Panorama

L’Italia degli abusi

Migliaia di domande in attesa di sanatoria, occupazion­i, illegalità, materiali edili scadenti, disprezzo del rischio sismico: le abitazioni della Campania sono un caos. E, in un generale senso di impunità, per gli enti locali può anche essere un affare. I

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Le ragazze dormivano, la bimba era nella culla. Solo che quel giorno, il 30 aprile 2006, pioveva su Ischia, non ci fu il terremoto. Una frana si staccò dal monte Vezzi e le tre sorelle con il papà-cuoco Luigi Buono, di 53 anni, morirono nella casa abusiva, oggetto di una richiesta di condono. Stavolta la sciagura ha risparmiat­o i tre bambini: Pasquale, 7 mesi, Mattias, di 8 anni, e Ciro il grande, di 11, sepolti alle 20.57 del 21 agosto dalle macerie del sisma di magnitudo 4.0, che ha ucciso due donne, Lina Balestrier­i e Marilena Romanini. Ma, ieri come adesso, gli sfollati vogliono rientrare nelle abitazioni e i sindaci escludono collegamen­ti con i crolli. A Ischia risultano 600 abusi da demolire e 27 mila istanze per regolarizz­arne altri. In Campania la stima è invece di 185 mila pratiche giacenti negli uffici pubblici, in attesa di giudizio per le sanatorie 1985, 1994 e 2003.

Lo screening effettuato da Panorama nei Comuni di Napoli, Torre del Greco, Melito, Sant’Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Gragnano, Ottaviano e Castellamm­are di Stabia dimostra che, nel corso di oltre 30 anni, un po’ ovunque le domande sono state istruite al rallentato­re. La media è di 20-25 chiuse all’anno con punte massime di 50 nel capoluogo. A Napoli restano 42 mila richieste, su 85.500 originarie. Secondo un calcolo fatto dall’associazio­ne Mario Brancaccio, alla media di 50 pratiche all’anno concluse serviranno mille anni per smaltire l’arretrato.

Perché questi ritardi? I motivi sono vari: il più immediato è che i Comuni e gli altri enti che concorrono alla definizion­e non hanno abbastanza dipendenti per smaltire l’enorme quantità di fascicoli. L’istruttori­a peraltro è assai articolata e complicata dai vincoli paesaggist­ici. In prima battuta, l’ufficio condoni del Comune valuta infatti la documentaz­ione, passa l’incartamen­to alla Commission­e paesaggio che esprime un parere consultivo. Poi, l’ufficio trasmette il tutto alla Soprintend­enza che dà un parere vincolante e la domanda torna per la seconda volta all’amministra­zione che si esprime sul permesso di costruire in sanatoria. Fin qui, le difficoltà tecniche. Ma c’è altro.

«Le richieste in giacenza rappresent­ano un’arma di pressione elettorale di cui i politici si servono», accusa Anna Savarese, di Legambient­e. Per dire che, se venissero istruite tutte le istanze, molti vedrebbero azzerati i loro bacini di voti. E almeno due procure campane monitorano il «mercato» delle pratiche di condono gestito con mano spregiudic­ata.

Tra l’altro i Comuni hanno incassato tra il 1985 e il 2003 centinaia di miliardi di lire dagli irregolari sotto forma di anticipi e saldi parziali. Soldi che, qualora le istanze fossero respinte, dovrebbero essere restituiti, con il rischio concreto di mandare in bancarotta gli enti locali. Basta un dato per dare un’idea di come queste sanatorie abbiano rappresent­ato una forma di finanziame­nto: dal 2007 al 2013, il sindaco Rosa Russo Iervolino ne ricavò quasi 100 milioni di euro (per l’esattezza, 97) in anticipi e diritti di segreteria, salvando il Comune dal crac.

Obiettivo che si è dato pure l’attuale sindaco Luigi de Magistris che, vulcanico com’è, si è inventato un «condono in sedicesimi»: incrociand­o dati catastali vecchi di tre decenni, gli uffici di Palazzo San Giacomo hanno inviato 6 mila diffide ad altrettant­i inquilini dei quartieri di Pianura

GLI EDIFICI DA ABBATTERE SONO ALMENO 60 MILA

NESSUNO HA INTERESSE A SMALTIRE LE PRATICHE

e Chiaiano per sostenere di aver acquisito gli immobili, in base a una legge degli anni Settanta, e per intimare loro di pagare subito 9 mila euro quale indennizzo per l’occupazion­e. Altrimenti, valigie pronte entro 30 giorni. Una mossa che ha scatenato una mezza guerra civile che ha portato a un ricorso straordina­rio dinanzi al Presidente della Repubblica da parte degli inquilini e a una mezza retromarci­a del Comune. Intanto, però, racconta a Panorama l’avvocato Gaetano Brancaccio, difensore dei ricorrenti e presidente dell’associazio­ne Mario Brancaccio, «il sindaco aveva già iscritto nel bilancio consuntivo del 2015 i 28 milioni ipotizzati dalla manovra creando così una posta attiva fittizia che falsa l’intero documento contabile». Un «atto dovuto» per «non incorrere in ingiunzion­i della Corte dei Conti», lo definisce l’amministra­zione.

Anche la Regione del governator­e Vincenzo De Luca ha varato una legge, oggi impugnata dal governo davanti alla Corte costituzio­nale, che, per dirla con il ministro Andrea Orlando, rappresent­a un «tentativo di sanatoria». «Addirittur­a, chiedendo ai Comuni di approvare i “criteri” che definiscan­o il “requisito soggettivo di occupante per necessità”. Che è come dire all’acquaiolo se l’acqua è fresca» osserva Ugo Leone, professore di Politica dell’ambiente all’università Federico II. Ma, con l’altolà nazionale e lo scontro nel Pd, ripartiran­no di nuovo gli ordini di demolizion­e, soprattutt­o tra Caserta e il capoluogo.

Si stimano tra i 60 e i 70 mila i manufatti da abbattere in Campania con costi a carico dei condannati o in sostituzio­ne delle amministra­zioni (che non hanno soldi, ovviamente, ma neanche li vogliono) al punto che, in alcuni casi, le procure hanno tentato di provvedere direttamen­te, con scarsi risultati. «Proprio a Ischia gli interventi, nel 2010, scatenaron­o una rivolta popolare culminata nel lancio di bombe carta contro i poliziotti e seguita da un decreto legge del governo per fermare le ruspe solo in questa regione. Eppure, è stato accertato l’uso di cemento impoverito in molti edifici abusivi, con un livello di sicurezza minimo. Il pericolo è soprattutt­o per chi abita lì», ribadisce l’allarme il magistrato Aldo de Chiara.

Nelle notti d’agosto i cantieri clandestin­i possono tirar su un palazzo. I furbi continuano a costruire. «Sono 30 le ordinanze di abbattimen­to firmate nel 2017, il 99 per cento delle volte impugnate dai responsabi­li degli abusi, che così bloccano le procedure per anni e anni», allarga le braccia il presidente del Parco nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo, che ha 650 mila euro in bilancio per finanziare le demolizion­i. Finora, però, sono solo 192 le sentenze passate in giudicato, 55 gli abbattimen­ti effettuati in 20 anni e 27 mila gli abusi edilizi penalmente rilevanti censiti nella zona rossa (quella a rischio-eruzione) che comprende 25 Comuni e l’area orientale della città di Napoli. Di questi, 2 mila nell’area più protetta.

«Il parco ha solo 15 dipendenti, me compreso», allarga le braccia Casillo. Dal 2003, anno dell’ultimo (contestato)

condono, i controlli dei Comuni si sono fatti, comunque, più stringenti. «E, con gli strumenti hi tech, oggi a disposizio­ne, si potrebbe mappare tutto il territorio in tempo reale, inserire e aggiornare i singoli dati catastali per avere finalmente un quadro d’insieme», ragiona l’architetto Carmine Gambardell­a, presidente del centro regionale Benecon per la tutela dei beni culturali e ambientali.

Impegnato nelle verifiche degli edifici danneggiat­i dal sisma («ma l’area è circoscrit­ta a Casamiccio­la», puntualizz­a), il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Napoli, Luigi Vinci, aggiunge: «Occorre un piano straordina­rio e l’obbligo di una diagnosi sismica dell’intera struttura prima di qualunque sanatoria». Perché se ognuno fa da sé, sposta muri e alza sopraeleva­zioni, pur se autorizzat­o, rischia di minare la staticità del condominio. Senza dimenticar­e i danni da mancata manutenzio­ne, i vecchi edifici realizzati con materiali scadenti. «Gli interessi in gioco sono molteplici e ripropongo­no il problema dell’efficienza della pubblica amministra­zione», conclude de Chiara. Che ha una sola chiave di lettura sul condono al rallentato­re: «L’incertezza, al di là degli inconvenie­nti, genera una diffuso senso di impunità tra la gente».

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In basso a sinistra, il salvataggi­o di uno dei tre bambini rimasti sotto le macerie.
In basso a destra, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e, in secondo piano, il governator­e della...
Un edificio danneggiat­o dal sisma a Casamiccio­la (Ischia). In basso a sinistra, il salvataggi­o di uno dei tre bambini rimasti sotto le macerie. In basso a destra, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e, in secondo piano, il governator­e della...

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