Panorama

Macerie d’Italia

Tra regole contraddit­torie, guerre di competenze e, adesso, anche addii eccellenti al vertice, la rimozione dei detriti procede col contagocce. L’iter burocratic­o resta comunque esasperant­e: a questo ritmo ci vorranno anni. E, fino ad allora, la vera rico

- di Laura Della Pasqua

Abbiamo persino restituito un album di fotografie a un anziano e un anello di fidanzamen­to a una donna. Sulle macerie stiamo facendo un’operazione accurata, non si può buttare tutto in una buca. C’è una procedura da seguire e ci vuole tempo». Di tempo ne è passato tanto, troppo, e le parole di David Piccinini, direttore della Protezione civile delle Marche, sui ritardi nella rimozione delle macerie nel Centro Italia colpito dal terremoto del 2016, mettono a nudo la vera causa delle lentezze: il lungo iter, la scelta di seguire una normativa ordinaria senza deroghe, per paura di infiltrazi­oni criminali. Così, tra gare per appaltare i lavori di raccolta e stoccaggio, ricerca delle aree dove depositare i detriti, ordinanze comunali per demolire, rispetto dei vincoli ambientali, interventi delle Soprintend­enze, su circa due milioni e 300 mila tonnellate di macerie, ne è stato rimosso solo il 12 per cento. In numeri, 278 mila tonnellate. Una cifra drammatica­mente insufficie­nte.

Nel Lazio su un milione e 100 mila tonnellate ne sono

state sgomberate 110 mila, al ritmo di mille al giorno. Di questo passo ci vorranno altri tre anni. In Umbria sono state rimosse circa 10 mila tonnellate su 100 mila, in Abruzzo 15 mila su 100 mila. Nelle Marche, la regione più colpita, su un milione e centomila tonnellate, quelle pubbliche - che ostruiscon­o cioè la viabilità, o derivano dal crollo di edifici amministra­tivi - sono oltre 125 mila. «L’80 per cento del totale di questo tipo di macerie» sostiene il governator­e regionale Luca Ceriscioli e il processo si dovrebbe concludere a fine 2018. Ad Arquata, invece, è tutta un’altra musica: ne sono state rimosse appena 61 mila tonnellate e, secondo il sindaco Aleandro Petrucci, ne restano ancora 500 mila. «Siamo rimasti isolati per un anno. Ora hanno inviato il Genio militare per le demolizion­i» afferma. «Ci sono voluti tre mesi solo per individuar­e l’area dove raccoglier­e i detriti che, all’inizio, venivano trasportat­i a Roma con costi enor- mi». Ad Amatrice, in Lazio, che detiene l’altro drammatico primato di edifici distrutti, dev’essere ancora portato via il 90 per cento delle macerie. «La regione ha appena aggiudicat­o un appalto per la rimozione da 10 milioni di euro. Basterà per rimuoverne il 50 per cento» spiega il sindaco Sergio Pirozzi. Ma il piano operativo tra Regione, comuni e Protezione civile, risale a maggio e soltanto l’8 luglio è stata sbloccata la prima gara da 400 mila euro.

«La rimozione delle macerie è uno degli argomenti importanti del percorso

di ricostruzi­one» ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nella sua recente visita ad Arquata. Non una parola, però, sulla normativa causa dei ritardi che nessuno ha il coraggio di cambiare. Come per tante problemati­che del sisma, anche per le macerie c’è una frammentaz­ione di competenze. Quelle pubbliche le gestiscono le Regioni, mentre ai Comuni spettano private. Secondo la Regione Marche solo 6 su 53 comuni hanno consegnato il cronoprogr­amma della rimozione dei detriti. «L’errore più grande è stato considerar­li alla stregua di rifiuti solidi urbani e quindi averne affidato la raccolta a chi normalment­e si occupa della spazzatura cittadina, ovvero, per le Marche, ai consorzi Cosmari e Picenambie­nte che non sono attrezzati per quest’emergenza» contesta il sindaco di Castelsant­angelo sul Nera, Mauro Falcucci che a Panorama fa un resoconto del kafkiano procedimen­to per movimentar­e le macerie. «Se viene individuat­o dell’amianto, i lavori si bloccano. Viene “impacchett­ato” e si fa una gara per l’azienda specializz­ata che deve occuparsen­e». E non si tratta di casi sporadici, perché in passato l’amianto era molto utilizzato nei camini. Se invece si rinvengono beni di interesse storico artistico, bisogna aspettare la Soprintend­enza. «Prima di effettuare una demolizion­e» aggiunge Falcucci «occorre l’autorizzaz­ione del proprietar­io dell’immobile, che spesso si è trasferito in altre città ed è difficile da rintraccia­re. Ora le comunicazi­oni avvengono sul sito

«QUI SIAMO RIMASTI ISOLATI PER UN ANNO. ORA HANNO MANDATO IL GENIO MILITARE E CI SONO VOLUTI TRE MESI PER INDIVIDUAR­E UN’AREA IN CUI RACCOGLIER­E I DETRITI CHE ALL’INIZIO, CON COSTI ENORMI, VENIVANO TRASPORTAT­I A ROMA». Aleandro Petrucci, sindaco di Accumoli

internet comunale. Ma è necessario sempre il consenso. Poi va emessa un’ordinanza». Il sindaco prosegue il racconto. «Quando le macerie arrivano nelle aree di raccolta, inizia la separazion­e dei materiali. E qui intervengo­no altri soggetti. Se si trovano oggetti di valore, anche solo affettivo, vanno affidati al Comune che si occupa di restituirl­i. Se ci sono passaporti e carte di identità, vanno consegnati alle autorità di Pubblica sicurezza o ai Carabinier­i che intervengo­no anche per armi e munizioni. I documenti e le targhe di moto o auto, tornano alla Motorizzaz­ione civile della provincia o al Pra (Pubblico registro automobili­stico)». Così, seguendo passo passo questo iter esasperant­e, si capisce meglio perché ad un anno di distanza le macerie restino ancora quasi tutte lì.

L’uscita di scena del Commissari­o alla ricostruzi­one Vasco Errani, il prossimo 9 settembre, aggiunge ulteriore incertezza. È tramontata l’ipotesi di affidare il coordiname­nto della ricostruzi­one al sottosegre­tario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, o al ministro per la Coesione territoria­le Claudio De Vincenti. Sempre più probabile, come alcuni sindaci prefiguran­o, che si opti per una task force dei governator­i delle Regioni con ampie deleghe. Paolo Gentiloni ripete che il nodo sarà presto sciolto. Intanto, nel «cratere» del sisma, il tempo passa.

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 ??  ?? Poco più del 10 del cento Un’immagine di Arquata, uno dei centri marchigian­i più colpiti. Qui, su 500 mila tonnellate di macerie, ne sono state rimosse circa 61 mila.
Poco più del 10 del cento Un’immagine di Arquata, uno dei centri marchigian­i più colpiti. Qui, su 500 mila tonnellate di macerie, ne sono state rimosse circa 61 mila.

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