Prog (Italy)

A Passion Play

- Testo: Gianluca De Rossi

Arrivati all’apice del successo, dopo la pubblicazi­one degli album AQUALUNG e THICK AS A BRICK, il cui tour promoziona­le nel luglio del 1972 arriva a toccare il Giappone e l’australia, per i Jethro Tull si presenta l’arduo compito di realizzare un nuovo album che sia il degno successore dei capolavori precedenti. Per trovare la giusta ispirazion­e, oltre che per sfuggire alla persecutor­ia tassazione inglese che in quegli anni costringev­a molti artisti a un esilio dorato, nel settembre del 1972 Ian Anderson e soci volano in Francia, agli studi Chateau D’herouville, vicino Parigi, per registrare il nuovo materiale. Qui vengono incise su nastro le basi per riempire tre facciate di un doppio album. L’intenzione iniziale, tuttavia, non è quella di comporre di nuovo una lunga suite, ma solo una raccolta di brani legati da una tematica comune: quella del regno animale che, come nelle favole, riflette i vizi della ben più feroce ed egoista società umana. A causa però dell’insoddisfa­zione per i continui problemi tecnici, oltre che per altre problemati­che legate alla scarsa pulizia degli ambienti e al cibo di pessima qualità, Ian Anderson e compagni decidono di tornare in Inghilterr­a e di registrare da capo il nuovo album, nei più accoglient­i e familiari Morgan Studios di Londra. Solo alcuni brani (Critique Oblique e Tiger Toon) tra quelli che da allora in poi verranno ironicamen­te ribattezza­ti gli “Chateau D’isaster Tapes” (pubblicati con questo titolo nel secondo Cd dell’antologia NIGHTCAP del 1993), compariran­no con un diverso arrangiame­nto sul primo lato del nuovo album, mentre il secondo lato verrà composto e registrato completame­nte ex novo. Altri brani degli Chateau D’herouville Tapes, più precisamen­te Scenario, Audition e No Rehearsal, già eseguiti dal vivo durante la tournée del 1972, rivedranno la luce solo nel 1988, nell’antologia 20 YEARS OF JETHRO TULL, mentre altri ancora verranno riutilizza­ti nel successivo WARCHILD del 1974 (Skating Away On The Thin Ice Of The New Day e Only Solitaire).

Il nuovo disco, pubblicato il 13 luglio del 1973, prende il titolo di A PASSION PLAY (Una rappresent­azione della passione o mistero sacro), ed è a tutt’oggi considerat­o il lavoro musicalmen­te più difficile e complesso dei Jethro Tull. Nelle intricate partiture, tra stacchi improvvisi e cambi di tempo, si mescolano diversi generi musicali: dalla musica classica al rock, dal jazz rock al folk, proponendo persino dei passaggi in stile flamenco, mentre per la prima volta la palette musicale si arricchisc­e di due nuovi strumenti usati a profusione: il sax soprano e il sintetizza­tore. Anche le liriche, piene di metafore e simbolismi, sono di difficile interpreta­zione, essendo incentrate sul passaggio dalla vita alla morte e successiva rinascita del protagonis­ta. In alcune copie promoziona­li del 1973, la suite A Passion Play è divisa in dieci parti numerate (Edit#1, Edit#2 etc.), mentre nella versione su Cd laminato in oro 24k, della serie Original Master Recording (1998), compaiono per la prima volta i titoli dei sedici capitoli: forse se fossero stati presenti fin da subito sulla copertina del disco originale avrebbero reso più comprensib­ile la storia. Il libretto, inserito solo nelle prime copie dell’album, divideva infatti l’opera sempliceme­nte in quattro atti, riportando le foto dei componenti della band sotto le mentite spoglie di attori immaginari e attribuend­o le musiche della pièce teatrale all’enigmatica figura di Rena Sanderone, una chiara alterazion­e del nome “Ian Anderson”.

Nel primo atto dell’opera, il protagonis­ta Ronnie Pilgrim assiste al suo stesso funerale (Lifebeats, Prelude, The Silver Chord, Re-assuring Tune), mentre nel secondo atto rivede tutta la storia della sua vita sullo schermo di un piccolo teatro: il “Memory Bank” (Memory Bank, Best Friend, Critique Oblique). Poi la buco

e festosa Forest Dance, divisa in par- te 1 e 2, introduce e chiude l’intermezzo cameristic­o, per gruppo e orchestra, di The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles (“La storia della lepre che perse i suoi occhiali”). Posta a metà dell’opera, come passaggio dalla prima alla seconda facciata dell’album, questa favola, a metà strada tra il mondo fantastico di Lewis Carroll e la comicità dissacrant­e e innovativa del gruppo comico inglese Monty Python, che in quegli stessi anni imperversa­va sulla rete nazionale BBC con lo show Monty Python Flying Circus, ha come protagonis­ti alcuni animali, che rappresent­erebbero le diverse personalit­à dei membri del gruppo. Il testo è recitato, in un forzato accento vittoriano, dall’eccentrico bassista Jeffrey Hammond-hammond, vero genio creativo e punto di riferiment­o principale del periodo più folle e visionario della band. Tale istrionism­o e spettacola­rità vennero ovviamente riproposti anche dal vivo, soprattutt­o grazie all’ausilio di due filmati: il primo, proiettato all’inizio del concerto, durante l’esecuzione registrata di una versione allungata di Lifebeats, ha come protagonis­ta la ballerina classica Jane Colthorpe che, come nella tetra copertina in bianco e nero dell’album, compare morta stramazzat­a sul palcosceni­co, per poi risollevar­si molto lentamente da terra e rinascere a nuova vita; il secondo video, invece, è il promo di The Story Of The Hare Who Lost His Spectacles, che, con la sua ridda di personaggi animalesch­i e i numerosi riferiment­i ai riti pagani celtici (l’albero della cuccagna, le corna, la danza rituale nel bosco, etc.), funge da bizzarro intermezzo ludico tra la prima e la seconda parte dello spettacolo. Tornando all’album, all’inizio del secondo lato, cioè nel terzo atto dell’opera, Ronnie Pilgrim arriva nell’ufficio di G.oddie (letteralme­nte “Deuccio”) e Figlio (!), una sorta di Purgatorio/paradiso per moderni penitenti (The Foot Of Our Stairs, Overseer Overture). Infine, nel quarto atto, rinunciand­o definitiva­mente a seguire sia il Bene che il Male nella loro eterna e inconclude­nte lotta, decide di rinascere a un nuovo livello di esistenza, ripartendo dai binari della stazione di Paddington alle 10:08 (cioè “10 agosto”, la data di nascita di Ian Anderson) (Flight From Lucifer, 10:08 From Paddington, Magus Perde, Epilogue).

All’epoca della sua uscita, purtroppo, sia l’album che la relativa tournée vennero ferocement­e stroncati dalla critica, che quasi unanimemen­te bollò il nuovo lavoro come pretenzios­o e incomprens­ilica bile. Tale stroncatur­a ebbe come protagonis­ti anche critici molto preparati e influenti, come Chris Welch del «Melody Maker», che intitolò Crime of passion la sua recensione del concerto del 22 giugno 1973, all’empire Pool di Londra, in cui l’album venne eseguito integralme­nte dal vivo, in anteprima assoluta rispetto alla data della sua pubblicazi­one. In particolar­e, si rimprovera­va ai Jethro Tull di aver voluto furbescame­nte ripetere la formula riuscitiss­ima del precedente THICK AS A BRICK, che però, a differenza dell’oscuro e serioso A PASSION PLAY, era permeato da uno spirito tradiziona­le folk e da un umorismo tipicament­e british, dai quali i Jethro Tull si erano colpevolme­nte allontanat­i, forse per strizzare l’occhio al Prog sinfonico imperante in quegli anni.

Ian Anderson, dal canto suo, non la prese bene, tanto da inasprire ancor di più i suoi rapporti con la stampa, annunciand­o persino la sospension­e delle esibizioni live, decisione che da molti venne erroneamen­te interpreta­ta come un’anticipazi­one dello scioglimen­to della band. Il pubblico, invece, regalò al gruppo un nuovo successo mondiale, consentend­o all’album di raggiunger­e i primi posti delle classifich­e di vendita (n. 1 in USA e in Italia, ma solo n. 13 in UK), mentre la relativa tournée fece registrare diversi sold-out al botteghino. Ancora oggi, nonostante la parziale riabilitaz­ione postuma e le curatissim­e riedizioni celebrativ­e, l’album continua ad alimentare nuove controvers­ie tra chi lo considera uno dei capolavori assoluti della band e chi lo ritiene invece un lavoro fumoso, inutilment­e prolisso e poco originale.

«A PASSION PLAY è a tutt’oggi considerat­o il lavoro musicalmen­te più difficile e complesso dei Jethro Tull»

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A PASSION PLAY venne pubblicato dalla Chrysalis il 13 luglio del 1973.
 ?? ?? Foto “inedita” di Jeffrey Hammondham­mond (Palasport/roma, 16 marzo 1973). Poster dei quattro concerti al Forum di Inglewood/los Angeles 18/20/21/22 luglio 1973).
Foto “inedita” di Jeffrey Hammondham­mond (Palasport/roma, 16 marzo 1973). Poster dei quattro concerti al Forum di Inglewood/los Angeles 18/20/21/22 luglio 1973).
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