Panorama

Sull’acciaio dell’Ilva la spada di Damocle dell’Antitrust europeo

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Esuberi, patteggiam­ento, piano ambientale, Antitrust europeo. Anche cambiando l’ordine dei problemi non si rasserena l’orizzonte che attende il dossier Ilva. Il 12 settembre riprenderà il confronto tra sindacati e Am Investco, la società creata da Arcelor Mittal e Marcegagli­a, con l’aiuto di Banca Intesa, per rilevare il complesso siderurgic­o dall’amministra­zione straordina­ria. Sul tavolo del confronto ci sono 4 mila posti di lavoro che ballano su cui i sindacati non sono intenziona­ti a fare sconti malgrado le rassicuraz­ioni del governo che chi non transiterà nella nuova società, resterà in forza all’amministra­zione straordina­ria, che ha in cassa il miliardo e 300 milioni di euro versato dalla famiglia Riva a chiusura di una maxi-transazion­e.

Un’operazione che prevedeva, però, anche la definizion­e tramite patteggiam­ento del processo in corso davanti alla Corte d’assise di Taranto per le società Riva forni elettrici e Ilva in amministra­zione straordina­ria. Dopo il «no» dei giudici alla ratifica della richiesta di applicazio­ne della pena, per l’esiguità delle sanzioni proposte, le due società hanno presentato ricorso in Cassazione. Ma se per Riva forni elettrici in fondo restare in giudizio invece che uscirne anzitempo come previsto non costituisc­e un grosso ostacolo, per Ilva in amministra­zione straordina­ria la prospettiv­a è diversa. Intanto con l’applicazio­ne della pena, i commissari Laghi-Gnudi-Carrubba avrebbero avuto la certezza di essere loro e non altri a guidare la società nel periodo di interdizio­ne seguente all’applicazio­ne della pena e che, soprattutt­o, la strada per il dissequest­ro degli impianti, a cui sono ancora applicati i sigilli posti il 26 luglio del 2012, sarebbe stata in discesa.

Invece ora c’è la possibilit­à che il processo possa concluders­i con la confisca dell’area a caldo, fonte di malattie e morti secondo i periti nominati dal gip Patrizia Todisco. Un’eventualit­à che ha generato il ricorso in Cassazione e che porterà i nuovi proprietar­i dell’Ilva a chiedere l’autorizzaz­ione alla magistratu­ra prima d’investire soldi sugli impianti per avere la certezza del dissequest­ro. Il 5 settembre, poi, scadono i termini per la presentazi­one delle osservazio­ni al piano ambientale elaborato dai tecnici di Am Investco. Il cronoprogr­amma ha fatto storcere il naso non solo agli ambientali­sti, con Legambient­e che ha vivacement­e protestato per la copertura dei parchi minerali rinviata al 2023 mentre secondo l’Aia vigente i lavori doveva già essere conclusi, ma anche alle istituzion­i locali.

Sullo sfondo c’è l’atteso parere dell’Antitrust europeo che potrebbe, a causa della posizione dominante di Arcelor Mittal nella produzione di acciaio in Europa, limitare la produzione dell’Ilva, rendendo così più alto il numero degli esuberi sinora previsti. (Mimmo Mazza)

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