­ti­no in un mai pub­bli­ca­to ser­vi­zio per il men­si­le Vo­gue che è di­ven­ta­to sto­ria. «Era fi­ne giu­gno del 1962», ci rac­con­tò un gior­no a New York Stern, «e in­con­trai Ma­ri­lyn al Bel Air ho­tel di Los An­ge­les, do­ve ci era­va­mo da­ti ap­pun­ta­men­to. Pas­sam­mo in­sie­me tre gior­ni e tre not­ti, chiu­si in una sui­te dal­la qua­le non uscim­mo mai. Fu un’espe­rien­za to­ta­liz­zan­te che se­gnò la mia vi­ta: scat­tai mi­glia­ia di fo­to; di gior­no, di not­te, non so, per­ché per­dem­mo pre­sto la co­gni­zio­ne del tem­po». Di al­col ne scor­se pa­rec­chio in quel­le ore. «Sì, cer­to», ri­ve­lò Stern. «E an­che qual­che pa­stic­ca, per­ché al­lo­ra usa­va co­sì. Ma Ma­ri­lyn Mon­roe non era quel re­lit­to che si è vo­lu­to poi farr cre­de­re. Era, an­zi, una don­na stra-or­di­na­ria­men­te pre­sen­te a se stes­sa. Vol­le ve­de­re tut­ti i ne­ga­ti­vi e li scel­see uno ad uno. Mi par­lò dei suoi pro­get­ti fu­tu­ri, del­le tan­te co­se che ave­va da fa­re». Poi Bert Stern tor­nò a Chi­ca­go. Il 6 ago­sto 1962, sta­va an­dan­do al la­bo­ra­to­rio fo­to­gra­fi­co che avreb­be stam­pa­to DDa si­ni­stra,iit RRo­bertb­tKKen­ne­dy,d il se­na­to­re de­mo­cra­ti­co uc­ci­so nel 1968, e il fra­tel­lo John, pre­si­den­te de­gli Usa, as­sas­si­na­to a Dal­las nel 1963. En­tram­bi eb­be­ro una re­la­zio­ne con Ma­ri­lyn Mon­roe.

Fu l’aman­te di en­tram­bii­fra­tel­li

le fo­to pre­scel­te e ap­pre­se dall’au­to­ra­dio la ter­ri­bi­le no­ti­zia: la not­te pri­ma, Ma­ri­lyn Mon­roe era mor­ta per un’over­do­se di bar­bi­tu­ri­ci. «Non ho mai cre­du­to, nep­pu­re per un at­ti­mo, che Ma­ri­lyn fos­se mor­ta sui­ci­da. E non ho nep­pu­re mai cre­du­to all’ipo­te­si in­ci­den­te. Im­pos­si­bi­le che quel­la straor­di­na­ria crea­tu­ra, co­sì pie­na di vi­ta, che ave­vo co­no­sciu­to, fos­se fi­ni­ta in quel mo­do». Bert mo­rì nel 2013, a 83 an­ni. Non sep­pe dun­que mai che ne­gli ar­chi­vi dell’Fbi, de­se­cre­ta­ti nel 2017, c’era­no dei do­cu­men­ti che con­fer­ma­va­no i dub­bi che gli ave­va­no tor­men­ta­to l’ani­ma per il re­sto dei suoi gior­ni. For­se Ma­ri­ly­nMon­roe non si era af­fat­to sui- ci­da­ta. An­zi, se­con­do Frank A. Ca­pell, edi­to­re e di­ret­to­re dell’He­rald of Free­dom, un gior­na­le schie­ra­to con la par­te più con­ser­va­tri­ce del Par­ti­to re­pub­bli­ca­no, Ma­ri­lyn era sta­ta uc­ci­sa e a com­mis­sio­na­re l’omi­ci­dio sa­reb­be­ro sta­ti i due cam­pio­ni del par­ti­to de­mo­cra­ti­co: il pre­si­den­te John Fi­tz­ge­rald Ken­ne­dy e suo fra­tel­lo Bob, al­lo­ra At­tor­ney ge­ne­ral, cioè mi­ni­stro del­la giu­sti­zia. Ed­gar Hoo­ver, il po­ten­tis­si­mo ca­po dell’Fbi, com­pi­lò un rap­por­to top secret e Ro­bert Ken­ne­dy or­di­nò che Ca­pell fos­se pe­di­na­to e il suo te­le­fo­no mes­so sot­to con­trol­lo: si trat­ta di un ge­ne­re di ini­zia­ti­ve che, di so­li­to, non si ri­ser­va­no ai mil­lan­ta­to­ri.

«IM­POS­SI­BI­LE CHE QUEL­LA CREA­TU­RA STRAOR­DI­NA­RIA FOSSEFINITA IN QUEL MO­DO, NON CREDOAL SUI­CI­DIO

Ca­pell so­ste­ne­va in ef­fet­ti una spe­cie di se­gre­to di Pul­ci­nel­la. Ne­gli An­ni 60, i gior­na­li ame­ri­ca­ni os­ser­va­va­no un ri­gi­do co­di­ce di au­to­cen­su­ra che im­pe­di­va di pub­bli­ca­re no­ti­zie di gos­sip che ri­guar­da­va­no i po­ten­ti. Ma tut­ta Hol­ly­wood sa­pe­va che Ma­ri­lyn Mon­roe ave­va una bol­len­te re­la­zio­ne con John Ken­ne­dy dai tem­pi in cui era an­co­ra se­na­to­re del Mas­sa­chus­setts. John ave­va pro­mes­so al­la di­va che avreb­be di­vor­zia­to dal­la mo­glie Jac­que­li­ne per spo­sa­re lei. Ma poi di­ven­ne pre­si­den­te de­gli Sta­ti Uni­ti e non se ne fe­ce nul­la. Poi­ché Ma­ri­lyn non ac­cet­ta­va di es­se­re sca­ri­ca­ta, Ken­ne­dy le mi­se al­le cal­ca­gna il fra­tel­lo Bob, sciu­pa­fem­mi­ne im­pe­ni- ten­te, ben­ché an­che lui spo­sa­tis­si­mo e con una tribù di figli, col com­pi­to di con­so­lar­la. La di­va si tro­vò co­sì im­pi­glia­ta in que­sto sor­di­do trian­go­lo. Al­la fi­ne di lu­glio del 1962, te­le­fo­nò al­la Ca­sa Bian­ca e si fe­ce pas­sa­re la fir­st la­dy, Jac­que­li­ne Ken­ne­dy. Le rac­con­tò tut­to e la ri­spo­sta di lei la rag­ge­lò: «Mia ca­ra, non sei la pri­ma e non sa­rai l’ul­ti­ma a cui mio ma­ri­to pro­met­te ma­ri e mon­ti. La ve­ri­tà è che non mi la­sce­rà mai per­ché non vuo­le com­pro­met­te­re la sua car­rie­ra po­li­ti­ca». La di­va fe­ce sa­pe­re ai due fra­tel­li Ken­ne­dy che non so­lo non vo­le­va più ve­der­li, ma che en­tro me­tà ago­sto avreb­be con­vo­ca­to una con­fe­ren­za stam­pa per spiat­tel­la­re al mon­do la ve­ri­tà. Non fe­ce mai in tem­po. Ma co­me fa­ce­va Frank Ca­pell a sa­pe­re tut­te que­ste co­se? A quan­to ap­pu­ra­to dall’Fbi, era ami­co di Jack Clem­mons, l’agente del­la po­li­zia di Los An­ge­les che per pri­mo ar­ri­vò a ca­sa diMa­ri­lyn ri­spon­den­do al­la chia­ma­ta d’emer­gen­za del­la do­me­sti­ca che la tro­vò esa­ni­me: fu lui a ri­ve­lar­gli che l’ipo­te­si sui­ci­dio non qua­dra­va. In­sie­me, Clem­mons e Ca­pell, si re­ca­ro­no in se­gui­to nell’uf­fi­cio del Co­ro­ner, il me­di­co le­ga­le, e ot­ten­ne­ro una co­pia au­ten­ti­ca dell’au­top­sia da cui ri­sul­ta­va che nel­lo sto­ma­co del­la di­va non fu­ro­no rin­ve­nu­ti re­sti di pil­lo­le: e que­sto è im­pos­si­bi­le in ca­so di­mor­te per over­do­se di bar­bi­tu­ri­ci. Ma co­me fi­nì que­sta sto­ria? Per sa­per­lo bi­so­gna at­ten­de­re che sia de­cre­ta­to - do­po i 50 an­ni di leg­ge - il pros­si­mo lot­to di do­cu­men­ti top secret dell’Fbi. d John Ken­ne­dy mo­rì a Dal­las il i 22 no­vem­bre 1963; Bob Ken­ne­dy, fu uc­ci­so a Los An­ge­les il 6 giu­gno 1968; Frank Ca­pell mo­rì in­ve­ce di tu­mo­re ai pol­mo­ni nel 1980. Non det­te mai se­gui­to al­la sua in­chie­sta che­mi­nac­cia­va di cam­bia­re gli equi­li­bri di po­te­re inA­me­ri­ca e ma­ga­ri ri­scri­ve­re la sto­ria: che co­sa ot­ten­ne in cam­bio?

«LADIVAVOLEVA CON­VO­CA­RE UNA CON­FE­REN­ZA STAM­PA, PER RAC­CON­TA­RE TUT­TO SUI KEN­NE­DY »

LeieiKen­ne­dy, un tor­bi­do­trian­go­lo

Bert Stern fo­to­gra­fo di Ma­ri­lyn

Fu ri­tro­va­ta mor­ta nel­la sua ca­me­ra da let­to 3 1 2 4 UC­CI­SA DA UN’OVER­DO­SE DI BAR­BI­TU­RI­CI? Los An­ge­les. Il 5 ago­sto 1962 Ma­ri­ly­nMon­roe fu tro­va­ta mor­ta (2) nel­la sua ca­me­ra da let­to (3). (4) Il ca­da­ve­re por­ta­to via da due agen­ti. Se­con­do la ver­sio­ne uf­fi­cia­le, la cau­sa del­la mor­te fu un’over­do­se di bar­bi­tu­ri­ci, per­ché sul suo ta­vo­li­no fu­ro­no tro­va­ti i fla­con­ci­ni vuo­ti (1).

Frank A. Ca­pell edi­to­re dell He­rald of­free­dom

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