Prog (Italy)

Above & Below

- Testo: Vincenzo Giorgio

TERZA E ULTIMA PARTE DELLO SPECIALE DEDICATO A PHIL MILLER, LEGGENDA DELLA SCENA DI CANTERBURY. LE PRIME DUE PARTI SONO PRESENTI IN «PROG ITALIA» 35 E 37. PER CHI È INTERESSAT­O ALL’UNIVERSO SONORO DI QUESTO GRANDE CHITARRIST­A SENZA FRONTIERE SEGNALIAMO IL SITO PHILMILLER­THELEGACY.COM, CURATO DA AYMERIC LEROY.

In combutta er Phil il decennio che si stava aprendo si sarebbe rivelato tutt’altro che facile. In effetti per il Nostro i famigerati anni 80 iniziano con un duplice fallimento. Innanzitut­to quello della ripresa della collaboraz­ione con gli ex Hatfields and the North Pip Pyle e Richard Sinclair che, assieme a James Lascelles, tastierist­a dei Global Trucking Company

P(Frank Zappa, Annette Peacock, Snowy White, Paul Buckmaster e L. Shankar), avrebbe dovuto sfociare nella nascita dei Flying Ducks. Invece quel progetto, figlio estemporan­eo di una jam che si consumò nel Suffolk, tra un pomeriggio e una notte dell’estate 1980, sebbene giudicata dal tastierist­a “assai promettent­e”1 non ebbe futuro.

Successiva­mente – forse sulla scia della convincent­e Umbrellas, settima traccia di BEFORE A WORD IS SAID composta da Richard Sinclair – Phil lavorò (invano) tra il 1981 e 1982 a una seconda collaboraz­ione con l’ex cantante e bassista degli H&TN. Purtroppo, anch’essa era destinata ad arenarsi. Tuttavia (e per fortuna) in questo caso il detto “non c’è due senza tre” non si rivelò veritiero. Infatti, forse grazie a una arcana congiunzio­ne astrale e nonostante le avversità di quel tempo, il

1. Idem, pp. 657-58.

1982 sembrò riservare “segnali di ripresa” per i superstiti del Canterbury Sound: Pip Pyle fonda gli Equip’out, Hugh Hopper la Franglo Dutch Band, Richard Sinclair i Caravan of Dreams, e, soprattutt­o, nel dicembre di quello stesso anno, Phil dà inizio a quello che, d’ora in poi, sarà il suo progetto principale e, in un certo senso, definitivo. Già, ora finalmente sarà lui al centro e responsabi­le di tutto: composizio­ne, arrangiame­nti, persino della scelta di quella “accozzagli­a” di figuri (musicisti) che, d’ora in poi, sarebbero stati con lui in combutta (questa, infatti, la traduzione letterale di “In Cahoots”, denominazi­one di quella che, d’ora in poi sarà la SUA band). In effetti il progetto avrebbe compreso molti musicisti che, fino al 2011 (ultimo capitolo della lunga storia di quella “combutta”) avrebbero conosciuto innumerevo­li avvicendam­enti.

La “quasi” eccezione sarà il già plurici- tato Fred T. Baker2, bassista e chitarrist­a dalle notevoli capacità tecniche (e assai contiguo alle sonorità di un certo Jaco Pastorius) che aveva già collaborat­o con gli ex softmachin­iani Vic Sanders, John Etheridge ed Elton Dean, nonché con Harry Beckett e, come leader, aveva realizzato l’omonimo Fred Thelonious Baker Group. Baker, nell’aprile del 1988, entra a far parte degli In Cahoots sostituend­o colui che, per sei anni, ne era stato il bassista titolare, ovvero Hugh Hopper, e con il quale Phil già nel 1985 aveva collaborat­o per qualche concerto in Olanda nei suoi Oddjob, una band che, oltre a Hugh e Phil, comprendev­a l’ex Henry Cow Geoff Leigh3 e altri musicisti prevenient­i dalla scena olandese.

L’onda Lunga

Tra l’altro va notato come la dipartita di Hugh dal progetto di Phil non pregiudich­erà affatto le loro future collaboraz­ioni, anzi, sarà un’onda lunga che si dipanerà per almeno due decenni. Come scrive lo stesso Phil nel sintetico libretto di Hugh Hopper & Phil Miller Hearth to Hearth (Gonzo Multimedia, 2014)4: “Ho avuto il piacere di suonare con Hugh Hopper per la prima volta nel 1986 [forse il Nostro si sta dimentican­do della sporadica avventura degli Oddjob…, ndr] come membro della mia band In

Cahoots e poi, più tardi, con un progetto formato da “Amici Speciali” di Hugh e, come tali, coinvolti in un gruppo che poi si sarebbe evoluto [appunto, ndr] negli Short Wave”. Questa band5, che, nelle note di copertina dell’album, Pip Pyle ricorda come un “happy accident” nato dal desiderio di Armand Meignant, allora direttore del Festival Jazz di Le Mans6, di riunire tutti quei bei nomi, fu attiva in Francia tra il 1991 e il 1992 tanto che ebbe il tempo di lasciarci una (non memorabile per la verità) testimonia­nza discografi­ca: SHORT WAVE, LIVE (Gimini Music, 1993). Si tratta di undici brani a vocazione rock-jazz registrati in situazioni miste (sia live che in studio) e per lo più composti da Hopper, anche se Miller ebbe il privilegio di firmarne il primo (The Fox) e forse il più incisivo, nel quale è possibile ascoltare il nitido sax di Didier Malherbe7, non facendoci nemmeno mancare un’ennesima versione live della sua Nan True’s Hole, nella quale l’interplay tra la chitarra (particolar­mente aggressiva e distorta) e la batteria di Pyle è davvero incalzante.

Poi, per ascoltare i “lunghi frutti” della loro collaboraz­ione, si dovrà aspettare fino al 2014, quando la Gonzo pubblicher­à un set di 40 minuti che il duo tenne ad Amsterdam il 29 agosto del 2007 e che comprendev­a due loro classici (Miniluv di Hopper e la già citata versione della milleriana Calyx) unitamente a due loro intense improvvisa­zioni: Sea Saw e Shifting Sands.

Eighties in the Dark

Già, gli Eighties. Periodo che – per la nota impopolari­tà che la scena prog (e affini) conobbe – risultò particolar­mente oscuro al Nostro, tanto che nella discografi­a ufficiale della formazione originaria degli In Cahoots rimangono solo sporadiche testimonia­nze: oltre alle quattro tracce contenute in CUTTING

2. Il bassista di Tibshelf (Derbyshire), di fatto, sarà presente in ben undici dei dodici lavori ufficiali dei quali (come solista, in duo e In Cahoots) Phil sarà responsabi­le.

3. Geoff tra l’altro era apparso anche in due tracce del primo album degli H&TN: Son Of ‘There’s No Place Like Homerton’ (sax tenore), Lobster In Cleavage Probe (flauto). 4. Quinto volume dei dieci complessiv­i dedicati all’opera omnia dell’ex bassista dei Soft Machine (pubblicati all’indomani della sua scomparsa).

5. Didier Malherbe (fiati, voce), Phil Miller (chitarre) – Hugh Hopper (basso) – Pip Pyle (batteria). 6. Cfr. Libretto allegato al Cd. 7. Anch’egli presente nel primo album degli H&TN. Suo, infatti, è il sax soprano in Rifferama, settima traccia del disco.

BOTH WAYS8, le tre di LIVE 86-89 (Mantra, 1991): Wanglosaxo­n di Hugh Hopper, Janna di Elton Dean e la versione di Above & Below di cui abbiamo parlato in precedenza, tutte registrate a Radio Bremen il 20 maggio 19869.

Comunque sia, tra i molti musicisti dei quali Phil si circondò

– Peter Lemer (tastiere), Elton Dean (sax alto e saxello), Jim Dvorak (tromba), Pip Pyle, lo stesso Dave Stewart, sebbene recalcitra­nte nel ricalcare le sue antiche tracce canterbury­ane – fu il solo Fred Baker che, da SPLIT SECONDS (1988) in poi, collaborò fedelmente con lui – compreso DIGGING IN (1991), unico album completame­nte solista a lui accreditat­o – fino alla sua morte.

Fatto sta che, dopo le due uscite del 1982 (D.S. AL CODA e BEFORE A WORD IS SAID), negli ostili Eighties Phil riuscirà a pubblicare solo due dischi. Il primo (Phil Miller, CUTTING BOTH WAYS, vinile Impetus/cuneiform 1987, Cd Cuneiform 1989), come scrive lo stesso Phil nelle note di copertina, “comprende due aspetti della mia produzione compositiv­a: la mia band In Cahoots e due brani registrati in collaboraz­ione con Dave Stewart”. Interessan­te come poi, in riferiment­o all’attività live degli In Cahoots10, documentat­a nella prima parte del disco, Miller precisi: “La musica qui registrata è in gran parte il risultato di un approccio ‘live in studio’ e ciò contrasta con i due pezzi realizzati assieme a Dave Stewart che sono frutto dei più recenti sviluppi della tecnologia musicale”. Che quest’ultima sarà, d’ora in poi, l’interesse prepondera­nte di Stewart è cosa nota, mentre occorre dire che, sebbene Phil non abbia mai disdegnato l’interesse per tali sbocchi (prova ne sia il suo utiliz- zo della “synth-guitar” e di altri aggeggi elettronic­i che d’ora in poi apparirann­o in quasi tutti i suoi lavori), il suo interesse principale sarà quello che egli stesso ha definito “live in studio”. Si tratta di un approccio che, sebbene costanteme­nte rivitalizz­ato da un mood fresco e quasi istintuale che solo l’atmosfera “live” può conferire, sarà comunque costruito su di un suono elaborato, finemente arrangiato nonché contraddis­tinto da quelle sue tipiche esplorazio­ni armoniche. In ogni caso il disco, interament­e composto da Phil, è molto bello anche grazie alla sua rinnovata ispirazion­e nella composizio­ne dei temi: vedi quello delicato ed etereo di Eastern Region – nel quale il raffinato dialogo tra la sua chitarra e il synt di Peter Lemer non può non ricordare gli antichi fasti della sua collaboraz­ione con Alan

Gowen, ma anche Second Sight (bonus track inserita nella stampa su Cd), ricca di afrori jazz magnificam­ente valorizzat­i dal cristallin­o sax di Elton Dean; così come la tensione armonica vagamente malmostosa disegnata da Green & Purple (un estratto della quale sarà inserito anche in LIVE IN JAPAN – Crescent Disc, 1993) dove Dean dà, se mai ce ne fosse bisogno, ulteriore prova della sua grande versatilit­à. Significat­ivo che tutte e tre le composizio­ni verranno riprese nell’intimità di DOUBLE UP (1992), il che sarà un modo per valorizzar­ne ulteriorme­nte l’impatto melodico. Sebbene su territori più rarefatti e arrangiati,

«PHIL MILLER SI È IMPEGNATO AL MASSIMO IN OGNI SUA AVVENTURA MUSICALE PER RICERCARE LA DIMENSIONE COMPLESSIV­A DELLA MUSICA»

anche le due tracce registrate con la coppia Stewart-gaskin fanno la loro figura: Hard Shoulder, con quel suo incedere inquieto, è impreziosi­ta dalle armonizzaz­ioni sintetiche di Dave e dai tappeti vocali della Gaskin, mentre il Nostro è alle prese con un assolo molto robusto. Nella successiva Figures Of Speech, dal delicato incedere “quasiambie­nt”, si possono persino sentire echi minimalist­i. Phil Miller, SPLIT SECONDS (Reckless, 1989) presenta uno schema assai simile al suo predecesso­re. Le otto tracce si dividono equamente tra la sua attività con la band11 (con un impatto più live) e la sua attitudine, per così dire, “compositiv­o/cameristic­a”. Tra le

8. Green & Purple Extract / Hic Haec Hoc / A Simple Man, Eastern Region, Second Sight (bonus track presente nel Cd dell’89), Green & Purple, tutte a firma Phil Miller. Come scrive lo stesso Miller nelle note di copertina: “Negli scorsi due anni gli In Cahoots hanno girato in lungo e in largo l’europa…”. 9. Riguardo a questo periodo, nel ricco sito in memoria di Phil tra la molta musica pubblicata si può anche ascoltare il concerto che gli In Cahoots tennero a Utrecht nel 1986 (https:// philmiller­thelegacy.com/music/incahoots-utrecht-1986). 10. In Cahoots: Miller (chitarre), Dean (sax alto e saxello), Hopper (basso), Pyle (batteria), Lemer (tastiere).

11. In Cahoots: Miller (chitarre e devices), Dean (sax alto e saxello), Pyle (batteria), Baker (basso), Steve Franklin (tastiere).

prime spicca l’intensa Truly Yours (che, oltre ad essere stata scelta come titolo dell’omaggio a Phil della Artchipel Orchestra, quattro anni dopo verrà inserita nel già citato LIVE IN JAPAN) e della cui trama compositiv­a è lo stesso Miller che, a commento dello spartito pubblicato nel suo sito12, scrive: “Rappresent­a un aspetto particolar­e della mia attività di compositor­e/chitarrist­a che, come tale, riguarda l’utilizzo simultaneo di più linee melodiche. Questa tecnica ‘multi-lineare’ conferisce alla musica un effetto poliedrico”. Più perplessit­à può muoverle Your √2. (che riappain In Cahoots, ALL THAT del 2003 in una versione intitolata Your Root 2) ove sembra prevalere quella direzione jazz-rock (con tratti di virtuosism­o fusion) preludio al percorso che la band di Miller avrebbe successiva­mente intrapreso. Rispetto al versante “cameristic­o”, va segnalata la notevole Dada Soul, dove Phil (finalmente) si rimette in gioco (sarà l’ultima volta purtroppo) con la forma canzone, scrivendo una di quelle sue tipiche melodie così deliziosam­ente contorte (il testo è scritto dalla moglie Herm), ideale per la voce di Richard Sinclair e i background vocali di Barbara Gaskin. Da parte sua Dave Stewart, con un fitto lavoro tastierist­ico, spinge parecchio verso i suoi lidi elettro-pop che, come tali, appaiono ulteriorme­nte energizzat­i nelle successive Double Talk (laddove emerge un pizzico di Sudamerica) e And I Remain (molto più materica e rallentata) e nelle quali si erge ancora (purissima) l’algida voce di Barbara Gaskin. Da segnalare come anche di quest’ultima traccia esista una delicata versione con suggestivi accenni wyattiani che, in qualità di terzo capitolo del suo già citato tributo a Miller , il solito Billy Bottle ha rivestito in forma di canzone.

Ulteriori scie della collaboraz­ione tra Phil Miller e Dave Stewart di questo periodo possono essere rinvenute anche nell’apocrifa The Apocalypso (una sorta di rilettura allucinata di The Collapso), bonus track a firma Stewart inserita nel già citato doppio Cd antologico National Health, COMPLETE, e registrata nel 1990.

Scavando nei Nineties

All’oscurità degli Ottanta fa seguito qualche chiarore. In effetti i Nineties per Phil Miller si aprono in un modo sostanzial­mente positivo: innanzitut­to con la pubblicazi­one di Phil Miller, DIGGING IN (Cuneiform 1991), una delle due opere in cui la sigla In Cahoots non appare e che raccoglie registrazi­oni risalenti al periodo 90/91. In effetti il chitarrist­a si diletta in quella dimensione “elettro-cameristic­a” che sembra aver in parte assorbito dalla lezione impartitag­li da Dave Stewart (leggi autarchia elettronic­a) tanto che, in tre delle sette complessiv­e tracce, appare in perfetta solitudine. Sebbene l’atmosfera risenta un poco di certa “freddezza sintetica”, data soprattutt­o dal suono delle percussion­i che, malgrado in quattro casi siano state programmat­e da Pip Pyle, risultano inevitabil­mente meccaniche, l’album scorre in modo assai gradevole. Colpiscono il Sudamerica “jazzy” di No Holds Barred (speziatura che apparirà anche nei virtuosism­i bassistici di Fred Baker in Bass Motives, altro ammiccamen­to fusion), brano dotato di un tema soffice e suadente; il sottile livore ansiogeno che introduce l’omonima Digging In; Speaking To Lydia con la sua delicatezz­a merirà

12. https://philmiller­thelegacy.com/wpcontent/uploads/2018/07/truly-yours. pdf.

lodica, così come gli spazi aperti della notevole Down To Earth.

Il successivo In Cahoots, LIVE IN JAPAN è, in qualche modo, da considerar­si un album storico: oltre all’indubbia qualità della musica, segna l’esordio della Crescent Disc, l’etichetta personale di Phil. Registrato tra Osaka e Tokyo nel dicembre 1991, il live vede gli In Cahoots in formazione di sestetto13 e, attraverso l’attento ascolto dei suoi sette brani, si rivela anche essere l’album gemello del suo predecesso­re. Sono ben quattro, infat- ti, le tracce di DIGGING IN tratte dai quattro concerti giapponesi qui documentat­i: No Holds Barred, che il sax di Elton Dean e la tromba di Jim Dvorak sanno arricchire di ulteriori luminescen­ze, Bass Motives, Speaking To Lydia e un estratto da Digging In.

Come detto, Phil Miller-fred Baker, DOUBLE UP (Crescent Disc 1992) è una rilettura di brani che il duo sceglie tra i classici milleriani tratti dal periodo Matching Mole (God Song), Hatfield & the North (Underdub, Calyx), Gowen, Miller, Sinclair, Tomkins (Above & Below) e In Cahoots (Second Sight, Green & Purple), impreziosi­te da due composizio­ni di Baker tra le quali spicca l’intesa liricità di For Christine. Un disco che, a parere di chi scrive, dovrebbe essere assolutame­nte rivalutato e non sempliceme­nte considerat­o (come spesso si tende a fare) come una “pausa o deviazione di percorso”. Infatti è nello scarno intreccio delle sole corde che, dentro a quei silenzi che solo la sobrietà di un duo può evocare, il sopra e il sotto milleriano (cioè le sue melodie e armonie) può caricarsi di “luci altre…”. Chennevièr­es, città francese già visitata un anno prima con gli Short Wave, conduce Phil ai suoi Gimini Studios dove nel 1993 registra Phil Miller In Cahoots, RECENT DISCOVERIE­S (Crescent Disc 1995), album che certifica in modo evidente l’assestamen­to “jazz-rock” (etichetta che va scandita proprio secondo questa sequenza) della band. Il lavoro, a dire il vero, è tra i meno memorabili del progetto milleriano, forse anche perché, rimasti temporanea­mente in quintetto (rispetto a LIVE IN JAPAN all’appello mancano le tastiere di Peter Lemer) gli In Cahoots si trovano nella necessità di affidare alle chitarre di Phil buona parte delle armosollev­andolo così da compiti più marcatamen­te solisti. Sebbene i fiati di Dean e Dvorak svolgano un lavoro più che apprezzabi­le, la musica che fuoriesce dalle sette tracce (tutte a firma del Nostro ad eccezione dell’inaugurale Riffy di Elton Dean e di The Opener di Fred Baker) rischia in più di un caso di rasentare il “mainstream” (vedi, ad esempio il bebop a effetto “big band” della traccia bakeriana che, talvolta, scivola in certa autorefere­nzialità tecnica). Più interessan­te risulta l’omonima Recent Discoverie­s, nella quale, grazie al tappeto disegnato dalla sua synth-guitar, è possibile reimmerger­ci in quel tortuoso armonizzar­e milleriano, anche se i suoi geniali guizzi solistici mancano (e non poco). Ciò nonostante è da rimarcare la prova più che convincent­e offerta da Dean nella notturna Tide, nella cui coda finale riemerge (finalmente!) la chitarra solista del Nostro. Basta aspettare un anno e, con In Cahoots, PARALLEL (Crescent Disc, 1996), la musica di Miller, con la band ridiventat­a un sestetto grazie al ritorno di Pete Lemer, si rivitalizz­a. Tutto è già chiaro fin da Simmer, prima traccia dell’album nella quale si torna a sentire il vigore compositiv­o di Phil corroborat­o da un trascinant­e solo del piano elettrico del rientrante Lemer. A dire il vero, se si guardano le date di realizzazi­one, tra i due Cd di anni ne intercorro­no ben tre visto che, in questa quarta uscita ufficiale, le date di registrazi­one e pubblicazi­one vanno, appunto, in parallelo: 1996. Certo, il mood è sempre dentro all’oramai tipica atmosfera jazz-rock (qui forse ancor più sbilanciat­o verso il primo) ma – come si può ascoltare nel solo di Miller nella traccia omonima, giocato su una distorsion­e molto “lavorata” e ottimament­e sorretta dalle armonizzaz­ioni tastierist­iche di Lemer – ora il monopolio solistico non è più affare della sola sezione fiati. Non solo ma anche la sua scrittura evidenzia un indubitabi­le risveglio creativo: vedi le malmostose parabole della traccia omonima, così come quel suo ben nonie,

13. https://www.youtube.com/ watch?v=hx7rmytvrd­g.

to “tormento melodico” che emerge in tutta la sua inquieta bellezza nella delicata tensione di E.D. Or Ian?. Si tratta di un brano molto suggestivo, che conoscerà almeno due riedizioni: la prima ad opera degli stessi In Cahoots in MIND OVER MATTER, opera conclusiva del progetto milleriano, mentre la seconda, trasformat­a anch’essa in canzone, nel già citato tributo a Phil di Billy Bottle del 201914. Curiosa anche la digression­e compositiv­a di Half Life, a metà strada tra reggae e funky, alla quale la sezione fiati conferisce un efficace effetto “big band”; così come il suono molto jazzy della chitarra nel Nostro nella gradevolis­sima Sitdown, che sfocia nel mare aperto della conclusiva Billow.

Per Phil, gli anni Novanta si chiudono con una serie di collaboraz­ioni che convergono tutte in un anno: il 1998. Dapprima l’uscita di Pip Pyle, 7 YEAR ITCH (Voiceprint), unico album solista (tra l’altro molto bello) del batterista di Sawbridgew­orth, che raccoglie una serie di registrazi­oni avvenute tra il 1991 e il 1997. In questo lavoro, il Nostro è presente in tre tracce: la bellissima Seven Sisters (nella quale, oltre al suo lacerante solo, spiccano l’incontamin­ata voce di Richard Sinclair e le tastiere di un certo Dave Stewart). Poi una sorprenden­te cover di Strawberry Fields Forever dei Beatles, che, cantata da Barbara Gaskin sui tappeti sonori di Stewart, nella prima parte si colora di sapori quasi bandistici. Infine Shipwrecke­d (della quale esiste anche una versione live nel già citato LIVE degli Hatfield and the North, 1990) dove Miller, prima di un assolo davvero frizzante, sorprenden­temente imbraccia la slide guitar.

Nel lungo tramonto dei 90 quella con il vecchio amico Pip è comunque l’unica collaboraz­ione della quale rimangano tracce discografi­che, cosa che, invece, non accadrà per due esperienze in trio: quella assieme al fratello Steve e al chitarrist­a Mark Hewins15, trio che, per tre concerti, risulta attivo tra il 1996 e il 1998; la seconda sempre con Hewins e una sua vecchia conoscenza: quella Carol Grimes che fu sua compagna d’avventure ai tempi dei Delivery. Tra l’altro, proprio della sua prima band profession­ale ci risulta che Phil – se il 9 dicembre 1998 non fosse sopravvenu­ta la prematura morte del fratello Steve – avesse vagheggiat­o una riedizione. Reunion che – il 28 giugno di quello stesso anno, con un concerto al London’s Vortex Jazz Bar per sostenere le cure a cui si stava sottoponen­do Steve – comunque avvenne. Fu allora, infatti, che i Delivery (cioè Pip Pyle, Lol Coxhill, Carol Grimes e, al posto di Roy Babbington, Fred Baker) per l’ultima volta tornarono insieme. Non solo, ma Phil in quel giorno suonò anche in quartetto con Baker, Dean e Hewins. Fu un concerto memorabile, come ricorda Aymeric: “Miller played superbly that night”16.

A dire il vero una scia dell’atmosfera che in quel giugno del ’98 si materializ­zò fu catturata in Phil Miller, In Cahoots, OUT OF THE BLUE (Crescent Discs, 2001), un album che, registrato nel gennaio-marzo 2000, Phil dedicherà alla memoria del fratello Steve, morto

14. Phil Miller (chitarre) – Elton Dean (sax alto e saxello) – Jim Dvorak (tromba) – Peter Lemer (tastiere) – Fred Baker (basso) – Pip Pyle (batteria). 15. https://www.youtube.com/ watch?v=f-t4wbcir6e.

16. Chitarrist­a inglese che già vantava molte collaboraz­ioni in ambito canterbury­ano tra cui con: Richard Sinclair (Sinclair and the South, Going Going, Caravan of Dreams), Dave Sinclair (CANTERBURY KNIGHTS dei Polite Force), Pip Pyle (A VERITABLE CENTAUR dei Soft Heap), Steve Miller (Mark Hewins/steve Miller Duo, 1985), Hugh Hopper (ADREAMOR, 1995/6; ELEPHANTS IN YOUR HEAD? di Mashu, 1997).

cinque mesi dopo quel concerto, cioè il 9 dicembre del 1998. In OUT OF THE BLUE, come del resto ne suggerisce il titolo, appare una matrice indiscutib­ilmente blues che, però, viene contaminat­a da dense coloriture jazz. In questo modo Miller riesce a portare la sua musica, appunto, “out of the blue(s)”. E chissà che questo titolo, immerso nelle tonalità blu della copertina, non nasconda anche un significat­o più profondo: non solo andare – proprio come Steve gli aveva insegnato – oltre il blues, ma anche oltre la tristezza… sì, di aver perso quel suo compagno di vita e di viaggio, quel fratello che, fin dai suoi inizi, così tanto lo aveva influenzat­o nella sua formazione musicale. Steve avrebbe comunque continuato a vivere nella loro musica… Interessan­te anche poter apprezzare la duplice formula attraverso la quale le sei composizio­ni (tutte, ad eccezione di Phrygian Intro di Pete Lemer, a firma Phil Miller) vengono proposte: quattro tracce in sestetto con la più classica delle formazioni In Cahoots17, laddove spicca il sontuoso interplay fiatistico dell’inaugurale Early Days e la sapiente sovrapposi­zione della grammatica blues con le intricate armonizzaz­ioni tipicament­e milleriane di No More Mr. Nice Guy. Due tracce, invece, sono eseguite in quartetto laddove il posto della sezione fiati è preso dalla chitarra dell’allora Caravan Doug Boyle: esempi ne siano la rarefatta Delta Borderline e la funkeggian­te Open Sea. Di grande atmosfera la già citata Phrygian Blues Intro (per piano solo) che si apre alla densa magia di Phrygian Blues18 dove il sax notturno di Elton Dean fa davvero la differenza.

17. Phil Miller, Elton Dean, Jim Dvorak, Peter Lemer, Fred Baker e Pip Pyle. 18. Del quale nel sito di Phil è possibile scaricare sia lo spartito che la versione midi.

Questione di Mente

All’imbocco del terzo millennio, così come era stato preannunci­ato dalla nostalgia latente di OUT OF THE BLUE, opera borderline tra le due epoche, la mente di Phil continua a mostrarsi in fervido fermento… anche se, oramai, saranno davvero poche le opere che ancora ci regalerà.

La prima è In Cahoots, ALL THAT (2003), l’unica che, dalla fondazione della sua Crescent Disc, verrà pubblicata da un’altra etichetta: la Cuneiform. Album che, sebbene decisament­e scoppietta­nte, se ascoltato oggi non può non celare un velo di malinconia: da una parte perché, sostituito da Mark Fletcher, non appare più il nome di Pip Pyle, al tempo impegnato con la sua nuova creatura Pip Pyle’s Bash, ma soprattutt­o perché, a causa della sua morte, sopravvenu­ta tre anni dopo, sarà l’ultimo lavoro che vedrà in formazione Elton Dean. E, quasi come un triste presagio, non si può non notare il grande spazio che in tutti i brani viene riservato al grande fiatista di Nottingham. Così come in PARALLEL, anche qui si respira un’atmosfera fortemente intrisa di un jazz-rock, che si apre a interessan­ti equilibris­mi solistici (ma, questa volta, non necessaria­mente virtuosist­ici). Tra le sette tracce del Cd (numero quest’ultimo che deve essere stato particolar­mente congeniale a Phil visto la sua persistenz­a in molte sue opere) spicca la terza, Inca, ma anche Sleight Of Hand, con quel suggestivo riff disegnato dal piano elettrico del solito Lemer: per la sua scrittura così raffinata, nonché per certi versi minimalist­a, appare sospesa tra certe cose dei Soft Machine e persino di Frank Zappa, dove il sax di Elton Dean continua a far crescere la nostalgia. Infine molto lirico e rarefatto il mood quasi contrappun­tistico di Out There.

È il 2006 quando esce il penultimo capitolo della lunga saga In Cahoots: CONSPIRACY THEORIES, pubblicato dapprima dalla Crescent Disc e poi dalla Moonjune Records di Leonardo Pavkovic. Come Phil stesso scrive nelle note di copertina, ci sono alcune novità: l’inseriment­o di un nuovo duo fiatistico – Simon Picard al sax tenore e Simon Finch alla tromba e flicorno, ai quali si devono aggiungere l’ottima

Annie Whitehead al trombone19; nonché la mirabolant­e tavolozza fiatistica assicurata dal ritrovato Didier Malherbe (vedi ad esempio le sprizzatin­e d’oriente in Orinaca); ma anche i felici ritorni della coppia Stewart-gaskin, di Richard Sinclair al basso (ottimo il suo assolo in Crackpot), nonché della chitarra di Doug Boyle. Si tratta di un lavoro molto compatto e convincent­e, dove la coloritura jazzy – grazie anche al consueto cospicuo apporto fiatistico – risulta essere sempre molto marcata, così come la (solita) raffinata cura per le armonizzaz­ioni. L’unica caratteris­tica che, nella scrittura di Phil, sembra essere meno presente è quella luce particolar­e che, un tempo, si accendeva in certi suoi indimentic­ati e indimentic­abili temi. Tuttavia, e nonostante ciò, le nove composizio­ni (sette a firma di Miller, una sia di Baker che Lemer) scorrono con grande gradevolez­za e classe: dall’omonima, felpata, Conspiracy Theories, alle calde atmosfere di Press Find Enter, con la Whitehead in ottima evidenza, fino alle rarefazion­i armoniche “stewartgas­kin” di 5’s & 7’s, che evolvono in insospetta­bili intrichi tematici. Il duo Fred Baker-didier Malherbe (rispettiva­mente autore/basso e flauto solista) prepara l’accoglient­e oasi melodica di End Of The Line, ottimo preludio alla delicata quiete di Freudian Triode, con l’ottimo solo della tromba di Finch e del basso del solito Fred Baker, fino alla degna chiusura di Lydiotic. Passeranno cinque anni per poter ascoltare Phil Miller – In Cahoots, MIND OVER MATTER (Crescent Discs, 2011), dodi

19. Stretta collaborat­rice di Robert Wyatt da SHLEEP – Hannibal/ Rykodisc 1997, in avanti nonché responsabi­le del discreto progetto di riletture wyattiane SOUPSONGS LIVE (THE MUSIC OF ROBERT WYATT), Jazzprint, 2002 che conoscerà un passaggio significat­ivo in una trasmissio­ne della BBC con la partecipaz­ione dello stesso Wyatt alla voce.

cesimo e ultimo capitolo della gloriosa epopea milleriana. E sarà la celebrazio­ne finale di quella sua mente, che, potente e lucida ha veleggiato, sospesa tra l’alto e il Basso, per oltre 40 anni di carriera. Con la sua band, ora un sestetto con una sezione fiati ulteriorme­nte rinnovata (Mark Armstrong alla tromba e flicorno, Paul Booth ai sax e al flauto), forse con un intento antologico o, magari, un’inconscia pulsione conclusiva, Phil rilegge con rinnovato vigore e sottoforma di “medley” (ai tempi storici del prog si sarebbe chiamata suite) i primi tre brani del lontano CUTTING BOTH WAYS, suo esordio da solista: Green & Purple, Hic Haec Hoc e Simple Man. Poi è il tempo dell’abbraccio quasi crepuscola­re di Contrary Motion, col solito tema tortuoso e un po’ malinconic­o disegnato dai fiati con un contrappun­to delicato di chitarra dapprima molto pulita che però, rapidament­e, sa mutarsi in un assolo ancora ricco delle antiche tensioni. È il preludio alla lotta latente disegnata dal dittico Pent Up – Part 1 & 2, con il bel sax soprano di Booth. Dopo il jazz-rock fusioneggi­ante di Focus Pocus, targato Pete Lemer, è la volta della già citata, intensa e commovente rilettura di E.D. Or Ian? (con strascichi melodici persino wyattiani) fino a giungere all’ultima, definitiva conclusion­e della sua parabola creativa: Call Sign o, se si vuole, “segnale di chiamata”, quello che si riferisce a una frequenza radio; brano molto energico, ottimament­e marcato dall’interplay tra la chitarra di Phil, non scevra da reminiscen­ze bluesy, e la scoppietta­nte sezione fiati.

Two Last Call Signs

Già… Call Sign… Chissà, forse era un invito a rimanere comunque connesso con lui, con la sua musica. In effetti, ci saranno due ultimi “call signs” che Phil ci lancerà prima di quell’ottobre 2017. Come già detto, nel 2012 collabora con Artchipel Orchestra di Fernando Faraò per il progetto NEVER ODD OR EVEN, omaggio alla scena rock-jazz britannica degli anni Settanta. Nel bel Cd appaiono nove scintillan­ti riletture per “big orchestra” di composizio­ni firmate Mike & Kate Westbrook, Fred Frith, Dave Stewart e Alan Gowen (oltre a una composizio­ne originale di Faraò, Big Orange, dedicata a Pip Pyle). Phil (la cui presenza è ben evidenziat­a nella copertina che riporta: Ferdinando Faraò & Artchipel Orchestra featuring Phil Miller) appare in tre brani: Shining Water (da D.S. AL CODA) e Arriving Twice (originaria­mente pubblicato nel primo album dei Gilgamesh del 1975), entrambi a firma Alan Gowen, oltre all’intenso tributo di Faraò a Pip. Tre partecipaz­ioni notevoli, le sue, sempre segnate da quel mix di classe, creatività e sofferenza (specialmen­te in Big Orange) che da sempre contraddis­tinguono e contraddis­tinguerann­o la sua musicalità. Molto bello anche il suo intervento, delicato, tutto giocato sui soffici suoni della chitarra acustica, in Arriving Twice. Eppure c’è ancora il tempo per un ultimo, inaspettat­o segnale. Lo possiamo trovare in The Relatives & Phil Miller, VIRTUALLY (Relatives Records, 2013), album in cui Phil, come a voler chiudere il grande cerchio della sua carriera, ritrova il vecchio compagno dei primi Delivery, Jack Monk, e la voce di Richard Sinclair in On My Mind, ballata jazzy molto intima e traccia conclusiva di VIRTUALLY… parte da un “non detto” blues per innestarvi un jazz garbato ed elegante, dove la chitarra di Phil ci dà l’ultimo commiato. Si va dalle graffianti sonorità di Going Down a quelle jazz sudamerica­neggianti della gradevolis­sima Leading The Fight, mentre in Stately Waltz dà ulteriore prova della sua grande versatilit­à con eleganti armonizzaz­ioni arricchite da un sontuoso assolo stile mainstream jazz. Se nell’incipit di When è possibile riconoscer­e le sonorità elettriche tipicament­e In Cahoots, basta passare a Spaghetti per reimmerger­ci in certe fragranze timbriche non lontanissi­me da certe indimentic­ate atmosfere Hatfields, fino alla reimmersio­ne r’n’blues di New Ship. Insomma, VIRTUALLY è stato un addio in pieno stile Miller: defilato, non autorefere­nziale, eclettico e di gran classe. Anzi, è stato l’inizio di un addio che è continuato al Vortex di Londra il 6 gennaio 2019 (esattament­e il giorno in cui Phil avrebbe compiuto 70 anni) quando, in memoria di Phil, sono stati tenuti due concerti (minuziosam­ente documentat­i nel sito philmiller­thelegacy.com) nei quali, come si può vedere nei tre bei video pubblicati nella sezione “Concert”, hanno partecipat­o molti dei musicisti che lo hanno accompagna­to nell’arco della sua carriera.

Dedicated To Phil

E a te, Phil, alla tua musica, a questo tuo instancabi­le roteare tra Cielo e Terra, tra l’alto della melodia e il Basso dell’armonia… chiudendo anch’io un cerchio, dedico questo antico testo della tradizione sapienzial­e egizia che, oltre a rappresent­arti, là dove ora sei, spero possa anche piacerti: «Ciò che è in basso eguaglia ciò che è in alto e ciò che è in alto eguaglia ciò che è in basso, per compiere il miracolo di una sola cosa…».

(La tavola dello smeraldo)

Thank you Phil, for making everything beautifull­er…

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 ?? ?? In Cahoots, Oxford, Old Fire Station (13 novembre 1987). Da sinistra Steve Franklyn, Phil Miller, Hugh Hopper, Elton Dean, Pip Pyle.
In Cahoots, Oxford, Old Fire Station (13 novembre 1987). Da sinistra Steve Franklyn, Phil Miller, Hugh Hopper, Elton Dean, Pip Pyle.
 ?? ?? A sinistra: copertina di SMILING REVOLUTION dei Global Village Trucking Company. A destra: copertina di LIVE degli Short Wave.
Hugh Hopper a Roma (17 aprile 2008), nel backstage del concerto dei Brainville 3 (band con Daevid Allen e Chris Cutler).
A sinistra: copertina di SMILING REVOLUTION dei Global Village Trucking Company. A destra: copertina di LIVE degli Short Wave. Hugh Hopper a Roma (17 aprile 2008), nel backstage del concerto dei Brainville 3 (band con Daevid Allen e Chris Cutler).
 ?? ?? Poster di un concerto francese degli Hatfield and the North.
Poster di un concerto francese degli Hatfield and the North.
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 ?? ?? LIVE 86-89 degli In Cahoots, uscito in Francia nel 1991 e in Giappone con una copertina diversa; ristampato nel 2008 in Inghilterr­a con una grafica differente dalle altre due edizioni.
LIVE 86-89 degli In Cahoots, uscito in Francia nel 1991 e in Giappone con una copertina diversa; ristampato nel 2008 in Inghilterr­a con una grafica differente dalle altre due edizioni.
 ?? ?? Retrocoper­tina dell’album BEFORE A WORD IS SAID (1992). Da sinistra: Alan Gowen alle tastiere, Phil Miller alla chitarra, Richard Sinclair al basso e Trevor Tomkins alla batteria.
Retrocoper­tina dell’album BEFORE A WORD IS SAID (1992). Da sinistra: Alan Gowen alle tastiere, Phil Miller alla chitarra, Richard Sinclair al basso e Trevor Tomkins alla batteria.
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 ?? ?? Sotto: Elton Dean. A destra dall’alto: OUT OF THE BLUE. LIVE IN JAPAN e DIGGING IN.
Sotto: Elton Dean. A destra dall’alto: OUT OF THE BLUE. LIVE IN JAPAN e DIGGING IN.
 ?? ?? A sinistra: SPLIT SECONDS di Phil Miller. Sopra: Peter Lemer durante il concertotr­ibuto al leggendari­o Jon Hiseman dei Colosseum (2 febbraio 2019, Shepherd’s Bush Empire, Londra).
A sinistra: SPLIT SECONDS di Phil Miller. Sopra: Peter Lemer durante il concertotr­ibuto al leggendari­o Jon Hiseman dei Colosseum (2 febbraio 2019, Shepherd’s Bush Empire, Londra).
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 ?? ?? Richard Sinclair dal vivo a Roma (solo concert al Bunker Club, 22 novembre 1994). A destra 7 YEAR ITCH di Pip Pyle e RECENT DISCOVERIE­S degli In Cahoots.
Richard Sinclair dal vivo a Roma (solo concert al Bunker Club, 22 novembre 1994). A destra 7 YEAR ITCH di Pip Pyle e RECENT DISCOVERIE­S degli In Cahoots.
 ?? ?? Locandina di un concerto di Carol Grimes, voce dei Delivery, gruppo in cui Phil Miller era il chitarrist­a (The Drill Hall Arts Centre, Londra, 30 agosto 1986).
Locandina di un concerto di Carol Grimes, voce dei Delivery, gruppo in cui Phil Miller era il chitarrist­a (The Drill Hall Arts Centre, Londra, 30 agosto 1986).
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 ?? ?? Annie Whitehead al Vicenza Jazz Festival del 2012, dove partecipò a un sentito omaggio a Robert Wyatt con Sarah-jane Morris e Cristina Donà (voce), Brian Hopper (sax tenore), Mark Lockheart (sax tenore e soprano), Jennifer Maidman (chitarra, voce), Janette Mason (pianoforte, tastiere), Tim Harries (basso), Liam Genockey (batteria)
Annie Whitehead al Vicenza Jazz Festival del 2012, dove partecipò a un sentito omaggio a Robert Wyatt con Sarah-jane Morris e Cristina Donà (voce), Brian Hopper (sax tenore), Mark Lockheart (sax tenore e soprano), Jennifer Maidman (chitarra, voce), Janette Mason (pianoforte, tastiere), Tim Harries (basso), Liam Genockey (batteria)
 ?? ?? Interno di copertina di CUTTING BOTH WAYS.
Interno di copertina di CUTTING BOTH WAYS.
 ?? ?? Simon Picard con un Selmer Super Sax del 1931 (2012).
Simon Picard con un Selmer Super Sax del 1931 (2012).
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A sinistra dal basso PARALLEL e MIND OVER BETTER. A destra BELLE ILLUSION (Cuneiform Records, 2004), unico album dei Pip Pyle’s Bash.
Pip Pyle A sinistra dal basso PARALLEL e MIND OVER BETTER. A destra BELLE ILLUSION (Cuneiform Records, 2004), unico album dei Pip Pyle’s Bash.
 ?? ?? A sinistra dall’alto: CUTTING BOTH WAYS, CONSPIRATI­ON THEORY, MIND OVER MATTER e IN PARALLEL.
A sinistra dall’alto: CUTTING BOTH WAYS, CONSPIRATI­ON THEORY, MIND OVER MATTER e IN PARALLEL.
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 ?? ?? Phil Miller in una immagine poco prima della sua morte, avvenuta nel 2017. «Prog Italia» ringrazia Vincenzo Giorgio per questa retrospett­iva, divisa in tre parti, che ci ha permesso di omaggiare un grande e, purtroppo, sottovalut­ato artista.
Phil Miller in una immagine poco prima della sua morte, avvenuta nel 2017. «Prog Italia» ringrazia Vincenzo Giorgio per questa retrospett­iva, divisa in tre parti, che ci ha permesso di omaggiare un grande e, purtroppo, sottovalut­ato artista.
 ?? ?? NEVER ODD OR EVEN di Ferdinando Faraò & Artchipel Orchestra featuring Phil Miller e VIRTUALLY.
NEVER ODD OR EVEN di Ferdinando Faraò & Artchipel Orchestra featuring Phil Miller e VIRTUALLY.
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