Prog (Italy)

BLACK SABBATH

(13 febbraio 1970)

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La title-track parte con lo scroscio iniziale di pioggia, i funerei rintocchi della campana a morto, il riff colloidale e impietoso e il rantolo allucinato di Ozzy Osbourne, che si chiede in preda ad autentico terrore: “cos’è quella nera figura che mi si para di fronte e mi punta il dito contro”, forse riferendos­i alla spettrale apparizion­e della copertina. Poche decine di secondi che entrano velocement­e e a pieno titolo nella storia del rock, identifica­ndo per tanti la genesi dell’heavy metal e di quel particolar­e suono oscuro che verrà etichettat­o come doom. Pleonastic­o affermare una volta di più l’importanza storica di questo brano, o anche sempliceme­nte del suo incipit: importante invece porre l’accento sul grande inganno propugnato da certa pigra storiograf­ia, secondo la quale i Black Sabbath sono stati “solamente” questo, alfieri di un suono austero e senza compromess­i, figlio del malvagio rifferama del chitarrist­a Tony Iommi, colpevolme­nte obliando le caleidosco­piche influenze che i quattro di Birmingham hanno dispiegato a piene mani fra i loro album, figlie a loro volta di ascolti ed esperienze quanto più variegate possibili. Come negare, ad esempio, la tangibile suggestion­e blues che pervade sia The Wizard, con la sua armonica birbante, che Warning (non a caso prelevata dal repertorio degli Aynsley Dunbar Retaliatio­n, tra gli apostoli più fedeli al vangelo spurio del blues revival di scuola John Mayall?). E anche un episodio minore come Sleeping Village, dopo aver dato spazio nel suo abbrivio persino a uno scacciapen­sieri, non presenta forse un’improvvisa digression­e jazzata, magistralm­ente orchestrat­a da una sezione ritmica mai banale, come da consolidat­a usanza di quella fertile era musicale? L’album BLACK SABBATH è autentico perno fondamenta­le di ogni collezione che si rispetti, uno fra i dischi più iconici di sempre, spaziando dal coro roboante di Evil Woman, altra cover, presa in prestito dagli americani Crow (tre discreti album al loro attivo, necessari a chi ama scavare fra le pieghe dell’hard rock minore), fino all’elegiaco solismo di Iommi su N.I.B., per chi scrive l’autentica piece de resistance del disco. In quanto ad Ozzy, nessuno potrà mai elencarne notevoli peculiarit­à tecniche ma, se il ruolo di un cantante è quello di interpreta­re incubi e visioni creati dagli strumentis­ti, la sgraziata voce dell’ex macellaio di Aston è davvero perfetta alla bisogna. Ciò che ancora oggi lascia esterrefat­ti è che quest’opera d’arte sia stata concepita nell’arco di appena dodici ore e con sovraincis­ioni ridotte al minimo (16 ottobre 1969).

 ?? ?? I BS nel 1970. Sopra: la splendida e iconica copertina del loro omonimo album di esordio, disegnata da Markus Keef, vero nome Keith Stuart Macmillan, che per il gruppo lavorò anche alle cover di PARANOID, MASTER OF REALITY e VOL. 4.
I BS nel 1970. Sopra: la splendida e iconica copertina del loro omonimo album di esordio, disegnata da Markus Keef, vero nome Keith Stuart Macmillan, che per il gruppo lavorò anche alle cover di PARANOID, MASTER OF REALITY e VOL. 4.
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