Panorama

Dedicata a chi ci mette le mani

L’imprendito­re Gianluca Isaia è uno dei protagonis­ti della campagna digital per il lancio del Suv Stelvio.

- di Marta Galli

Una sportiva fiammante sfreccia sulla pista dell’ex stabilimen­to Alfa Romeo ad Arese. Sulla turbinosa quattroruo­te c’è un signore napoletano di elogiata eleganza, con quel tocco di eccentrici­tà che ha fatto tendenza, i sandali capresi sotto al completo in Principe di Galles. È Gianluca Isaia, sarto e imprendito­re, uno dei quattro protagonis­ti della campagna digital pronta ad approdare in rete per il lancio di Stelvio, ultimo Suv della casa automobili­stica del Biscione, dedicata «a chi ci mette le mani». Ovvero a quel mondo che racchiude la quintessen­za del savoir faire italiano.

E quale miglior liaison, allora, se si pensa che il 54enne Ceo non solo rappresent­a una categoria artigiana in grande spolvero, ma ha anche di recente pubblicato un libro (edito da Electa) dedicato all’idiomatica gestualità partenopea? Dentro a Napoli se

parla cu’e mmane, così il titolo, è ritratto in dialogo mimico con il suo doppelgäng­er, il fumetto Corallino, che deriva il nome dal corallo nel logo della sartoria. «Cu’ e mmane, cu’e mmane» cantava Mina in un pezzo dal significat­o assolutame­nte oscuro se non se ne mastica il dialetto.

Da una parte quindi, la gestualità come grammatica non verbale e come tentativo di superare il gap linguistic­o, dall’altra la manualità, intesa come talento: l’attitudine ad ago e forbici che si tramanda da secoli sotto al Vesuvio non può che essere emanazione del genius loci. «Quest’arte a Napoli è nel Dna» sostiene Gianluca Isaia. «Anche i più giovani mostrano subito dimestiche­zza, vengono da famiglie dove le madri e le nonne da sempre cuciono». Oggi il laboratori­o ha sede a Casalnuovo, distretto dove dall’era borbonica si coltiva la tradizione sartoriale partenopea. «Ancora negli anni sessanta su 14 mila abitanti, la metà erano sarti». È nel 1957 che il nonno di Gianluca, Enrico, lascia il capoluogo campano per trasferire l’attività nel comune limitrofo, dopo aver convertito il negozio di tessuti pregiati in sartoria. Le tappe di questa storia, giunta nel 2017 al 60esimo anniversar­io, sono narrate nello short movie girato ad Arese, tra una curva e l’altra, disponibil­e sul sito di Alfa Romeo e sui canali social.

Per una curiosa coincidenz­a vien fuori che la genesi della stessa Alfa Romeo è in quel di Napoli, quando ancora aveva un nome francese, cioè prima che l’imprendito­re Alexandre Darracq decidesse di spostare la produzione al Portello. «L’ho scoperto sfogliando un libro sulla storia della casa automobili­stica e questo mi ha fatto molto piacere» dice il rampollo della famiglia Isaia, che per le autovettur­e nutre una passione precoce. «Imparai a guidare da solo a 14 anni e al momento di prendere la patente mio padre mi aveva già regalato una bella macchina» ricorda. «La usavo per arrivare a scuola guida e parcheggia­vo lì accanto. Ancora oggi, quando sono al volante è il momento in cui riesco a raccoglier­e le idee». Poiché non vi è dubbio che nella cultura materiale di cui è maestro le mani siano fondamenta­li, «ma che si guidi, si faccia la pasta o si confezioni una giacca, l’importante è collegare sempre le mani al cervello».

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