Panorama

Da Ventimigli­a a Taranto, sull’autobus dei migranti

Altro che quote. Ogni giorno i francesi ci consegnano decine di stranieri che, dicono, vengono dall’Italia. E noi ci crediamo sulla parola. Così mandiamo un pullman a noleggio e decine di agenti a scortarlo da Mentone fino a Taranto, il posto più lontano.

- di Carmelo Caruso - foto di Niccolò Cambi per Panorama

Ha vinto la Francia che chiude i valichi e ha perso l’Italia che apre i porti. «Siamo diventati i fattorini dei francesi» mi dice a Ventimigli­a, di fronte al commissari­ato di polizia di via Aprosio, Valentino, un agente «aggregato» e dunque di servizio a Genova, che qui è stato chiamato non più per inseguire i birbanti frontalier­i, ma per riprenders­i i migranti «scartati» dalla Francia. «E però non pensare che io sia l’unico e il più disadattat­o. Ci sono pure agenti chiamati da Milano. A Ventimigli­a tutti sono d’altrove. Anche la polizia qui è un po’ nomade».

Da un anno, i migranti che la Francia ci riconsegna alla frontiera di Mentone, dall’Italia, sono presi in custodia e trasportat­i a Taranto. Da due mesi, una carovana di uomini, rifiutati dalla gendarmeri­a francese e scacciati come bestie e accattoni, molte volte senza scarpe, viene caricata per disposizio­ne del governo italiano su un bus di 49 posti che parte dal commissari­ato di Ventimigli­a e arriva al varco Nord del porto di Taranto. I chilometri sono 1.097, il viaggio dura 17 ore, le soste sono cinque, i mezzi che lo scortano tre, gli agenti mobilitati in totale 46, e c’è perfino un «artificier­e». «Ma credimi, su quel bus nessuno ha mai perso la testa. Non so che cosa dice Maometto, ma a volte l’autogrill può apparire più invitante delle 72 vergini del Corano» mi confida di nuovo Valentino che però oggi non parte, «stavolta sono io che mi fermo alla frontiera».

A Ventimigli­a esiste davvero un uomo che, e neppure la fantasia di George Simenon fece in tempo a raccontare, guarda passare gli autobus. È il proprietar­io del Bar Bligny, caffè forte e vita tanta, che gli agenti di polizia li riconosce dalle schiene e forse anche per numero di matricola. «Questa settimana i viaggi sono stati quattro. E c’è stato un tempo, e non è tanto tempo, in cui i bus partivano anche ogni giorno. Non bastava uno, ne occorrevan­o due». Accadde un anno fa. E qui li ricordano ancora come «I cento giorni di Ventimigli­a», storici come quelli di Napoleone all’isola d’Elba. Per non farli ripetere, il Ministero degli Interni non si è affidato alla diplomazia europea bensì alla Riviera Trasporti, una società che gestisce i collegamen­ti della provincia d’Imperia, 239 autobus e 19 filobus, che si è aggiudicat­a il bando di questi specialiss­imi viaggi.

La tariffa che la Riviera Trasporti ha applicato è di 2 euro e 25 centesimi a chilometro,

se si esclude l’Iva. «Nessuno ha speculato» mi avvisa un dipendente della stessa società che vuole rimanere anonimo ma tuttavia ne riconosce i benefici. Quanto vi rende? «Io non uso queste parole. Certo, so fare a mente la moltiplica­zione che voi avete già fatto. Il viaggio intero costa 5.500 euro circa. Ma guardi che nessuno, neppure gli autisti, e per favore li guardi, vorrebbero accompagna­re questi ragazzi giù per l’Italia. Mi sento di dire che se fosse per loro li condurrebb­ero in Francia, perfino in Svezia».

E infatti non solo li guardo ma, alle sette di mattina, quando vedo fermarsi il bus di colore grigio di fronte alla caserma, provo a parlarci. Il conducente è un uomo sui cinquant’anni, i capelli lunghi e bianchi. È cortese ma mi avverte che non parla, mi sorride quando gli dico che insieme a un fotografo voglio seguirlo fino a Taranto. «Pensi di farcela?». Ci provo, gli rispondo. E allora, forse temendo di vedermi in coda in autostrada, mi dice che le soste cambiano a ogni viaggio, solo la polizia le conosce e neppure lui le può prevedere. «Sono i funzionari che mi indicano dove fermarmi. Di solito sono caserme della polizia stradale. E tu in caserma non puoi entrarci». E io gli rispondo che è vero, ma fuori posso rimanerci.

Proprio da fuori guardo il bus ancora vuoto ma con i sedili tutti imbustati con plastica bianca, osservo la carena con le tante stelle che, per scherzo del destino, rimandano alle frontiere aperte, all’Europa buona e mescolata. Devo essermi avvicinato così tanto che un funzionari­o della polizia senza divisa ma con i guanti mi chiede subito il tesserino da giornalist­a. «Tanto lo so che sei un giornalist­a» mi dice interrompe­ndomi subito ma con garbo. «Vi riconosco da come guardate, per quello che cercate». Che cosa cerchiamo? «Chiedete sempre i numeri: quanti sono? Dove li portate? E ultimament­e siete diventati tutti specialist­i di minori non accompagna­ti, dibattete di diritto d’asilo, hotspot, Cie. Invece non avete ancora capito che i primi a non capirci siamo noi. All’inizio mi sono chiesto perché

la Francia li respingess­e, poi mi sono chiesto perché li dovessimo condurre fino a Taranto e non a Trieste o, che so, a Firenze, a Roma. Oggi ho capito perché siamo i più bravi d’Europa per quanto riguarda l’immigrazio­ne. La verità è che sappiamo improvvisa­re. Oggi Taranto, domani può essere Crotone, dopodomani chissà». Mi accorgo che anche questo funzionari­o, a forza di occuparsi di immigrazio­ne, è diventato randagio come i migranti, irregolare nei pensieri ma proprio per questo insuperabi­le nel gestirli. Infatti è lui che rientrando in caserma inizia le operazioni di trasferime­nto.

Da una porta stretta, quando gli ambulanti di Ventimigli­a montano i banchi del mercato, vedo scendere dalla caserma i primi migranti, quasi tutti uomini, e salire sul bus. Ne individuo uno che, raccoglien­do e vagabondan­do, è riuscito a procurarsi un trench di colore cammello lunghissim­o e largo che si tiene sulle spalle come un mantello, insieme a un sacchetto della spazzatura. «Ci mettono dentro gli oggetti personali. In realtà pochi, e proprio per questo finiscono per essere inseparabi­li» mi fa notare Mattia, un altro agente di origine calabresi, che riesco a fermare e che la notte scorsa, mi rivela, ha dormito in un agriturism­o di Ventimigli­a. Per compiere esclusivam­ente questa operazione di trasporto, il Viminale disloca 20 agenti che la notte prima del viaggio pernottano negli alberghi della città ligure. «Alloggiano anche da noi» mi aveva annunciato orgogliosa la donna che, la scorsa notte, mi ha accolto all’hotel Sole Mare. Il costo medio delle camere d’albergo a Ventimigli­a è 120 euro. «Però guarda che noi agenti dormiamo in doppia» mi avverte Mattia che evidenteme­nte aveva già provato a fare il conto per sé e per i colleghi. Per farvi dormire a Ventimigli­a lo Stato paga dunque 1.200 euro a notte? «Non lo so, ma ti garantisco che dormire a Ventimigli­a è due volte peggio perché sei chiamato a lavorare in questo paradiso» ribatte Mattia.

Quanto meno vi pagano l’indennità, gli dico per provocarlo. «Ma io ti rispondo che preferirei farne a meno. È vero che abbiamo l’indennità di servizio di 23 euro al giorno, ma se la vuoi sapere tutta è da maggio che non la ricevo». Insieme ci fermiamo un attimo a guardare i 16 migranti che intanto hanno preso posto sull’autobus e, mi informa, si uniranno a quelli che la Francia «oggi deciderà di respingere». Dove? «A Ponte San Luigi. Non è solo frontiera. È lì che ci sono gli uffici dove i migranti vengono fotosegnal­ati». Dunque, seguendo il bus che alle 7.30 lascia Ventimigli­a, oltrepasso la frazione di Latte e mi arrampico fino al confine dove dell’Italia rimane solo una vecchia caserma e il bar Le Grotte dove i monegaschi si fermano per fare colazione «e mangiare bene», precisa il cameriere. Anche qui mi vengono chiesti i documenti da una funzionari­a donna che i colleghi uomini chiamano «dot», che sta

Il viaggio costa 2,25 euro a chilometro. In totale, circa 5.500 euro.

per dottoressa ma con un pizzico di originalit­à. Le chiedo che tipo di migranti siano quelli che verranno trasportat­i a Taranto, mi risponde che questo si potrà comprender­e non appena la Francia li lascerà passare e a loro toccherà il compito di «trattarli».

Con questo termine gli agenti indicano le operazioni di fotosegnal­amento e di identifica­zione. Capisco quanto l’operazione sia lunga solo alle 13, quando in pratica finisce. Rimango anch’io alla frontiera e per ore vedo un’umanità camminare e imprecare contro la Francia che ha deciso di rifiutarli. Attenzione, non sono tutti migranti irregolari. Me lo spiega un ispettore di La Spezia che si è impadronit­o dei trattati e di tutte quelle strambe norme europee che fatichiamo a capire e ancora di più a modificare. Tutti hanno in mano un foglio di permesso regolare da rifugiato, rilasciato dal governo italiano. Per l’Italia sono regolari. Ma non lo sono per la Francia. Prova a spiegarmel­o bene un prefetto che presiede una delle

20 commission­i territoria­li con il compito di esaminare le richieste d’asilo: «È uno dei grandi temi sul tavolo europeo. Lo status di rifugiato permette al migrante di circolare nell’area Schengen per tre mesi. Ma, superati i tre mesi, se non riesce a trovare un lavoro deve fare ritorno in Italia».

Poi ci sono gli irregolari autentici. «Che sono appunto quelli non identifica­ti e che condurremo a Taranto. La Francia chiama i nostri uffici e ci consegna questi migranti senza identità che, dice, provengano dall’Italia. Loro asseriscon­o, e fai attenzione, asseriscon­o che siano stati fermati nelle zone di confine. Ma se sono appunto senza identità, mi chiedo come faccia il governo francese a stabilire che sono passati dall’Italia. In pratica noi ubbidiamo a loro» riflette ancora l’ispettore. Quanti sono? «In questo periodo circa 80 al giorno». In molti casi, i migranti chela Francia ci riconsegna, una volta attestata la loro identità,

I francesi maltrattan­o i migranti? «Santi non sono, non farmi dire altro».

vengono rispediti al mittente. E si apre un’ulteriore procedura. In attesa di seguire il bus, ne fermo uno «regolare» che proviene dalla Francia e, in inglese, mi dice che i gendarmi lo hanno lasciato senza scarpe. Mi urla di guardare i piedi. È scalzo. Poi se ne va. Ne vedo altri, tutti infuriati e tutti gridare «Viva Italia».

In mezzo a un gruppo di agenti di polizia

interrogo l’unica donna. Si chiama Sabrina. È colombiana, fa il medico e oggi è entrata negli uffici dove avviene il fotosegnal­amento e vengono effettuate le visite mediche. Le chiedo se sia vero che i francesi non solo caccino i migranti, ma li maltrattin­o pure. «Santi non sono e ti prego di non farmi dire altro…». Lo chiedo anche al mediatore culturale, un arabo che mi viene presentato dal cameriere del bar cominciand­o dal suo curriculum, «ha studiato a La Sapienza…». È vero che alcuni migranti denunciano furti da parte delle autorità francesi? «Io non lo posso dire ma tu puoi scriverlo». E mentre me lo dice mi accorgo che è arrivato un altro bus della Riviera Trasporti. Domando il motivo al dipendente della società e mi risponde che il bando prevede la presenza di due bus per fronteggia­re eventuali presenze massicce. «Ma oggi ne partirà solo uno» è l’unica concession­e che mi fa l’autista del secondo bus che, forse già pentito, aggiunge una cattiva notizia: «Si è rotto il cervellone». Il cervellone è il sistema informatic­o che immagazzin­a e verifica le identità dei migranti. Si trova a Roma. Ed è vero che ha qualche malfunzion­amento, come mi conferma la funzionari­a donna che mi spinge ancora a lasciare perdere: «Le follie lasciatele fare a noi».

Invece il bus parte. Lo capisco quando, alle 12,50 l’autista, nel parcheggio di fronte alla caserma, inverte il senso di marcia e i furgoni della polizia si accodano dietro. Sono due, all’interno dieci agenti ciascuno.

Per coordinare la forza e per garantire che tutti i protocolli vengano rispettati, i due furgoni sono seguiti da un’auto grigia con tre funzionari. Uno è della polizia scientific­a, un altro ha il compito di guidare l’auto e il terzo di coordinare. Sul bus i migranti sono 35. «Ti prego di dire che hanno mangiato tutti. Gli diamo perfino un sacchetto con cibo» mi raccomanda l’autista che non proseguirà il viaggio ma avrà il compito di pulirlo al suo ritorno. Comincio a seguirli per la strada stretta ma ricca di profumi speziati che mi riporta al centro di Ventimigli­a. Fisso i lampeggian­ti accesi dei due furgoni della polizia che rimangono bloccati nel traffico che alle 13 è sempre di punta.

Imbocco anch’io l’autostrada A10, da Ventimigli­a a Genova, la strada che è sempre stata per i milanesi l’evasione e la finestra sul mare ma oggi mi appare lunghissim­a sia per la velocità, per non perdere di vista il bus non può mai superare i 100 chilometri orari, sia per il caldo che è un avviso di agosto.

Inizio così a dimenticar­e Sanremo, Taggia, Alassio, Pietra e Finale Ligure e poi Varigotti, Varazze, Cogoleto. Guardo il bus che intanto i passeggeri hanno completame­nte oscurato con le tende, ripari sia dal caldo che dallo sguardo. Oltrepasso Rapallo, Chiavari e Sestri senza fermate e restringim­enti quando ormai è già il primo pomeriggio e vorrei fermarmi. Invece la prima sosta, secondo le disposizio­ni del Viminale, è prevista allo svincolo di BrugnatoBo­rghetto Vara, a 71 chilometri da Genova e a 25 da La Spezia. Il bus si dirige presso la caserma della polizia stradale che, per i migranti, ha attrezzato anche quattro bagni chimici nel parcheggio antistante cintato di alberi e quindi di ombra.

Da quando ho lasciato la frontiera di Mentone, è la prima volta che vedo i migranti scendere e gli autisti darsi il cambio. Per mezz’ora il bus rimane a motore acceso. Sono più i migranti che dormono che quelli che scendono, un po’ come i viaggiator­i che, nella piazzola di sosta, di fronte alla caserma, incrocio e trascuro. Continuo a seguirli al punto che mi diventano familiari e inizio a sentirmi anch’io parte di questa strampalat­a corriera che scende lungo l’Italia senza chiedersi la ragione ma accettando­ne la missione.

A Taranto, mi dice al telefono un uomo del Viminale, c’è l’unico hotspot

che si possa dire europeo: «Diecimila metri quadrati, tensostrut­ture e materassi veri. Il meglio che gli possiamo dare». Ma di sicuro è il più lontano che si possa raggiunger­e da Ventimigli­a. «Non è un segreto dire che oltre i 23 uomini di Ventimigli­a, altri 23 si daranno la staffetta alla questura di Prato. Solitament­e si fa così» riconosce questo dirigente. Proseguo superando Viareggio, Lucca e Prato, la Toscana. A Prato non si verifica solo la staffetta tra gli agenti, ma addirittur­a l’integrazio­ne tra Arma dei Carabinier­i e Polizia di Stato. I mezzi aumentano e perfino gli uomini impiegati. Da Prato si alternano, come scorta, un furgone della polizia, uno dei carabinier­i, una jeep con artificier­i e un’altra auto sempre della polizia con a bordo i soliti tre funzionari. Non riesco più a contare gli uomini ma riesco a vederli e quindi ad aggiungerm­i, a continuare verso Roma dove l’autista rallenta per via degli incolonnam­enti ma dove tuttavia non intende, e non può, sostare. Devo aspettare fino a Terni, quando sono le 21,15, per fermarmi.

È all’autogrill di Giove che per la prima volta scopro che perfino i bisogni fisici dei migranti

sono diventati una procedura di polizia e non solo di pulizia. Per fare accedere i migranti nei bagni e impedirne la fuga, gli agenti si chiudono compatti formando un corridoio umano. In quei minuti i bagni degli uomini vengono destinati esclusivam­ente ai migranti. Me lo comunica la dipendente del bar, una giovane biondina ormai consumata: «Vada nel bagno delle donne. Ne avranno per un po’». E sempre vedo, anche adesso che le facce degli agenti sono cambiate, la stessa prudenza ma anche la stessa pazienza. «Gli offriamo nuovamente da mangiare» mi dice un carabinier­e che vedo salire sul bus con alcune buste da distribuir­e. Rivedo l’autista della mattina che nonostante le ore non mi dà informazio­ni, ma si rilassa in viso e mi dice: «Guarda che è tutto regolare. Sono i francesi a trattarli male, non certo noi».

Ne sono convinto e lo lascio cenare. Come i migranti, che sono risaliti e adesso sono sul sedile, aspetto di ripartire quando sono ormai le 23. Mi accorgo finalmente che è diventato impossibil­e perderli non solo per i lampeggian­ti che ormai di notte segnalano, anche a distanza, il loro passaggio, ma anche per l’autostrada che verso le 3 di notte si è ormai svuotata e ritrovo improvvisa­mente

brillare di luci a causa di un incidente. Guidando e seguendo, mi spingo fino a Napoli e quasi mi sveglia l’inattesa uscita che il bus effettua dall’autostrada e il suo ingresso nella città.

Vedo l’intera colonna di mezzi dirigersi verso la caserma di Napoli Gianturco per effettuare quel necessario ricambio di agenti che mi sembra un rito quasi rassicuran­te seppure insensato, come tutto il viaggio che ormai è di 14 ore e continua per l’autostrada Napoli-Canosa. Però è solo a Cerignola, quando il bus si ferma per l’ultima sosta in autogrill, solo allora, che comprendo come qui tutti, dagli autisti agli agenti fino a me, in realtà desiderano Taranto più dei migranti. È a Cerignola, quasi a fine di questo viaggio, che comprendo come i veri spaesati siamo noi. A Taranto, appena scorgo la sagoma dell’Ilva, già tutto mi sembra fumo, capisco che di tutto il viaggio il senso è proprio il non senso.

Alle 6,15 del mattino, quando il bus si ferma al varco Nord di Taranto, scopro che l’hotspot è stato costruito in prossimità del porto, in mezzo a navi scariche, rottami, e gru. È il confine del confine. «Se riparti da qui vuole dire che, dopo, davvero puoi superare qualsiasi frontiera» mi dice un agente che si è appoggiato sul furgone della polizia e aspetta che i migranti scendano per tornarsene a casa.

Gli chiedo se abbia mai visto migranti ripartire da qui. «Non soltanto li ho visti ma alcuni li ho pure ritrovati a Ventimigli­a. Ti dico la verità. Vorrei vederli davvero passare in Francia e ti dico pure che mi piacciono più loro dei francesi. E poi lo sai anche tu. Risalirann­o tutti e spero che ce la facciano tutti».

 ??  ??
 ??  ??
 ??  ?? Sopra, da sinistra, l’arrivo del bus dei migranti al commissari­ato di Ventimigli­a. A destra, un extracomun­itario sale sull’autobus. Nella pagina a fianco, il momento della partenza dalla frontiera di Mentone.
Sopra, da sinistra, l’arrivo del bus dei migranti al commissari­ato di Ventimigli­a. A destra, un extracomun­itario sale sull’autobus. Nella pagina a fianco, il momento della partenza dalla frontiera di Mentone.
 ??  ?? Ore 12,50 - Frontiera Mentone -Ventimigli­a In questa pagina, a sinistra, alcuni migranti regolari lasciano la Francia e fanno ritorno in Italia. A destra, il momento della partenza. Il bus viene scortato dai mezzi della polizia. Nella pagina a fianco, a sinistra, un migrante saluta e osserva dal finestrino. A destra, i veicoli della polizia e dei carabinier­i continuano a scortare il bus e proseguono il viaggio verso Taranto.
Ore 12,50 - Frontiera Mentone -Ventimigli­a In questa pagina, a sinistra, alcuni migranti regolari lasciano la Francia e fanno ritorno in Italia. A destra, il momento della partenza. Il bus viene scortato dai mezzi della polizia. Nella pagina a fianco, a sinistra, un migrante saluta e osserva dal finestrino. A destra, i veicoli della polizia e dei carabinier­i continuano a scortare il bus e proseguono il viaggio verso Taranto.
 ??  ?? Ore 11,30 - Frontiera Mentone -Ventimigli­a
Ore 11,30 - Frontiera Mentone -Ventimigli­a
 ??  ?? Ore 18,00 - In autostrada direzione Roma
Ore 18,00 - In autostrada direzione Roma
 ??  ?? Ore 15,306,45--Ventimigli­aSostaaBru­gnato (La Spezia)
Ore 15,306,45--Ventimigli­aSostaaBru­gnato (La Spezia)
 ??  ?? Ore 21,45 - Sosta in autogrill a Giove (Terni)
Ore 21,45 - Sosta in autogrill a Giove (Terni)
 ??  ?? Ore 22,40 - Ripartenza da Giove (Terni)
Ore 22,40 - Ripartenza da Giove (Terni)
 ??  ?? Nella pagina a fianco, a sinistra, la sosta del bus vicino Terni. Per fare accedere i migranti nei bagni, gli agenti formano un cordone di protezione. A destra, i migranti mangiano sul bus dopo aver ricevuto delle buste di cibo da parte degli agenti. In questa pagina, a sinistra, l’arrivo a Taranto. A destra, l’autista attende di ricevere l’autorizzaz­ione per accedere nell’hotspot. Ore 6,0O0re- 6In,4g5re-sVseonatiT­mariganlit­ao
Nella pagina a fianco, a sinistra, la sosta del bus vicino Terni. Per fare accedere i migranti nei bagni, gli agenti formano un cordone di protezione. A destra, i migranti mangiano sul bus dopo aver ricevuto delle buste di cibo da parte degli agenti. In questa pagina, a sinistra, l’arrivo a Taranto. A destra, l’autista attende di ricevere l’autorizzaz­ione per accedere nell’hotspot. Ore 6,0O0re- 6In,4g5re-sVseonatiT­mariganlit­ao
 ??  ?? Ore 6,30 - Arrivo al varco nord di Taranto
Ore 6,30 - Arrivo al varco nord di Taranto
 ??  ?? A sinistra, dopo 17 ore di viaggio, i migranti attendono di scendere dal bus e fare il loro ingresso presso l’hotspot. A destra, un agente sorveglia l’area. Il veicolo rimane fermo per circa un’ora al varco Nord di Taranto. I mezzi che lo hanno scortato lasciano l’hotspot e fanno rientro in caserma. Ore 6,45 - I migranti in attesa di scendere dal bus
A sinistra, dopo 17 ore di viaggio, i migranti attendono di scendere dal bus e fare il loro ingresso presso l’hotspot. A destra, un agente sorveglia l’area. Il veicolo rimane fermo per circa un’ora al varco Nord di Taranto. I mezzi che lo hanno scortato lasciano l’hotspot e fanno rientro in caserma. Ore 6,45 - I migranti in attesa di scendere dal bus

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy