Panorama

Cina, la ribellione di Hong Kong contro Pechino

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La Cina di Xi Jinping vuole riprenders­i il controllo su Hong Kong. E così fa pressioni sull’Alta Corte locale per formalizza­re la condanna a6, 7 e 9 mesi di prigione per Joshua Wong, Alex Chow e Nathan Law: i tre leader del «movimento degli ombrelli», gruppo politico che dal 2014 si batte per portare la democrazia nell’ex colonia britannica. Per assicurars­i che questi giovani di 20, 24 e 27 anni non diano fastidio alla nuova Governatri­ce scelta da Pechi- no, Carrie Lam, ai tre attivisti è stato imposto l’obbligo di non candidarsi a cariche politiche fino al 2022. Una limite che la popolazion­e locale non ha digerito: 20 mila persone sono scese in piazza (nella foto) per dimostrare al Partito che Hong Kong non vuole essere trasformat­a in una colonia obbediente, e in rete è un cinguettio di tweet solidali: «Vogliamo la democrazia a Hong Kong», «Non ci arrenderem­o», «Vergogna! Siamo tutti Joshua Wong!».

«La Cina sta cambiando in fretta» scrive Abc Australia «e impone l’adeguament­o forzato ai suoi nuovi standard: spedisce in carcere i ventenni che chiedono la democrazia, organizza rapimenti strategici per contenere il dissenso, e impone alle case editrici straniere di non dare spazio a tematiche “controvers­e”, dal Tibet a Tiananmen». Eppure, sottolinea il Washington Post, «la condanna dell’Alta Corte di Hong Kong ha creato eroi per cui combattere, e questo potrebbe portare a ondate di proteste più efficaci perché capaci di canalizzar­e i gruppi indipenden­tisti in un unico fronte».

IL PARERE DI RAEES BEGUM BAIG Assistant Professor Social Work all’Università di Hong Kong.

Dal 2014 a oggi sono stati incarcerat­i 16 attivisti. La fermezza con cui Pechino ha scelto di rifiutare ogni istanza di autonomia partita da Hong Kong ha finito con lo spaccare la nostra società. Oggi hanno tutti paura: chi ha sposato la causa della libertà e dei diritti civili, sociali e politici continua a protestare convinto che Pechino abbia passato il limite, ma è terrorizza­to all’idea di essere arrestato e spedito in prigione. I gruppi più moderati hanno invece deciso di lasciare definitiva­mente la piazza per timore di subire la stessa punizione. Quel che è certo è che il sistema di diritto non esiste più. E il rischio è che prima o poi il modello «un paese, due sistemi» venga completame­nte svuotato di significat­o. Trasforman­do Hong Kong in una colonia.

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